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Bavagli e libertà

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È una patente poco edificante, quella che la Ong con sede a Washington, Freedom House, assegna all’Italia in tema di libertà. Freedom House è solita stabilire, con punteggi da 1 a 7 (massimo e minimo) i valori alle libertà e ai diritti fondamentali degli Paesi del mondo e, analizzando nel suo ultimo rapporto lo stato dei diritti politici, ha abbassato la valutazione da 1 a 2. La motivazione risiede nella corruzione, una «diffusa, capillare, continua, grande e piccola corruzione, specialmente nelle regioni italiane del sud». Evidentemente, dopo più di vent’anni dall’esplosione dello scandalo di Tangentopoli il nostro Paese rimane vittima di un sistema non solo disonesto ma inefficiente che, secondo la Corte dei conti, fa lievitare il costo delle opere pubbliche del 40% rispetto al prezzo di mercato, danneggiando gravemente i conti dell’Erario. 

Freehom House, da anni, tiene sotto controllo anche lo stato della libertà di stampa: notoriamente, nell’ultimo ventennio, il suo giudizio ha fatto aggiungere l’Italia alla schiera dei Paesi semiliberi, talaltra – nei momenti più floridi – all’elenco dei “sostanzialmente liberi”. Attualmente, l’Italia di FH è partly free, parzialmente libera, al 69esimo posto tra Guyana e Benin. A parte i problemi di concentrazione di potere editoriale e di conflitti di interesse, è interessante ciò che emerge anche dall’ultimo rapporto di FH sulla libertà in Rete, che si occupa anche dell’Italia sotto l’aspetto della facoltà di pubblicazione di contenuti senza censure. Non a caso il Rapporto cita, in questo senso, una sentenza di un tribunale italiano che si è rifiutato di equiparare i blog alle testate registrate, impedendo di considerare un blogger al pari di un direttore, responsabile quindi non solo di ciò che scrive ma anche dei commenti che compaiono su spazi a lui riconducibili.

La libertà in Rete è un parametro fondamentale per l’accesso alla conoscenza e alle informazioni. Secondo Freedom House, l’Italia fa parte di una élite di 9 Paesi su 60 da considerarsi liberi, quanto all’accesso a Internet. Meno lodevole è la situazione della penetrazione della Rete sul nostro territorio: rispetto ai partner europei maggiori e agli Stati Uniti, l’Italia infatti mostra tuttora una fetta di popolazione ampia colpita dal digital divide, il mancato accesso alle risorse digitali e alla connessione in Rete, e condivide questa situazione con molti Stati nordafricani.

Un fenomeno, anche questo, che purtroppo si evidenzia maggiormente nelle regioni meridionali, quelle economicamente meno sviluppate. In Sicilia, proprio in questi giorni, è stata varata una nuova legge regionale che vincola la concessione di finanziamenti agli editori all’adozione di un sistema di controllo dei commenti agli articoli che consenta la identificazione e il monitoraggio degli autori dei commenti. La legge, addirittura, parla di “acquisizione in copia di un documento di identità”. Non appena questa norma finirà sulla scrivania di Freedom House, non mancheranno conseguenze sui punteggi di libertà assegnati durante il 2014.

 

 

 

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