Home»Libertà di stampa»A Roma i “rompiscatole” di XR, per un’informazione più libera

A Roma i “rompiscatole” di XR, per un’informazione più libera

5
Shares
Pinterest Google+

Durante la settimana di inizio ottobre denominata “della ribellione d’autunno” di Extinction Rebellion, alcuni attivisti del movimento sono entrati in azione presso la sede romana del Gruppo Editoriale GEDI (La Repubblica, l’Espresso e La Stampa). Alcune persone si sono sedute a terra presidiando l’entrata dell’edificio, simulando di leggere finte copie dei più importanti quotidiani di proprietà di GEDI, i cui titoli recitavano: Emergenza Climatica ed Ecologica. Hanno dialogato con Dario Cresto-Dina, vicedirettore del quotidiano, che ha avviato un percorso di collaborazione per sostenere l’iniziativa.

Dal 5 all’11 del mese è in corso una colorata protesta del movimento e gli attivisti hanno presentato la “Dichiarazione di Ribellione” anche a un responsabile del gruppo, con varie richieste per una nuova policy editoriale che racconti la verità sulla più grande crisi del nostro tempo: quella climatica ed ecologica. La scelta è dovuta al fatto che il 2 ottobre scorso il gruppo editoriale GEDI ha annunciato la nascita di Green&Blue, un hub digitale – e una testata mensile – per fare il punto sull’ambiente l’ambiente e l’economia sostenibile. In particolare, i quotidiani del gruppo GEDI si propongono di pubblicare tutti i giorni, sui rispettivi siti, notizie, inchieste e interviste riguardanti la difesa ambientale e delle sue applicazioni economiche e industriali.

Era nell’aria. Londra era solo l’inizio di una più vasta protesta internazionale. «Mi sono sempre piaciuti i movimenti estremi, per capire questo tema ci sono voluti 18 mesi nei quali ho seguito il movimento di Roger Hallam. Non avevo soldi per il documentario, poi nel 2018 a Londra ho iniziato a “girare” e i soldi sono arrivati da soli. È stato bellissimo.» Sasha Snow è produttore e regista, e così racconta gli inizi del suo impegno con gli attivisti di Exctition Rebellion e del suo film, The Troublemaker, tradotto in italiano come Il Piantagrane, prodotto da Spark Films e proiettato al CinemAmbiente – Environmental Film Festival di Torino.

 

Il Piantagrane racconta tante storie vere di resistenza passiva. A Londra, il 5 settembre scorso, alcuni attivisti hanno bloccato le tipografie utilizzate da News UK di Rupert Murdoch, editore di The Times e The Sun, per destare l’attenzione dei media internazionali sui temi climatici e subendo le durissime critiche del primo ministro, Boris Johnson. Secondo l’agenzia Reuters, gli attivisti avevano bloccato le strade che portavano a due tipografie, a Broxbourne nell’Hertfordshire, a nord-est di Londra, e a Knowsley, vicino a Liverpool, dove un centinaio di attivisti con alcuni furgoni isolavano le strade di accesso. I manifestanti mostravano striscioni con le scritte “Liberare la verità”. La polizia dell’Hertfordshire, nell’occasione, ha affermato di aver effettuato 42 arresti e la polizia del Merseyside altri 30. Le tipografie di Newsprinters di proprietà di Murdoch stampano anche il Daily Mail, il Daily Telegraph e il Financial Times. Gli attivisti hanno affermato di aver intrapreso l’azione per evidenziare ciò che considerano l’incapacità dei giornali di riferire accuratamente sui

cambiamenti climatici. Boris Johnson aveva dichiarato su Twitter: “Una stampa libera è vitale per convincere il governo e altre potenti istituzioni a rendere conto di questioni critiche per il futuro del nostro paese, inclusa la lotta al cambiamento climatico. È assolutamente inaccettabile cercare di limitare l’accesso del pubblico alle notizie in questo modo”.

The Troublemaker porta sul grande schermo le idee e le emozioni che stanno alla base della protesta civile globale non violenta, nata dinanzi alla crisi climatica ed ecologica, alle loro cause e ai loro effetti. Attraverso le storie e il percorso di Roger Hallam, co-fondatore del movimento di Extinction Rebellion e di Sylvia Dell, informatica in pensione, il film documenta la più grande mobilitazione – non violenta – avvenuta nella storia britannica e non solo. Il documentario, ricco di immagini di “resistenza civile”, per ora conosce solo la piccola distribuzione, scegliendo l’azione diretta e la partecipazione collettiva. Una scelta di campo e d’azione del suo co-fondatore Roger Hallam: «La ribellione è un atto spirituale indipendente dalle conseguenze, anche l’arresto al quale non bisogna mai opporsi, i media e i governi non ascoltano e noi ci incateniamo».

Previous post

Spinoland (18) - Campagne d’Egitto, la rivolta delle galabeya e la battaglia dei media

Next post

Informazione e narrazioni: il giornalismo al servizio del racconto del mondo