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Zitti a Mosca, se la libertà di espressione non piace al capo

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Il selfie di Navalny dal tribunale di Mosca

«Un giorno noi giudicheremo loro, ma quel giorno lo faremo onestamente», con queste parole e questa foto postate su Twitter dall’aula del tribunale dove lo avevano portato dopo una notte in cella, Alexey Navalny, avvocato e blogger russo ha commentato il suo arresto, avvenuto il 26 marzo scorso a Mosca durante una manifestazione contro la corruzione.
Navalny, leader dell’opposizione a Putin e candidato alle elezioni presidenziali 2018, è stato condannato a 15 giorni di carcere per resistenza all’arresto e a una multa di 330 euro per aver organizzato la protesa. È stato accusato di aver violato l’articolo del codice amministrativo russo che regola le procedure per organizzare manifestazioni e cortei.
Delle oltre 80 manifestazioni promosse nei giorni scorsi in tutta la Russia, è stato garantito lo svolgimento solo a 21. I manifestanti sono scesi in strada lo stesso, sia a Mosca che a San Pietroburgo, nonostante il divieto. Al corteo di Mosca hanno partecipato circa otto mila persone e manifestazioni simili si sono avute anche in Siberia, negli Urali e nell’Estremo Oriente russo.
«Se migliaia di persone partecipano a manifestazioni non autorizzate, vuol dire che milioni le sostengono – ha detto Navalny al Washington Post via Facebook – . Sono fiero di coloro che sono venuti oggi in strada – ha aggiunto Navalny in un tweet – Siete le persone migliori del paese e la speranza della Russia per un futuro normale. Molte persone sono state arrestate oggi. Questo è comprensibile, i ladri si proteggono così».
Secondo il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, Navalny «ha palesemente mentito» dicendo che si trattava di manifestazioni «legali».
Oltre a lui sono state fermate centinaia di persone, tra le quali i giornalisti Aleksandr Plushchev di Radio Eco di Mosca, e Alec Luhn del Guardian. A darne notizia il presidente dell’Unione della stampa moscovita, Pavel Gusev, che ha denunciato come la polizia abbia violato il diritto costituzionale dei giornalisti a raccogliere informazioni e a raccontare quanto stesse avvenendo.
«L’Unione dei giornalisti russi – ha dichiarato Gusev – ha un accordo con il dipartimento di polizia per gli accrediti speciali degli operatori dell’informazione che coprono eventi pubblici. I nuovi capi del dipartimento di pubblica sicurezza cittadino o non ne sono a conoscenza o lo hanno ignorato per una qualche ragione».

Non è la prima volta che Navalny viene arrestato mentre esprimeva le proprie opinioni. Nel 2014 fu condannato a tre anni e mezzo con sospensione della pena per un’accusa di truffa e riciclaggio. Nel 2012 è stato incarcerato mentre protestava contro i possibili brogli alle elezioni del 4 dicembre e l’anno successivo è stato condannato a cinque anni di carcere per appropriazione indebita. È stato rilasciato dopo solo un giorno per essere messo ai domiciliari, con l’assoluto divieto di comunicare con l’esterno. È stato anche accusato di aver rubato l’equivalente di 500 mila euro in legname quando era consigliere regionale a Kirov. Ogni volta le accuse contrastavano con la sua possibilità di candidarsi a sindaco di Mosca.

Resta il preoccupante dato sulla libertà di stampa e di espressione in Russia, al 148° posto su 180 paesi, secondo Reporter senza frontiere. «Con il ritorno di Vladimir Putin al Cremlino nel 2012 è aumentata l’emanazione di leggi draconiane e la pressione sui media indipendenti – spiega infatti RSF – I principali organi di stampa indipendenti sono stati messi sotto controllo o sono stati fatti fuori. Mentre i canali televisivi continuano a inondare gli spettatori con la propaganda, il clima è diventato molto opprimente per coloro che mettono in dubbio il nuovo corso patriottico e neo-conservatore o che semplicemente cercare di portare avanti il giornalismo di qualità. Le principali organizzazioni non governative per i diritti umani sono stati dichiarate agenti stranieri».

«Arrestando centinaia di manifestanti, le autorità russe hanno dimostrato di disdegnare profondamente il diritto alla libertà di espressione e di manifestazione – ha dichiarato inoltre Sergei Nikitin, direttore di Amnesty International Russia -. La Russia ha superato il proprio triste record in materia di arresti di massa, fermando oltre 1000 manifestanti in un solo giorno e nella sola Mosca. Gli osservatori di Amnesty International hanno visto persone anziane fatte cadere per le scale, ragazzi picchiati dalla polizia, giornalisti e semplici passanti trattenuti arbitrariamente. A fronte di alcuni casi isolati di violenza – ha proseguito –, le manifestazioni a Mosca e altrove sono state essenzialmente pacifiche. Chiediamo alle autorità russe di procedere in modo proporzionato, equo e trasparente circa gli episodi di violenza e di rilasciare immediatamente tutti i manifestanti pacifici arrestati».

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