Home»Sponde del Mediterraneo»World Press Photo, un anno di notizie attraverso l’obiettivo

World Press Photo, un anno di notizie attraverso l’obiettivo

1
Shares
Pinterest Google+
Un assassinio in Turchia. Foto di Burhan Ozbilici, Associated Press, vincitore del World Press Photo 2017

80mila foto, scattate da 5034 fotografi di tutto il mondo e pubblicate sulle principali testate internazionali: questi i numeri dei partecipanti all’edizione 2017 del World Press Photo, il più grande concorso di fotogiornalismo al mondo nato ad Amsterdam nel 1955 per tutelare la libertà di informazione, inchiesta e espressione come diritti inalienabili e promuovere il foto-giornalismo di qualità.
Ogni anno, migliaia di fotoreporter delle maggiori testate editoriali internazionali come National Geographic, BBC, CNN, Le Monde, El Pais si contendono Time, Le Monde, New York Times, The Guardian, National Geographic, BBC, CNN, El Pais si contendono il titolo per la foto migliore nelle diverse categorie del concorso di fotogiornalismo: Contemporary Issues, Environment, General News, Long-Term Projects, Nature, People, Sports, Spot News.
Ora le 150 immagini vincitrici sono esposte nella mostra in corso a Torino, fino al 26 novembre. Gli scatti arrivano a Torino grazie alla organizzazione barese dell’associazione Cime (Culture e Identità Mediterranee) con il patrocinio del Comune di Torino e Regione Piemonte. La mostra, già presentata a Bari e Palermo, si sposterà a Napoli dal 7 dicembre al 7 gennaio.
Qui ritroviamo gli scatti che hanno rappresentato gli eventi più significativi del 2016 – gli attentati, le guerre, le migrazioni, il terrorismo – e altri forse meno noti, che ci conducono in storie e luoghi lontani, dalla Russia, al Messico, all’Africa, toccando temi anche molto diversi, come lo sport e la tutela della natura. E ci mettono così di fronte a nuove chiavi di lettura del mondo, argomenti sui quali forse non ci siamo fermati abbastanza a riflettere e che, per quanto lontani, appartengono in qualche modo al nostro vissuto.

Percorriamo con Vincenzo Cramarossa, di Cime, le sale della mostra. Perché visitarla?
«Innanzitutto perché promuove la libertà di stampa. Possiamo definirla una mostra didattica: non è solo per addetti ai lavori, anche se molti fotografi vengono a vederla. Mette insieme fotografia e giornalismo e dà un racconto per immagini della notizia. In un momento in cui si parla tanto di fact checking questa mostra mette al primo posto la verifica delle foto, tutte di qualità e selezionate da una giuria qualificata».
Gli scatti sono stati selezionati, infatti, da una giuria internazionale presieduta da Stuart Franklim, che ha scelto come vincitore assoluto Burhan Ozbilici di Associated Press, con la sua An Assassination in Turkey – Mevlüt Mert Altıntaş. L’immagine, scattata da Ozbilici subito dopo il celebre omicidio avvenuto ad Ankara il 19 dicembre 2016 durante l’inaugurazione di una mostra, ritrae un poliziotto immortalato pochi istanti dopo aver sparato all’ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov. Il colpevole grida verso l’obiettivo, pistola alla mano; pochi istanti, dopo sarà ucciso anche lui. Ozbilici, 59 anni, è nato a Erzurum in Turchia ,e prima di entrare a far parte di Associated Press nel 1989, aveva lavorato per numerosi giornali turchi, tra cui un quotidiano in lingua inglese (Turkish Daily News).
«È una foto nota a tutti – continua Cramarossa – ed è finita sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Rappresenta un omicidio, certo, ma nella sua estetica “alla Quentin Tarantino” racconta e simbolizza un po’ tutto un decennio caratterizzato dal terrorismo». E poi, di sala in sala, tornano davanti a noi le immagini della guerra in Siria, con le sue battaglie casa per casa ad Aleppo, a Damasco, con i bambini sotto le macerie, fotografati da Walid Mashhadi e da Abd Doumany, entrambi per conto di France Presse.

Migranti eritrei, nella stiva di una barca di legno che trasportava circa 500 persone tra uomini, donne e bambini, di Mathieu Willcocks/MOAS.eu

E poi il Mediterraneo, negli scatti di Santi Palacios o di Mathieu Willcocks con i migranti che scappano dalla guerra e dalla povertà e attraversano il mare su mezzi di fortuna, o vi restano per sempre.

Tra i vincitori del World Press Photo 2017 ci sono anche quattro italiani. Antonio Gibotta, secondo premio Daily life con lo scatto “Infarinati”, racconta la cosiddetta “battaglia degli infarinati”, che si tiene ogni 28 dicembre a Ibi, in provincia di Alicante, in Spagna. È una festa in cui gli abitanti si dividono in due gruppi: un gruppo, gli Enfarinat (gli infarinati), simula un colpo di Stato; l’altro cerca di restaurare l’ordine. I due gruppi si sfidano a colpi di farina, acqua, uova e fumogeni colorati. La festa esiste da 200 anni ed è parte delle celebrazioni collegate al giorno della “Strage degli innocenti”, il giorno in cui secondo il Vangelo il Re della Giudea, Erode, ordinò il massacro di tutti i neonati allo scopo di uccidere Gesù. Inizia alle 8 di mattina, quando gli Enfarinat invadono la città, la conquistano ed eleggono un sindaco che stabilisce le regole da rispettare durante la giornata.

Infarinati. Foto di Antonio Gibotta, Agenzia Controluce

Gli altri italiani vincitori sono Francesco Comello terzo premio nella sezione Daily life con “Isola della salvezza”, Alessio Romenzi terzo premio per la sezione General news con “Non prendiamo prigionieri” e Giovanni Capriotti vincitore del primo premio per la categoria Sport sezione ‘Storie’, con un servizio sulla prima squadra di rugby “gay-friendly, il Muddy York Rugby Football Club di Toronto, Canada.
«Questa mostra sarà riproposta nei prossimi tre anni nelle stesse quattro città – aggiunge ancora Cramarossa. Alle foto sono abbinati incontri letterari e concerti, per “dare una scusa per tornare”, infatti è previsto un biglietto abbonamento da usare tutte le volte che si vuole. Per questo motivo è allo studio anche la possibilità di proporre un percorso guidato al Mastio della Cittadella, recentemente riaperto».

 

 

INFORMAZIONI
WORLD PRESS PHOTO 2017
MASTIO DELLA CITTADELLA
Corso Galileo Ferraris n.0/Via Cernaia 
Lunedì – Mercoledì: 10.00 – 20.00
Giovedì – Domenica: 10.00 – 22.00

Biglietti: online o all’ingresso
Accrediti stampa: regole e info qui

Previous post

Accademia della Crusca: giornalisti italiani, usate (bene) l'italiano!

Next post

Degli influencer, o della rottamazione del giornalista