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Vincitori del Premio Ilaria Alpi

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Una serata all’insegna della sobrietà, come si addice a un evento che è innanzitutto l’occasione per ricordare Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Si è svolta in questo clima di compostezza – che non nega l’emozione – la premiazione del concorso di giornalismo televisivo dedicato all’inviata Rai e al cineoperatore uccisi in Somalia nel 1994.
Nella Villa Mussolini di Riccione il 7 settembre una giuria composta dai più noti giornalisti italiani e presieduta da Luca Ajroldi ha incoronato i vincitori delle 8 categorie.

Il Premio miglior inchiesta televisiva italiana (sotto 15 minuti) è stato assegnato a Marco Fubini e Pablo Trincia di Le Iene, Italia 1, per “Krokodil, la droga che ti mangia”: la dipendenza da uno stupefacente nuovo, che aggredisce la carne e i muscoli di chi lo assume, è il filo conduttore di una narrazione che affronta il tema della miseria e della disoccupazione in un Paese dalle molte contraddizioni quale è la Russia.

Federico Ruffo e Alessandro Macina di Presa Diretta, RaiTre, si sono aggiudicati il Premio miglior inchiesta televisiva italiana (sopra 15 minuti) per “Ladri di calcio”, che esplora il mondo delle scommesse clandestine alla ricerca dei boss che muovono le pedine e gestiscono affari illeciti miliardari.

Il Premio miglior inchiesta televisiva internazionale ha celebrato il lavoro sul campo, in Tunisia, di David Thomson, Gwenlaouen Le Gouil e Nicolas Beaudry D’Asson di Arte reportage, Arte: il loro “The Jihad’s temptation” analizza la situazione tunisina, tra il controllo del territorio da parte dei Salafiti e l’inadeguatezza del governo nella gestione delle frange estremiste.

Per quanto riguarda le web-tv il premio per la miglior inchiesta televisiva italiana è andato a Vittoria Iacovella di RepubblicaTv per “Vaccinati a morte”, che solleva una questione davvero poco esaminata: e se dietro le malattie mortali che hanno colpito i militari italiani in missione all’estero non ci fosse l’uranio impoverito, ma il mix di vaccini a cui sono sottoposti?

Per le tv locali e regionali è stata premiata l’inchiesta di Gianmarco Morosini di San Marino Tv “L’ultimo Padrino. Nella terra di Matteo Messina Denaro”, incentrato sulla figura di uno dei più noti boss mafiosi, tuttora latitante.

È stato riconosciuto il miglior servizio da Tg “Gheddafi privato” di Marco Clementi e Paolo Carpi di Tg1: le immagini inedite e soprattutto insolite di Gheddafi che gioca con i figli accampato nel deserto, girate dall’ex cameraman privato del dittatore libico.

Premiato con il IA Doc Rai il reportage inedito di Luca Cusani e Francesco Cannito, “Il rifugio”, una storia di mancata accoglienza e integrazione che ha coinvolto 116 africani in fuga dalla Libia di Gheddafi, segregati in un albergo disabitato sulle Alpi.

Infine, “Muri” di Francesco Conversano, Nene Grignaffini e Roberto Cimatti di Dixit, Rai Storia si è aggiudicato il Premio per la miglior fotografia – Menzione Miran Hrovatin.

Nel corso della serata, presentata da Federica Gentile e Giorgio Zanchini, sono stati assegnati anche premi speciali: il premio della critica a Domenico Iannacone per “I 10 comandamenti”, il premio alla carriera a Piero Angela (assente) e il premio speciale UniCredit alla giornalista e scrittrice iraniana Susan Mohammadkhani Ghiasvand e il premio Coop Ambiente a Domenico Iannacone e Luca Cambi per “La terra dei fuochi”.

Infine è stato assegnato il Premio Roberto Morrione, nato come sezione del Premio Ilaria Alpi e giunto alla seconda edizione, per la realizzazione di progetti di video inchieste ad opera di giovani giornalisti, freelance, studenti e volontari dell’informazione.
Sui cento progetti in concorso, è stata scelta come vincitrice l’inchiesta “La forestale dei veleni” di Andrea Tornago, Davide Gangale e Silvia Sciorilli Borrelli, sullo smantellamento del nucleo forestale di Brescia che, fra gli anni ‘80 e ‘90, aveva indagato sul traffico di rifiuti in cui era coinvolta l’Italia.
Al secondo posto “Non chiamateli mostri”, di Antonella Graziani, Valentina Valente e Michele Vollaro, incentrata sulla tratta di esseri umani, e al terzo “Che fine ha fatto la roba dei boss”, di Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti, un’indagine sull’uso e la destinazione dei beni sequestrati ai mafiosi.

Ilaria e Miran hanno passato simbolicamente il testimone ad altri protagonisti dell’informazione, disposti a raccontare senza filtri e fuori dagli schemi la realtà del nostro Paese, così come le questioni e gli scenari internazionali.

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