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Vicenda Osservatore Romano: redazione di donne, reazione “da maschi”

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Dimissioni in blocco: tutte e dieci le donne della redazione di “Donne Chiesa Mondo”, inserto dell’Osservatore Romano, e la fondatrice e direttrice Lucetta Scaraffia hanno sospeso la loro collaborazione.  La redazione aveva portato avanti un’inchiesta sugli abusi sessuali e di potere sulle donne consacrate commessi da preti e vescovi, denunciati già a partire dagli anni Novanta ma, prima di Papa Francesco, poco considerati dal Vaticano, e sullo sfruttamento economico delle suore, incaricate di svolgere lavori domestici negli spazi ecclesiastici, nelle abitazioni di religiosi, nelle scuole o negli ambulatori.
«Una denuncia di cui lo stesso Papa ha riconosciuto la verità», sottolinea Anna Foa, tra le redattrici dimissionarie. «Lo scandalo è stato averla pubblicata su un giornale della Chiesa. Da lì è cominciato un clima di progressiva delegittimazione. Non abbiamo mai avuto divieti, ma un logoramento. Abbiamo scritto quello che volevamo, poi l’Osservatore Romano ci ha smentito sulle sue pagine, ma la questione degli stupri ci è sembrata così forte che abbiamo ritenuto che il ruolo di un giornale fosse quella di affrontarla frontalmente.»
Il riferimento esplicito è al cambio della direzione della testata, da dicembre 2018 affidato ad Andrea Monda, e al clima di ostilità culminato nella pubblicazione sul giornale della Santa Sede di un articolo della giornalista Monica Mondo, in cui faceva una recensione critica sul documentario francese «Religieuses abusées». Per lo staff dell’inserto era in contrapposizione alla denuncia di un mese prima e in contrasto con i contenuti fino ad allora prodotti.
«Noi avevamo una linea diversa sulla condizione delle donne – precisa Scaraffia – eravamo molto più critiche sulla questione degli abusi». Un passato di militanza nel femminismo, poi l’insegnamento di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma, l’ex direttrice di “Donne Chiesa Mondo” si è occupata principalmente di storia delle donne e di storia religiosa ed è grande la sua indignazione di fronte a quello che denuncia come «controllo maschile» della redazione. «Ci sembra che un’iniziativa vitale sia ridotta al silenzio e che si ritorni all’antiquato e arido costume della scelta dall’alto, alla scelta di collaboratrici che assicurano obbedienza, e si rinuncia a ogni possibilità di aprire un vero dialogo, libero e coraggioso, fra donne che amano la Chiesa nella libertà e uomini che ne fanno parte.»
Alla base della decisione, dunque, di «gettare la spugna» ci sarebbe il processo logorante di «sfiducia e di delegittimazione progressiva» innescato da «uno sguardo in cui non avvertiamo stima e credito», come comunicato in un editoriale e in una lettera inviata a Papa Francesco.
Il nuovo direttore Monda ha risposto precisando di aver sempre garantito totale autonomia e libertà e di voler dare continuità alla storia della rivista.
C’è anche chi parla di incompatibilità di carattere personale, chi di ideologismo – secondo alcune voci, al direttore una redattrice avrebbe detto che non era «gradito, perché sei maschio» – chi come la teologa Rita Ferrone, ammettendo di non essere «mai stata molto innamorata dell’idea di un supplemento femminile», ha letto quanto accaduto più come la rivalità tra la squadra di Scaraffia e altre giornaliste che non la consideravano «l’unico arbitro e punto di riferimento per tutto ciò che riguarda le donne».
Certo è che la redazione guidata da Lucetta Scaraffia, in questi sette anni, era riuscita a rendere testimonianza della condizione femminile nella Chiesa, configurandosi come esperienza originale nel «dare coscienza, pensiero e anima femminili alla Chiesa nel mondo», come lei stessa ha scritto. Ma se le gerarchie ecclesiastiche entrano in allarme, quando sui loro organi di informazione appare la denuncia aperta degli abusi di potere compiuti nella Chiesa ai danni delle donne consacrate, e se gli stessi organi di informazione invitano a moderare i toni a discapito della libertà di espressione e di informazione, questo apre le porte a una stagione di disillusione e scetticismo per la rivoluzione annunciata che, però, stenta ad arrivare.

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