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Una safety net per giornalisti europei

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Creare una rete per la sicurezza dei giornalisti: è questo l’obiettivo del progetto Safety net for European journalists promosso da Osservatorio Balcani e Caucaso (Obc), un think tank che si occupa di sud-est Europa, Turchia e Caucaso, insieme a una rete di realtà impegnate nel monitoraggio e nella difesa della libertà di stampa.

“Il progetto è nato dall’idea di istituzioni e organizzazioni europee per porre l’attenzione sulla mancanza di un “acquis” comunitario sul tema dei media, ossia una regolamentazione comune che faccia sì che tutti i Paesi membri e i futuri tutelino il pluralismo dei media, la libertà di stampa e di espressione”, spiega Francesca Vanoni, coordinatrice del progetto.

I Paesi coinvolti dal progetto sono undici, Paesi membri e Paesi candidati del sud-est Europa, con la presenza di Italia e Turchia. I promotori (Obc, insieme a Seemo,South East Europe Media Organisation, organizzazione accreditata che si occupa di monitoraggio, Ossigeno Informazione, la professoressa Eugenia Siapera della Dublin City University e un’ampia rete di media partner in undici Stati europei) stanno dedicando un intero anno alla ricerca, al monitoraggio e alla sensibilizzazione sulla libertà di stampa in Europa e, ovviamente, al rafforzamento delle capacità stesse delle organizzazioni coinvolte.

La situazione dei media in Europa è più grave di quello che sembra e manca una condivisione del problema a livello europeo”, continua Vanoni. Per creare una massa critica europea sul tema, Obc coordina un lavoro redazionale con i partner nei vari Paesi, per la produzione di articoli e approfondimenti. “Scambiamo gli articoli sui casi dei vari Stati, perché con la percezione di un problema condiviso a livello europeo allora ci sarebbe spazio per cercare anche una soluzione condivisa: come una normativa europea”.

Il tema della libertà di stampa non è nuovo per Obc, che da anni si occupa di ricerche e studi sull’est Europa con un ricco sito di informazione, perché “storicamente i media nei Balcani sono stati strumentalizzati dalle varie élite che si sono succedute al potere e anche durante la guerra i media sono diventati mezzo di propaganda, violando ogni necessità di cronaca critica e indipendente”.

Purtroppo le violazioni della libertà di stampa non si limitano ai Balcani. Poco meno di un anno fa, lo stesso centro studi è stato vittima di un attacco di Ddos (Distributed denial of service), ossia violazioni deliberate del sistema informatico. “I nostri server sono stati attaccati contemporaneamente e sono stati intenzionalmente spenti“, spiega Vanoni. “Questo ha fatto sì che non avessimo più la possibilità di controllare i nostri strumenti di lavoro”. I ripetuti attacchi, per mano di hacker stranieri, sono stati seguiti da intimidazioni e richieste di oscurare alcuni contenuti sul sito dell’organizzazione. Richieste ovviamente rifiutate, ma che hanno lasciato Ocb nell’impossibilità di poter svolgere il proprio ruolo di informazione.
“In quell’occasione, ci siamo resi conto dell’impotenza di fronte ad attacchi di questo tipo, per i quali la polizia postale, essendo una minaccia esterna, non può fare nulla e neanche ha competenze per agire. Inoltre i sistemi a pagamento che fanno scudo ad attività di hackeraggio sono costosi e un’organizzazione come la nostra non se li può permettere”, continua la coordinatrice per Obc.

La salvezza per il centro studi trentino è arrivata da Ossigeno dell’informazione e da un ente non profit canadese che offre supporto tecnico per la protezione di piccole organizzazioni. Una volta tornati alla normalità, è però rimasta la necessità di trovare strumenti utili alla protezione dei giornalisti. “Nel progetto abbiamo coinvolto Eugenia Saupera, docente di Dublino, specialista di studi sui media, che ci aiuta a trovare cosa manca ai giornalisti e che li mette in condizione di affrontare le limitazioni della libertà nella propria professione”.

Dal progetto usciranno in autunno un documento finale, ossia un policy advice su come far sì che le violazioni diminuiscano, e un manuale, on line e in formato cartaceo tascabile, in 9 lingue e 9 casi-Paese, con i contatti di legali che offrono la propria consulenza pro-bono, organizzazioni di supporto, l’iter per fare denuncia in caso di violazione della libertà di stampa.

Da marzo 2014, il progetto pubblica costantemente report sulla situazione dei media. Inoltre Ocb ha realizzato con Index on Censorship una piattaforma online per monitorare le violazioni della libertà di stampa in Europa tramite il crowd sourcing: prevede cioè la possibilità per chiunque, giornalista, citizen journalist, blogger o organizzazione, di segnalare minacce o limitazioni del proprio lavoro di informazione. Tutti i casi vengono verificati, analizzati secondo l’etica e la deontologia professionale e pubblicati. “La piattaforma permette ai diretti interessati di raccontare il caso e di che cosa avrebbero bisogno per tutelarsi. È così possibile raccogliere informazioni non filtrate dalla stampa o da come è stato raccontato”, spiega Vanoni, invitando a diffondere la piattaforma e a segnalare abusi alla propria professione, cercando di ovviare a quella solitudine, da parte dei colleghi o della propria redazione, in cui si trova chi è vittima di limitazioni alle proprie possibilità di espressione.

 

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