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Un grande giornalista

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Il mio primo vero incontro con Quirico è stato dalle pagine dei giornali. L’inviato da Parigi era nel frattempo diventato un reporter in prima linea per le pagine de La Stampa con pagine attiranti, meravigliose, foto in parole di paesi lontani. Mi accingevo sempre a leggere i suoi pezzi, affascinata; anche un po’ incantata dalla scelta dei termini e di formule stilistiche per me inconsuete, e a volte mi perdevo.

Non fu così quando per la prima volta lo sentii parlare dal vivo: era un incontro sulla Primavera araba all’Ordine dei Giornalisti. Alberto Sinigaglia, il presidente, aveva invitato Domenico Quirico assieme a Younis Tawfik per sviscerare e spiegare un fenomeno esplosivo, eccitante, inaspettato: quella scintilla che dalla Tunisia aveva travolto il nord Africa. Era l’ottobre del 2011 e Quirico parlò come mai lo avevo percepito dalle pagine dei giornali. Rimasi davvero colpita da un oratore ispirato, trascinante, che sembrava predicare ad un occidente vecchio e lento: abbiamo perso un’occasione, diceva, le giovani forze tunisine che hanno solcato i mari per raggiungerci le abbiamo rimandate indietro, abbiamo sbagliato. Parigi è vecchia, l’occidente è vecchio, il futuro è dall’altra parte del mare.
Lo ascoltavo rapita, incantata dalla forza che le parole di quell’uomo, magro e minuto, trasmettevano. La travolgente passione verso il proprio mestiere, verso la vita, passava ad una platea catturata, silenziosa ed attenta.

Per questo pensai a lui quando nel novembre 2013 il Caffè dei Giornalisti pensò di ripetere quell’esperienza, a due anni dagli avvenimenti che avevano infuocato il nord Africa, per una riflessione rispetto ad una situazione che già era cambiata. Una cornice diversa, gli stessi attori: Sinigaglia e Tawfik, e anche lui mi rispose cordialmente: ci sarò, se non ci saranno imprevisti, sono spesso in giro e non posso assicurati fino all’ultimo se in quella data sarò in Italia… comunque è sì. In quel periodo Quirico era in Somalia, poi in Mali: tutto poteva succedere, ma ci contavo sulla sua presenza, ci contavamo.

A pochi giorni dall’incontro, una mail mi arrivò: asciutta, da un paese lontano e in guerra: sono in Mali, sono in una guarnigione di milizie a nord di… Un messaggio veloce, di chi è chissà dove, sulle tracce di chissà chi, in un posto pericoloso. E non poteva rientrare.
Ci rimasi male, ma capii. Però non mi rassegnai: possiamo fare un collegamento via skype, allestire in tutta fretta un mega schermo, un collegamento telefonico… ma Quirico era già chissà dove, irreperibile, sparito, in Mali.

L’incontro del Caffè si svolse senza di lui e fu comunque un successo, ma era inevitabile pensare a quella sedia vuota, quella presenza assenza annunciata dai volantini del Caffè.

Smisi di pensarci, fino al giorno in cui dalle news al mio telefono arrivò un sms che annunciava, in poche righe, che l’inviato della Stampa Domenico Quirico, in missione in Siria, da giorni non dava più sue notizie.

Il resto è cronaca assieme al silenzio pieno di ipotesi, congetture: ognuno diceva la sua, come sempre in questi casi, e ognuno si poneva le ovvie domande: chissà dove sarà, di cosa sarà fatto il suo quotidiano, chissà se è solo, se sta bene, chissà. E anche io pensavo spesso a quell’uomo, a quella sorta di predicatore antico così capace, nella sua misurata veemenza, ad incantare le folle. Riascoltai una sua intervista, e ancora una volta la risentii tutta d’un fiato: il Bene e il Male, la vita… “Essere un testimone (in greco martir) le è costato?” Gli chiesero. E lui: “Sono un viaggiatore particolare: ciò che mi interessa è confrontarmi con il Male, respirare laddove c’è il battito del Male e il suo contrario. É un gioco antico. Vado, attraverso l’uomo che incontro (e io mi butto, non sapendo cosa succede), alla ricerca del Male”. Meraviglioso…
E ancora la domanda: Chi ha vissuto un grande dolore ha una grande forza? “Sì. Il Bene e il Male sono inestricabilmente mescolati, nel Male c’è molteplicità. Il vero santo di ognuno di noi è Giuda, molte volte noi tradiamo noi stessi, gli altri, i nostri sogni. Incontrare il male è incontrare qualcuno che ti odia perché rappresenti qualche cosa”.

Con i colleghi, qualche giorno fa, ho avuto il privilegio di poterlo applaudire a palazzo Ceriana Mayneri prima del bagno di folla al Carignano. Un momento quasi privato, intenso, in cui si rivedeva un amico che era stato forzatamente lontano; un amico a cui il destino e gli uomini avevano rubato 152 giorni di vita. Chissà se anche in questi casi, vale la regola della compensazione di un arricchimento…

Le sue parole mi hanno commosso, e al contempo confortato per risentirle dalla sua voce viva, diretta, presente. Mi hanno anche aperto di più lo spiraglio sul mondo: un mondo crudele, un teatro di guerra e ricco di notti stellate, bellissime, della Siria che ha descritto, degli uomini che ha incontrato. Dalle sue parole si è capito un po’ di più. 

Il Bene e il Male, la gente, la guerra: Quirico è un uomo che sembra avere ormai vissuto tutto, visto tutto. Un uomo ancora e sempre più capace di incantare con la parola, ancora di più arricchito di esperienze, e ancora un volta non avaro nel condividerle definendole con una profonda lucidità: una ricchezza che ha trasmesso con semplicità e rigore a noi tutti, come un buon giornalista dovrebbe sempre fare. Come un grande giornalista sa fare.
Bentornato, Domenico!

 

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