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Un atlante della giustizia ambientale

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È raro che i media ne parlino, ma in tutto il mondo ogni giorno milioni di persone lottano per difendere la loro terra, l’acqua, le risorse naturali dai danni dell’impatto ambientale. Tutto avviene lontano dai nostri occhi, ma per quanto ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti, come cantava De Andrè.
Infatti lo sfruttamento indiscriminato delle risorse per alimentare le nostre economie produce violenza ecologica sulle popolazioni più marginalizzate del pianeta ed è alla base dei conflitti ambientali a livello globale.
atlante conflitti ambientaliPer rendere più visibile questa situazione la rete sulla Giustizia Ambientale EJOLT (Environmental Justice Organisations, Liabilities and Trade) ha lavorato al progetto di un Atlante Globale dei Conflitti Ambientali, in stretta collaborazione con il Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, istituto indipendente italiano che dal 2007 si è occupato della loro mappatura. Si tratta di una piattaforma online interattiva che descrive dettagliatamente lo sviluppo dei conflitti ambientali in tutto il mondo: 968 i casi segnalati, in testa l’India con 123; in Italia solo uno, nella valle del Mis, nella provincia di Belluno.

Si possono fare ricerche mirate per Paese, azienda, risorsa naturale (es. terra, acqua, elettricità, …), tipo di conflitto (es. sfruttamento minerario, acquisizione di terre, deforestazione)
Cliccando su un punto qualsiasi della mappa si possono conoscere gli attori coinvolti e avere la descrizione attualizzata del conflitto e le relative fonti bibliografiche.

Il progetto dell’atlante, finanziato dalla Commissione Europea, ha coinvolto oltre 100 professionisti provenienti da 23 diverse Università e Organizzazioni per la Giustizia Ambientale di 18 paesi insieme a decine di collaboratori indipendenti.
L’Atlante non fornisce solo informazioni sulle criticità ambientali, ma diventa la vetrina di aree remote e la voce delle popolazioni indigene sfruttate e si espone nella denuncia verso le oltre 2 mila tra imprese e istituzioni finanziarie protagoniste di crimini ambientali spesso impunite,
L’accesso alla giustizia, infatti, è spesso sfuggente per le comunità colpite. Uno dei motivi principali è che le imprese godono di impunità per violazioni dei diritti ambientali e umani e altri abusi. I governi locali spesso non sono in grado o non sono disposti a perseguire le imprese e i paesi di origine si rifiutano di tenerle a freno.

Ma se da un lato l’atlante racconta casi di devastazione ambientale e di eco- apartheid, dall’altro presenta esperienze di resistenza e di mobilitazione dal basso. Nel totale dei casi segnalati , il 17 % sono successi per la giustizia ambientale, a dimostrazione che la protesta ha il potere di influenzare il processo politico: molte cause giudiziarie sono state vinte, numerosi progetti annullati e ciò si è tradotto in una sostanziale riappropriazione di beni comuni.
L’atlante dà la rappresentazione di un mondo diseguale, ma è uno specchio della realtà dinamico e attuale, in continuo aggiornamento e aperto al dialogo con la società civile e il mondo della ricerca perché la banca dati possa progressivamente arricchirsi.

L’ambizione non è quella di risolvere i conflitti, ma di smascherare i responsabili e gli schemi strutturali che ci sono dietro.
I principali risultati del processo di mappatura rivelano che i conflitti ecologici sono in aumento in tutto il mondo, ma anche che al crescere della minaccia emerge con maggior forza la resistenza dei popoli per riprendere il controllo delle loro risorse e di far valere il loro diritto a un ambiente sano.

 

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