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Un anno dopo, torna l’Unità

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unitàLe era appena stato concesso il tempo di festeggiare il 90esimo compleanno, per sparire dalle edicole pochi mesi più tardi. L’Unità, il giornale fondato dal politico e pensatore Antonio Gramsci, torna a vivere con un nuovo editore, un nuovo direttore e un’idea coraggiosa. La gestione precedente ha lasciato in eredità decine di milioni di euro di passivo, una triste coda di cause civili sulle spalle di ex direttori e giornalisti (se ne è occupato Report, nell’inchiesta La causa persa) e sessanta professionisti a casa. Il tribunale di Roma ha gestito il concordato grazie a cui si è salvato dal fallimento il quotidiano, che si riaffaccia sul mondo dell’informazione con una società editoriale appena costituita (è l’Unità srl, controllata dal costruttore Pessina, mentre il PD partecipa con un 20% per mezzo della fondazione Eyu) e la direzione affidata a Erasmo D’Angelis, ex Rai e Il manifesto, con Wladimiro Frulletti condirettore. Quasi la metà della vecchia squadra del giornale è stata salvata, sono 29 i contratti di assunzione confermati per la ripartenza del giornale.

Il salvataggio, insomma, ha mietuto vittime, ha costretto a ridurre i compensi per contenere il costo del lavoro e ha tolto per un anno la voce a una testata storica della sinistra italiana. Con una gestione che ha moltiplicato i problemi comuni a tutti, vale a dire la crisi delle edicole e degli editori: il giornale, negli anni, aveva perso copie, lettori, appeal. I contributi del finanziamento statale di cui beneficiava – in compagnia della maggioranza assoluta delle pubblicazioni – erano apertamente osteggiati da buona parte dell’opinione pubblica.

Il redattore capo Marco Bucciantini ci ha spiegato cosa sarà la nuova Unità: «Un giornale molto tematizzato, con monografie, storie, interviste, pochi articoli di corpo e sostanza. Oggi non ha più senso compilare un notiziario, quindi verranno individuati tre o quattro argomenti su cui si ragionerà con commenti e approfondimenti». Il formato del giornale è ampio: 36×53, con una doppia pagina fotografica sui fatti del giorno. «Non ci sarà – dice Bucciantini – il chiacchiericcio di Montecitorio, niente dichiarazioni dei politici acciuffate al volo, niente bar del dibattito politico. Di conseguenza, il giornale non avrà spazi fissi per gli argomenti. Sarà un quotidiano radicalmente diverso da quelli che si trovano in edicola: mi auguro possa essere lo spillo che buca la cappa della stampa italiana».

In effetti, a giudicare dalle scelte di alcuni quotidiani,  pare che non tutti abbiano compreso la necessità di cambiare registro, e che stiano continuando a suonare la banda al proprio funerale rincorrendo schemi superati, lasciando spazio a notizie rese vecchie dal web, concedendo attenzioni al pollaio partitico nonostante la disaffezione degli (ex) elettori. «Noi puntiamo – prosegue Bucciantini – a riempire 24 pagine che si possano leggere tutte, ogni giorno; per farlo abbiamo bisogno di grande qualità dei contenuti, di storie che facciano presa, di argomenti che tocchino la quotidianità dei lettori».

Senza finanziamento pubblico, l’obiettivo dell’Unità (in vendita a un euro e 40) è quello di raggiungere le 20.000 copie, che garantirebbero il punto di pareggio del bilancio. La redazione, per qualche mese, sarà a Roma in viale Liegi, per trasferirsi definitivamente nei nuovi spazi di viale Barberini.

Fondata nel febbraio del 1924, l’Unità aveva già conosciuto l’interruzione delle pubblicazioni: la crisi dell’estate 2000 aveva obbligato alla chiusura e il giornale era tornato in stamperia solo nel marzo del 2001.

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