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Tunisia, quando criticare è reato

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ayariLa condanna, lo sciopero della fame in prigione nella città di Mornaguia contro il regime di carcere duro, ora le manifestazioni pubbliche e (forse) una richiesta di grazia.

La storia di Yassine Ayari è terribile: 33 anni, blogger tunisino, appassionato di politica e attivista per le libertà personali, è stato accusato e messo sotto processo per un post su Facebook nel quale, secondo le autorità, avrebbe diffamato l’esercito del suo Paese e messo in pericolo la sicurezza nazionale rivelando informazioni segrete. In realtà, Ayari si era limitato a criticare le azioni del ministero della Difesa per non aver protetto i soldati tunisini uccisi da un commando di terroristi jihadisti la scorsa estate in una imboscata nei pressi del monte Chaambi. Yassine è a sua volta figlio di un colonnello ucciso dagli islamisti radicali in un’imboscata, quattro anni fa.

La particolarità del caso di Yassine Ayari sta nella giurisdizione: il ragazzo è stato giudicato da una corte penale militare, non da un tribunale ordinario, perché ritenuto responsabile di aver violato un articolo del codice militare che vieta gli attacchi alla dignità, morale e reputazione delle forze armate nazionali. Un reato punito con una pena edittale massima di tre anni, ed era quella che gli era stata inflitta nel primo processo lo scorso novembre. Nel frattempo, però, la Tunisia ha visto un cambio al potere, con il successo elettorale del partito laico fondato dal nuovo presidente Béji Caïd Essebsi, il movimento Nidaa Tounès. Il processo ad Ayari è stato nuovamente celebrato e la condanna ridotta da tre a un anno di reclusione. Le riforme costituzionali tunisine, finora, non hanno intaccato vecchi retaggi del regime, quindi è ancora possibile imprigionare cittadini per le loro idee, applicando la procedura della corte marziale.

yassineLa speranza per Yassine, in attesa del processo di appello che inizierà a fine febbraio, risiede nella grazia presidenziale: alcuni membri del partito di maggioranza hanno espresso parere favorevole alla presentazione della domanda di grazia a Essebsi, nel caso in cui anche il secondo grado di giudizio gli fosse sfavorevole. Yassine è stato arrestato il 24 dicembre 2014 all’aeroporto di Tunisi-Cartagine, appena sceso da un volo decollato da Parigi. Tutte le maggiori organizzazioni internazionali (Amnesty International, Human Rights Watch, Reporter senza Frontiere) hanno condannato la legislazione tunisina che, nonostante le promesse di riforma del partito Nidaa, ancora viola le libertà fondamentali dell’individuo. Ayari, padre di famiglia, è detenuto in regime di carcere duro e non può né spedire né ricevere corrispondenza. Può parlare il suo legale, Melek Ben Amor, che ha annunciato di aver nuovamente avanzato richiesta per spostare il processo di appello dalla corte marziale a un tribunale ordinario.

 

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