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Tunisi: un altro attacco alla libertà di camminare per le strade

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Tunisi – Foto di Rosita Ferrato

Avevamo un appuntamento in centro. La mia amica mi scrive un messaggio sul telefono. Nessun preambolo: “E’ scoppiata una bomba vicino al Palmarium, in ave Bourguiba, e ci sono dei morti. Non uscire”. Ancora non si sapeva cosa fosse successo esattamente, forse ce n’era una seconda pronta a esplodere e c’era gente in fuga, ma in realtà le sue informazioni erano le prime voci imprecise di quella che comunque è un’ennesima tragedia.

Mi vesto in fretta, prendo solo il cellulare e le chiavi di casa ed esco di corsa nella medina; la gente sembra tranquilla, una giornata normale, una giornata come tutte le altre, di sole e vento. È facendo pochi isolati, che l’umore cambia. Sul Boulevard Burguiba, il centro della città, gente raggruppata e con l’aria smarrita, moto e auto e camionette della polizia urlano alla folla, intimando di lasciare libero il passaggio. Non si capisce ancora niente, il grande corso è bloccato, e neanche su Internet si trovano ancora notizie. Tra le persone, però, si inizia a commentare. Persone spaesate, spaventate, incuriosite, e tristi.

“Una donna kamikaze si è fatta esplodere vicino al più noto centro commerciale del centro città”, ecco le prime informazioni. Vicino al Palmarium: in quei pochi metri lì c’è tutto, c’è il teatro, ci sono i grandi magazzini, i caffè più frequentati: lì c’è il cuore di Tunisi. C’è la sua vita. Ci siamo passati tutti, di lì; ci passiamo ogni sera. Il cuore e la mente vanno ai conoscenti di qui, alle famiglie in Italia che, tra poche ore, apprenderanno la notizia e moriranno di ansia.

Piano piano, arrivano le informazioni: una donna kamikaze di 30 anni con cintura esplosiva si è fatta esplodere in quello che dalle autorità è stato definito un attacco terroristico. Il bersaglio, poliziotti. Nove i feriti, la donna è morta.
“Il turismo ora è finito”, commentano alcuni stranieri che vivono qua. “E’ tutto finito”, sospira una donna tunisina. “E’ tutto finito.  Di nuovo”.  Altri dettagli si conosceranno, ora non si parla d’altro. Si saprà forse il perché, si racconteranno altri particolari. Quello che è certo, è che è dentro tutti noi un grande senso di sconfitta.

 

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