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Tra Caffè e Maison, un legame che continua

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LOGO-MDJSi conferma anche per quest’anno la collaborazione tra il Caffè dei Giornalisti e la Maison des Journalistes di Parigi sul progetto Presse19, rivolto a giovani universitari europei per sensibilizzare alla libertà di stampa attraverso la testimonianza di giornalisti in esilio.

Presse 19 deve il suo nome all’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, che sancisce il diritto alla libertà di opinione ed espressione: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.

Il Caffè dei Giornalisti, partner della Maison des Journalistes, aderisce a Presse 19 con Voci scomode, l’evento si concentra quest’anno sulle storie di giornalisti che hanno dovuto abbandonare l’Africa (in particolare il Ruanda e il Camerun) per poter continuare a esercitare il loro diritto alla libertà di stampa.

«È molto importante per noi – spiega Darline Cothière, direttrice della Maison des journalistes – partecipare alla sensibilizzazione dei giovani europei, sui valori della libertà di stampa e ai principi della democrazia. È dunque con grande soddisfazione che torniamo con il progetto Presse 19 a Torino, grazie alla collaborazione con il Caffè dei Giornalisti che difende i nostri stessi ideali e al Dipartimento di Culture, Politiche e Società dell’Ateneo torinese».

Al centro,  Darline Cothière, direttrice della Maison des journalistes
Al centro, Darline Cothière, direttrice della Maison des journalistes

Il lavoro della Maison è fortemente influenzato dalla situazione geo-politica internazionale, anche prima degli attentati del 13 novembre scorso: «Non sono stati gli attentati a rendere particolarmente grave la situazione – spiega ancora Cothière – . È un momento duro che determina un vero e proprio picco delle domande di accoglienza da parte di giornalisti della regione mediorientale, a cui non riusciamo a far fronte come nel passato.

All’indomani degli attacchi a Charlie Hebdo, la MDJ è stata segnalata come sito sensibile, sotto la protezione della polizia, e dall’attentato di venerdì 13, la vigilanza è raddoppiata».

Come vivono questa situazione i giornalisti ospitati? «Stanno vivendo un dramma doppio, se non triplo – continua la direttrice di MDJ – penso in particolare a coloro che sono arrivati in Francia a causa delle persecuzioni dei fondamentalisti di cui erano vittima nei loro Paesi. Questi giornalisti si ritrovano nuovamente in una situazione di insicurezza dovuta agli attentati terroristici. Si ritrovano talvolta additati come “gli arabi”, “i musulmani”. In altri termini, i pregiudizi che si insinuano tra la gente ne trasformano lo status: le vittime diventano allora colpevoli, terroristi che intendono fare la guerra nel paese in cui chiedono asilo, prefigurando una inesistente guerra tra Occidente e Oriente, tra religioni, tra civilizzazioni.

La storia purtroppo si ripete. Questa è l’epoca della guerra contro il terrorismo, ovvero contro un piccolo gruppo di barbari, di pazzi che strumentalizzano la religione. Per questo ci tengo a lanciare un appello ad evitare di fare di tutta l’erba un fascio: un appello rilanciato e fortunatamente condiviso con il sistema mediatico francese, che in questo momento, sia per scelte editoriali sia per direttive delle forze dell’ordine, si sta mostrando molto attento nella diffusione delle informazioni, in particolare per quanto riguarda i canali di informazioni 24h/24».

Al partenariato tra MDJ e Caffè dei giornalisti si aggiunge il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, perché in linea con il progetto culturale formativo proposto agli studenti. L’attività didattica si arricchisce, in questo modo, di uno spunto di riflessione importante sui temi della libertà dell’informazione e le forme di censura. Nei vari corsi di laurea questi temi sono oggetto di riflessione nei molti aspetti in cui possono essere declinati perché l’informazione libera rappresenta la struttura portante di una buona democrazia.

«Quando attacca i poteri forti, il giornalista rischia. Che sia in Italia, o altrove nel mondo. Ne parliamo perché certe libertà non sono scontate – dice Rosita Ferrato, presidente dell’associazione Caffè dei Giornalisti – ed è fondamentale ricordarlo: non è un tema solo per gli addetti ai lavori».

La Maison des journalistes (MDJ) di Parigi, dal 2002 accoglie e accompagna i giornalisti costretti a lasciare il proprio paese per aver voluto praticare la libera informazione. Dalla sua nascita ha accolto oltre 280 giornalisti provenienti da 60 paesi. La MDJ offre a questi “combattenti della penna” un alloggio sicuro per 6 mesi, nel corso dei quali ricevono aiuti concreti e vengono accompagnati nel percorso di riconoscimento dello status di rifugiato. Attraverso il giornale online, “L’oeil de l’exilé”, ovvero “L’occhio dell’esiliato”, la MDJ offre ai giornalisti l’opportunità di riprendere in mano la penna. Dal 2006 promuove l’operazione “Renvoyé spécial”, per sensibilizzare i ragazzi delle scuole medie superiori francesi ai valori della libertà di stampa e ai principi della democrazia tramite l’incontro con un giornalista esiliato.

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