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Stormi: tra cronaca e storia, la realtà è a fumetti

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«Volevamo mettere le cose in chiaro, far capire da subito come la pensiamo». Giacomo Traini, fumettista e illustratore, spiega così il progetto che sta alla base di Stormi, una rivista online di graphic journalism ideata da lui e da Mattia Ferri, entrambi autori della casa editrice BeccoGiallo, specializzata in fumetti di impegno civile. Da qui nasce l’idea di creare una rivista sostenuta da un editore strutturato, con linea editoriale chiara: «Siamo antifascisti, antirazzisti, antisessisti, ecologisti».

Perché avete deciso di far nascere Stormi?
«Pensiamo che l’informazione passi dai fumetti perché, con noi, ha funzionato. È grazie ai fumetti che abbiamo conosciuto certe storie italiane che a scuola non si studiano. Ora noi vogliamo farlo con un altro appeal. Vogliamo alzare un po’ la voce, seguendo una filosofia di impegno civile. Puntiamo a raccontare la realtà che ci circonda dando spazio ai fumettisti, emergenti e non».

Perché utilizzate il termine “molotov”?
«La metafora della molotov è legata alle manifestazioni e agli scontri. Ci piace l’idea che una cosa forte, usata per far male a qualcuno e usata per lo scontro, sia utilizzata invece per raccontare un fumetto che – nell’essere schiettamente reale e truce – vuole colpirti con una realtà non edulcorata. Nelle nostre storie vogliamo trattare temi di cui si fa fatica a parlare. Come nel caso della prima storia pubblicata, di Sara Pavan, che parla degli assorbenti tassati come beni di lusso».

Qual è il vostro piano editoriale?
«Vogliamo pubblicare un articolo inedito al mese, di circa 10 pagine, e uno riproposto, utilizzando materiale di repertorio di BeccoGiallo o di altri autori. Ad esempio, pubblicando estratti di antologie o capitoli che si reggano bene anche da soli. Sui social ci sarà anche la condivisione di notizie di attualità o di altri siti di graphic journalism».

Come si regge economicamente una realtà come Stormi?
«Teniamo molto al dialogo coi lettori e siamo aperti alla proposte, cerchiamo argomenti nuovi e di nicchia, legati a piccole realtà che sarebbe bene far emergere. Ci arrivano proposte da autori che scrivono e disegnano, oppure soggetti o sceneggiature che possono diventare una storia. Al momento, Stormi funziona su base volontaria, sia per quanto riguarda noi curatori sia per gli autori. Per ora prevale la libertà nei temi da trattare e, per quanto riguarda gli autori emergenti, la possibilità essere seguiti da curatori esperti. Più avanti svilupperemo delle antologie cartacee e una parte di merchandising. Ci piace l’idea di creare una comunità di gente che indossa la maglietta di Stormi e si riconosce in metropolitana, del gadget che unisce: è un retaggio del nostro amore per la musica».

Stormi è stata lanciata pochi giorni fa: come è stata accolta dal mondo degli appassionati?
«Siamo rimasti favorevolmente stupiti, è andato bene. Hanno funzionato la curiosità e la particolarità degli argomenti delle storie trattate. Le aspettative del pubblico sono state soddisfatte e abbiamo registrato la curiosità di altre case editrici e della stampa».

Qual è la situazione del fumetto in Italia?
«Il fumetto non seriale, ultimamente, ha avuto una grandissima crescita. Si parla di una specie di rinascimento del fumetto italiano. Ci sono tantissime case editrici che parlano di fumetti legati alla realtà, c’è una grande attenzione su questo genere e un grosso seguito di pubblico. Per fare qualche esempio: Zerocalcare, che fa graphic journalism. Anche se lui non lo definisce così e parla di fumetto di realtà. O anche Feltrinelli comics, con Salvezza, tratta tematiche legate all’attualità. Il fumetto si è avvicinato alla realtà, il pubblico c’è e vuole essere informato su certi temi anche con i fumetti».

Chi è il vostro pubblico?
«Il lettore di Stormi, secondo me, è un ragazzo tra i 20 e i 35 anni, legge già fumetti ma non in modo compulsivo. Ha riscoperto il fumetto, è interessato a sapere di più di quanto ha intorno. Magari si avvicina con un po’ di pigrizia all’informazione tradizionale. È più facile disinteressarsi che informarsi. Ecco, Stormi cerca di facilitare l’apprendimento della realtà ai lettori che, altrimenti, non si avvicinerebbero a certi temi».

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