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Storie di migranti che guardano a sud

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La meta non è sempre l’Europa. Migliaia di migranti africani scelgono la rotta del sud, diretti principalmente verso il Sudafrica, ma le loro storie – così lontane dai nostri confini – non fanno notizia. Per portarle alla luce Luca Sola, fotografo e documentarista che vive tra Roma, il Cairo e Johannesburg, ha deciso di realizzare una mappatura fotografica: «Credo che sia molto importante parlare di migrazione cercando di emanciparci dalla visione del nostro orticello dell’Europa – ha spiegato ad ANSAmed – perché togliendo il picco della Siria, il numero delle migrazioni verso il sud è maggiore rispetto a quello delle persone che arrivano verso l’Europa. A livello documentaristico è un fenomeno che non è mai stato analizzato».

Il suo progetto si chiama “Stimela“, dal nome in lingua zulu del treno a vapore sul quale viaggiano i migranti dal Centro Africa al Sudafrica e che, come recita l’omonima canzone del musicista jazz Hugh Masekela, «porta giovani e vecchi, uomini africani reclutati per venire a lavorare a contratto nelle miniere d’oro di Johannesburg e dintorni, per sedici ore al giorno o più, in cambio di una paga quasi nulla».
Finanziato tramite crowdfunding, il progetto è molto più di una mappatura, perché comprende anche un libro fotografico, un archivio permanente in forma di sito web e una mostra itinerante.
Il lavoro di raccolta di Luca Sola è iniziato tre anni fa: il suo obiettivo ha catturato le immagini delle miniere di rubini del Mozambico, delle township in Sudafrica, delle carceri del Malawi, dei «sex workers» del Congo, dei profughi al confine tra Burundi e Tanzania, dei giacimenti di Coltan in Nord Kivu, dell’esodo dall’Etiopia e dalla Somalia per sfuggire a guerre e carestia, del disastro ambientale sul Delta del Niger. Scatti che hanno trovato spazio sulle più prestigiose testate italiane e internazionali. Finora ha documentato i fenomeni migratori in sette Paesi; per concludere il progetto ne mancano nove tra cui la Nigeria, il Congo belga e il Ciad «dove le condizioni di sicurezza – dice – disincentivano i media a coprire gli eventi».

Un master in fotogiornalismo, mostre personali e collettive in tutto il mondo, con i suoi reportage dal taglio sociale Luca Sola ha documentato le dinamiche geopolitiche in Medio Oriente, Africa e Italia e si è guadagnato il terzo posto allo Yonhap International Press Photo Awards 2011, nella categoria “Enhancement of International Peace”, grazie al suo lavoro sulla rivoluzione in Libia, raccolto poi nel libro “Libia / Appunti di Guerra” (2012 Postcart Edizioni). 

Con “Stimela” il suo intento è quello di narrare l’inversione di rotta, i nuovi tragitti e le nuove tratte – e di tratta è giusto parlare. «Ho scelto di parlare di quei milioni di persone dimenticate che scelgono di dirigersi a sud. Direzione opposta. Stesse ragioni. Stesse speranze. Stessi rischi e difficoltà. Stesse solitudini.» Sono le vite di chi non viene a bussare alle nostre porte, le storie disseminate lungo chilometri, intrappolate nelle prigioni, nei campi profughi o nelle periferie. Perché cambiano le coordinate, ma non cambiano i destini.

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