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Spinoland #1 – Scudo d’Europa e guerra dell’informazione sul fronte greco-turco

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Oggi, sul Caffè dei giornalisti, inauguriamo una nuova column. Luigi Spinola, ciascun venerdì, ci racconterà storie dal Mediterraneo, farà il punto sulle situazioni più critiche per la libertà di stampa e di espressione, ci offrirà spunti e valutazioni da esperto di geopolitica. Siamo molto felici di poter ospitare un contributor che negli anni ha mostrato cultura, capacità professionali  e qualità di analisi di alto livello.

 

Europa Turchia scudo d'EuropaIl confine di terra tra Grecia e Turchia somiglia sempre di più a un fronte bellico. E anche le notizie subiscono le deformazioni tipiche del tempo di guerra. Non ha torto il quotidiano ateniese Kathimerini ad avvertire la società greca che “l’informazione è una delle armi cruciali nella minaccia ibrida che affronta il Paese, ora che sempre più rifugiati e migranti si ammassano alla frontiera”. Minaccia tanto più temibile perché dall’altra parte della linea del fronte l’eterno nemico turco “ha già mobilitato ogni mezzo a sua disposizione per condurre la guerra della comunicazione (…) con l’obiettivo di influenzare l’opinione pubblica europea”.  

Una guerra, della e quindi alla informazione, nella quale peraltro Ankara ha un curriculum inquietante, lungo quanto la lista dei giornalisti in galera, che le è valsa per anni il primato mondiale in questa classifica. Ed è difficile prendere sul serio il presidente turco Recep Tayyip Erdogan quando si propone nella veste del protettore dei rifugiati in cerca di asilo, pronto a sfidare per difendere i loro diritti il governo di Atene, equiparato a quello della Germania nazista. Propaganda, appunto, e non della migliore qualità.

La minaccia turca è reale. Ankara in questi giorni spinge i migranti a entrare in Grecia finanziando i viaggi gestiti dai trafficanti. Chi non ce la fa rimane schiacciato nella terra di nessuno, indotto dalla prima linea di poliziotti turchi a riprovarci, magari con l’ausilio di cesoie gentilmente offerte. La Turchia al contempo moltiplica le incursioni via terra, le violazioni dello spazio aereo greco e le provocazioni nell’Egeo, dando il via a un’inquietante militarizzazione della crisi mediterranea tra alleati atlantici. Soprattutto, Erdogan usa come un’arma quei quattro milioni di rifugiati che si trovano all’interno dei confini nazionali, minacciando l’Europa di spalancare le frontiere. Il termine “ricatto”, onnipresente sulla stampa continentale e nelle dichiarazioni dei leader politici europei, è corretto.

Ma il ricatto esiste perché l’Europa si è resa ricattabile. È stata la leadership europea, Angela Merkel in testa – bruciata dall’effimera Wilkommenpolitik dell’estate 2015 – a fornire alla Turchia l’arma che la tiene sotto scacco, assoldandola nel 2016 come guardia armata della sua frontiera orientale. Ed è una minaccia che cresce simmetricamente all’incapacità dei governi europei di farsi carico anche di una parte minima dell’accoglienza dovuta a un popolo in fuga. Terrorizzati perfino dall’ipotesi di assumersi la responsabilità di dieci bambini siriani scappati da Idlib per ogni 500.000 abitanti, una proposta poco più che simbolica avanzata la scorsa settimana dal ministro degli Interni del Lussemburgo, ma che è parsa troppo audace ai suoi colleghi.

Di fronte all’escalation della crisi greco-turca, la UE ha deciso di aggrapparsi a quello che il presidente della Commissione Ursula Von der Leyen ha definito – elogiando la Grecia – “lo scudo d’Europa”, espressione che merita un posto nell’oscuro glossario dell’europeisticamente corretto. Tradotta, si legge respingimento di massa, vietato dall’articolo 33 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Uno scudo formato anche da squadracce neofasciste che ha già fatto almeno un morto e diversi feriti. Vittime che però le autorità greche hanno archiviato alla categoria “fake news”.

Da questo punto di vista, Atene ha poco da temere sul fronte della “guerra della comunicazione” con Ankara. La macchina propagandistica europea funziona benissimo, l’opinione pubblica del vecchio continente è concentrata su altre legittime angosce e Bruxelles, come ha fatto con la Turchia, pagherà per essere protetta, confermando la sua vocazione da nano politico e gigante economico. Intanto lungo la frontiera orientale della casa comune europea trasformata in un fronte, i giornalisti dissenzienti, greci e non – Costa Pliako e Michael Trammer sono le prime vittime – già vengono picchiati a sangue dai vigilantes armati al servizio dello scudo d’Europa.

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