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Specializzazione, aggregazione, trasparenza

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Il seminario “L’uso professionale del social network”, tenutosi sabato mattina presso Palazzo Ceriana Mayneri e promosso dal Gruppo Free Lance di Stampa Subalpina, è stato un successone tra colleghi. “Segno dei tempi”, ha commentato qualcuno. L’appuntamento ha visto una giornata intera dedicata all’approfondimento sull’uso professionale del web e dei social network.

Una mattinata con un approccio più “frontale”, dove i giornalisti presenti sono tornati sui banchi, ed hanno ascoltato un’interessante parte teorica sul come utilizzare al meglio Twitter e Facebook; un pomeriggio invece dedicato alla pratica, con esercitazioni (ognuno è stato invitato a portarsi il proprio pc) sui social visuali, su come aprire un board collaborativo su Pinterest, creare una galleria su Istagram, ecc. sotto la guida esperta di Donata Columbro, giornalista freelance, blogger e Fabrizio Furchì, communication designer per VpS/Ong 2.0.

“La professione sta cambiando” ha esordito Alessandra Comazzi, critico televisivo de “La Stampa”, e presidente dell’Associazione Stampa Subalpina, e ha sottolineato come un incontro di questo tipo possa rappresentare un accompagnamento al lavoro, un’opportunità per essere utili ai colleghi, come gli incontri precedenti, che avevano visto ad esempio incontri con altre finalità pratiche, come l’uso della telecamera o l’uso della voce.

“Il web tra presente e futuro, come cambia il modo di comunicare”: questo l’incontro che ha aperto il seminario: “L’errore è credere che oggi il giornalismo tradizionale sia uguale a ieri, ma con nuovi mezzi” ha esordito Silvia Pochettino, giornalista e saggista e direttore della rivista e del sito Volontari per lo Sviluppo. “Si sta verificando un cambiamento culturale molto più profondo, non è solo imparare trucchi o una metodologia”. “Il web è un fiume in continua evoluzione – ha proseguito – non si imparano delle competenze che per sempre resteranno quelle. Il web evolve continuamente: bisogna saper vedere i cambiamenti, starci dentro. La professione cambia continuamente e continuerà a cambiare”.

Gli aspetti travolgenti di questo cambiamento sono stati illustrati grazie al video su Youtube Social Media 2013 di Erik Qualman da cui emerge in modo palese quanto il web e i social network abbiano ormai rivoluzionato ogni aspetto della nostra vita, dalle relazioni (matrimoni, divorzi), al lavoro (negli Stati Uniti il personale viene spesso cercato tramite Linkedin): insomma, ogni aspetto dell’esistenza di ognuno. “E’ una rivoluzione culturale – ha proseguito Pochettino – è cambiare il modo di concepire anche la comunicazione”.

Uno sguardo sul futuro. Il 2020: “Prima il web era una grande biblioteca, oggi è uno spazio sociale dove si crea collettivamente il sapere, ovvero creo il sapere nella relazione con gli altri. Oggi il web attraversa una nuova fase: la relazione con la rete è sempre più pervasiva (ci si collega con smartphone, telefonini, ecc.) e il web diventa intelligenza artificiale, che si diffonde in diversi servizi e cambia il modo di vita”.

In un incontro sui new media al Festival del Giornalismo di Perugia, Mathew Ingram ha dichiarato: “E’ la fine dei media come industria e dell’informazione come prodotto”.
La notizia quindi non più come prodotto finale messo sul mercato, questa impostazione è ormai in crisi; vi è oggi una forma diversa di informazione e la parola chiave, laddove era catena industriale è “individualità”. Il giornalismo diventa protagonismo individuale.

“Nel web – spiega Pochettino – la gente non è più un pubblico, ma è composto dalle persone singole.

“Specializzazione”. Per catturare più pubblico possibile, puntare ad una specializzazione, con cui si potrà emergere dal mare magnum dell’informazione. Quindi se la prima fonte erano stati i grandi quotidiani, soprattutto per persone di una certa età, il modo di oggi delle nuove generazioni è un modo di informarsi trasversale, non più con la fedeltà ad una testata, ma via web.

“Aggregazione”. Il ruolo del giornalista è aiutare ad orientarsi nel web, dove c’è tutto, ma è difficile trovare ciò che si cerca. Un tempo si era legati allo scoop, oggi invece sulla rete il giornalista ha il compito di aggregare quello che c’è, valorizzandolo, con onestà delle fonti. I giovani si informano attraverso l’aggregazione e in rete. Un esempio è l’infografica, un metodo visivo per aggregare tanti dati.

“Trasparenza”: il giornalista tradizionale viveva in una fortezza, con redazioni chiuse, da cui non trasparivano gli errori. Sul web invece le redazioni sono aperte, sono trasparenti, si ha un dialogo, niente muri che nascondono la realtà. Il futuro vuole abbattere la fortezza e relazionarsi in modo diverso. Anche chi fruisce delle notizie partecipa al flusso informativo, e si passa da comunicazione a conversazione.

La notizia non è più prodotto (cartaceo), ma è un processo che continua, è da seguire, e si evolve grazie al contributo di altri.

In sintesi: dalla comunicazione di massa alla massa di nicchie; dal copyright alla condivisione; dallo scoop all’idea di essere valorizzatori di ciò che già c’è. “Un bel capovolgimento!” .

L’incontro è stato organizzato in collaborazione con il Consorzio Ong piemontesi, nell’ambito del progetto europeo “Comunicare in Rete per lo Sviluppo” che vede l’Associazione Stampa Subalpina compartecipe con i colleghi spagnoli del Collegi de Periodistes de catalunya e con i colleghi francesi di Reporters solidaires.

 

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