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Sotto il velo del pregiudizio: i fumetti di Takoua Ben Mohamed

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TUNISI – «Non so se questo sia un viaggio di andata oppure di ritorno. Non so dove sia casa mia: se nel profondo sud della Tunisia, in mezzo al deserto, o nelle strade più trafficate di Roma».
Takoua Ben Mohamed è tunisina ma cresciuta a Roma, dove ha studiato giornalismo. Nel 1991, a 14 anni, apre il blog Il fumetto intercultura, che sposa le sue due passioni: la scrittura e l’illustrazione. Lavora come graphic journalist e sceneggiatrice, è socia fondatrice di una casa cinematografica, scrive e disegna storie di realtà a fumetti su tematiche sociali a sfondo politico. Specializzata in cinema di animazione, osservatrice della realtà femminile, è autrice del catalogo Woman Story e del libro a fumetti Sotto il velo. Ha già ottenuto vari riconoscimenti: il Muslmim International Book Award 2017, il premio Prato Città aperta, il Moneygram Award 2016 e quello della comunità tunisina in Italia. 

Intervento (in italiano) di Takoua per TED Talks, sulle origini dei disegni per raccontare la realtà, dai graffiti al web

La rivoluzione dei gelsomini (edizioni Becco Giallo) è uno dei suoi lavori più recenti. In queste pagine, Takoua parla della Tunisia e della sua storia personale: le sue questioni familiari sono strettamente legate all’attualità politica, un intreccio potente che spiega ed emoziona.
La prima tavola del volume è la moschea di Zaituna di Tunisi, e nel testo una domanda: “Chi sono io?” “Casa mia dov’è?”. Poi l’autrice rivolge l’attenzione al suo paese e al mondo. La questione femminile è subito introdotta: i diritti acquisiti grazie ad Habib Bourguiba – il primo presidente dopo l’indipendenza – che approva il codice dello statuto della persona e nel 1957 concede il diritto di voto alle donne e rende pubblica l’istruzione senza discriminazioni sociali. E si comincia, ritornando a lei.
Takoua nasce a Douz, nel deserto, all’epoca di Ben Alì. Intorno a sé ha mamma, papà, sei fratelli, i nonni e un gatto: una vita semplice, ricca di tradizioni e di legami forti.
Il regime, però, irrompe nella quotidianità con violenza: l’autrice racconta delle persecuzioni, per cui la gente veniva presa e portata in galera, fatta uscire e rientrare, delle frequenti perquisizioni, dei documenti nascosti in un barile sotto la sabbia, della solidarietà dei vicini, del coraggio della sua gente.
Suo padre lascia il paese per sottrarsi alla polizia, diventa rifugiato politico in Italia e questo dà una svolta alla vita di Takoua: a 8 anni è costretta ad abbandonare la Tunisia per raggiungerlo. Il passaggio a Tunisi, nel suo viaggio verso Roma – alle porte degli anni 2000 – svela un’atmosfera cupa.

Che effetto fa, Takoua, tornare oggi in Tunisia?
«L’ho trovata molto cambiata. Non che ricordi moltissimo della Tunisia durante la mia infanzia, ma sicuramente per me è cambiata molto: si respirava un’aria di libertà e anche di caos, un caos positivo, perché la democrazia è caos, soprattutto per un paese che ha vissuto solo colonialismo e dittature e le persone stavano appena imparando come si vive democraticamente».

Le donne sono protagoniste coraggiose della tua storia e di quella del paese. Perché?
«Perché la mamma è come una montagna, un albero che ha le radici ben piantate a terra: anche se c’è la più brutale delle tempeste e il vento soffia forte, niente la può smuovere. Nel nostro mondo la mamma era la figura forte, che diventa ancora più forte per proteggere i suoi bambini, il suo amore e la sua famiglia».

Oggi che ruolo hanno, le donne, in Tunisia?
«Hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia della Tunisia degli ultimi decenni, quando c’era la dittatura: erano sia nella leadership di partiti e movimenti antidittatura, sia figure apparentemente semplici perché casalinghe o contadine ma che hanno preso in mano i movimenti di liberazione quando gli uomini erano in carcere o in esilio oppure erano stati uccisi, portandoli avanti segretamente. Si prendevano cura l’una dell’altra e soprattutto crescevano la generazione che poi, durante il 2010-2011, ha fatto la rivoluzione».

Che ricordo hai della società e della libertà in Tunisia prima di partire per l’Italia?
«Ricordo che le persone intorno a me erano come gelsomini appassiti. La stampa era censurata pesantemente. Molti quotidiani sono stati chiusi, riaperti con nomi diversi, venivano scovati e richiusi un’altra volta. Le persone sfogliavano ogni cosa che capitava fra le mani: giornali, riviste, persino libri. E la censura aumentava sempre di più. Alcuni giornali proseguivano la loro attività clandestinamente. Venivano distribuiti dalle casalinghe nei cestini della spesa, dopo un giro al mercato. O attraverso i bambini più piccoli, con le riviste nascoste in fondo agli zainetti, che la polizia difficilmente avrebbe perquisito… E le signore più anziane si adoperavano in una sorta di distribuzione porta a porta: ne approfittavano per fare il giro del quartiere e salutare tutti i parenti». «Anche le televisioni locali erano molto controllate, ma con l’arrivo della tivù satellitare tutto è cambiato. A un certo punto la gente ha cominciato a seguire le emittenti straniere per avere notizie sul proprio paese».

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