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Sgranare il mondo con le dita

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“Il giornalista? Passo le notizie per il giornale di domani. È come se potessi sgranare il mondo con le dita” Davide Lajolo

Un giornalista scrittore. Come Montale, Montanelli, Buzzati. Il 2012 è il centenario della sua nascita, e l’associazione culturale a lui dedicata lo celebra quest’anno, con tante interessanti iniziative. Tra le ultime, l’incontro “Il mestiere del giornalista” all’Ordine dei Giornalisti di Torino, il 4 ottobre.

Davide Lajolo, astigiano e di famiglia contadina, fu giornalista in anni gloriosi: nel ’45 era già Ulisse, lo pseudonimo che lo rese celebre nella guerriglia partigiana, e caporedattore dell’Unità in corso Valdocco, per celebrare l’unità appena ritrovata. Una redazione che era un insieme di intelligenze straordinarie: sotto la sua guida Raf Vallone, che si occupava della terza pagina, Italo Calvino, Cesare Pavese.

Un personaggio dalle mille sfaccettature: un combattente, sentiva forte la sua militanza politica; aveva una fisicità importante, e una penna raffinata, colta. Questi suoi aspetti ne determinarono la vita e le scelte: il 1939 è l’anno di inizio del suo impegno al Corriere Adriatico e alla Sentinella Adriatica, nonché alla rivista di poesia Glauco, ad Ancona; è ufficiale nella seconda guerra mondiale sui fronti greco e albanese; al rientro in patria, diventa il partigiano Ulisse ma non tralascia la scrittura: anzi il soprannome sarà poi lo pseudonimo nei tempi della pace. Divenuto deputato PCI si batte, tra le altre cose, contro la censura del cinema; si occupa di giornalismo a tutto campo e predilige la cultura e i temi sociali. Nel 1945 diventa caporedattore e poi direttore dell’edizione dell’Italia settentrionale de l’Unità; nel ’47 si trasferisce, come vicedirettore, a l’Unità di Milano e ne è direttore dal 1949 al 1958. È in questo periodo che pubblica la pagina settimanale della donna, e ancora: fonda il giornale sportivo “Il campione”, e negli anni ’70 dirige “Giorni-Vie Nuove”. E poi scrive poesie, racconti, collabora con quotidiani, settimanali, è poi direttore della rivista “Europa Letteraria”. Insomma: è un giornalista completo e straordinario.

“Davide Lajolo apparteneva a quella generazione di giornalisti che hanno saputo avvicinarsi più di oggi alla vera libertà di informazione – ha detto di lui Massimo Novelli, scrittore e giornalista di Repubblica – Il giornalismo allora era di battaglia, di denuncia. Arrivavano querele. Era cronaca fatta su vari piccoli paesi, non di palazzo, ma su quello che succedeva davvero in Italia”. E nelle redazioni, il clima era elettrico, creativo, a volte giocoso. “La chiusura era alle 10, dieci e mezza per i treni, alle 3 di notte per la ribattuta, e in quell’intervallo, racconta Novelli, si divertivano: si discuteva, si ragionava, si scherzava assieme a Dario Fo… Lajolo amava anche giocare a ping pong. C’era reciproco rispetto, anche verso chi aveva diverse opinioni – chiude Novelli – Ognuno aveva una propria dignità, il senso della vita in solidarietà con gli altri”.

Nel 1956 va in Cina ad incontrare Mao Tse Tung e gli parla di poesia. Gli chiede di come la rivoluzione parla di poesia. Nota che Mao ha le calze rosse rivoltate sulle scarpe. Come mio padre contadino, annoterà: il grande mondo come il suo mondo contadino.

 

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