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Sfide e dinamiche del giornalismo online

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Davide Mazzocco
Davide Mazzocco

Quali sono i nuovi strumenti dell’informazione digitale? E come si può fare buon giornalismo sul web? Per avere una risposta abbiamo incontrato Davide Mazzocco, giornalista freelance e autore di “Giornalismo on-line” (Centro di Documentazione Giornalistica, 2014). Un manuale che si pone in linea di continuità con il precedente “Giornalismo digitale”, pubblicato nel 2012 e adottato da vari atenei italiani, integrato con novità e reso uno strumento più pratico.

In questi tre anni è cambiato qualcosa? In che direzione?
«Verso il basso. Oggi i giornali inseguono contatti e clic a discapito della qualità e dei contenuti. La remunerazione è vincolata alla quantità – il numero di visitatori, il tempo di permanenza su un sito – e non alla qualità. A cominciare dal titolo, su cui si gioca l’ottanta percento delle visite. Il titolo, deve essere “scemo”, sennò Google non lo capisce! Ecco allora che, talvolta, si preferisce puntare su un’informazione sensazionalistica per restituire un numero di contatti maggiore. Ma una grande quantità di contatti non significa automaticamente un pubblico fedele. Al contrario,  spesso i contenuti di qualità sono letti da un pubblico più ristretto, ma più attento».

Quali sono gli elementi di maggior novità nell’informazione on-line?
«Si deve entrare nell’ottica che la redazione moderna è diffusa, svincolata da un luogo fisico e bisogna avere presenti i meccanismi per tenerla in vita e i pericoli in cui si può incorrere, tra cui la frammentazione. La novità più sostanziale è, però, il fatto che non si possa prescindere dai social network. Prima dell’avvento dei social network non c’erano grandi differenze tra il giornale online e la versione cartacea. Sul web si puntava sull’attualità, ma la stessa notizia si trovava approfondita il giorno dopo sulla carta stampata. Con l’irruzione dei social media – prima Facebook nel 2004, poi Youtube nel 2005, seguito da Twitter – le persone sul posto diventano corrispondenti involontari, dando vita a quella forma di giornalismo conosciuta come citizen journalism. La partecipazione attiva dei lettori, grazie all’interattività dei nuovi media, suggerisce l’illusione di una presunta orizzontalità democratica e di uno scambio maggiore. In realtà si è tradotta in una degenerazione dell’informazione».

Sono cambiati anche i tempi dell’informazione?
«I giornali sono obbligati a consumare la notizia molto rapidamente: il prodotto è confezionato e venduto. Nell’ultimo decennio, il web ha eliminato i costi di produzione e distribuzione e incrementato la diffusione dell’dell’informazione. Come evidenziato dai ricercatori Shirky, Anderson e Bell nel loro lavoro “Post-Industrial Journalism”, non si è più in grado di sostenere la macchina industriale del passato perché oggi le notizie sono accessibili gratuitamente. Il punto è: come rendere remunerativo il giornalismo sul web? Beh, non si è ancora trovato il modo di rendere lucrativa la notizia».

Come suggerisce il sottotitolo del suo libro, una chance importante potrebbe essere la cosiddetta crossmedialità.
«Quando si parla di avanguardia del giornalismo on-line in molti citano “Snow Fall”, pubblicato sul New York Times a firma di John Branch. Con questo reportage, che narrava  di una valanga a Tunnel Creek che travolse alcuni noti sciatori, Branch vinse il premio Pulitzer nel 2013. Snow Fall è molto più e molto altro rispetto a un articolo: unisce al testo frammenti di documentari, animazioni in 3D, gallery fotografiche. È un racconto crossmediale, un prodotto di digital storytelling trasversale ai diversi media, un esperimento di long form journalism. È un lavoro collettivo che ha coinvolto undici tra grafici e designer, una fotografa, tre videomaker e una ricercatrice. È probabile che la partita del giornalismo del futuro non si giochi più – com’è stato in passato – sulla predominanza della velocità e della completezza dell’informazione, ma sulla qualità e sulle forme dell’approfondimento. In questa logica, chi saprà utilizzare al meglio tutti gli strumenti della comunicazione visiva potrà fare veramente la differenza».

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