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Senzatomica e il silenzio dei media sull’armamento nucleare nel mondo

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«Non ci si rende conto che  la situazione internazionale è molto seria: in Italia, soltanto due testate giornalistiche seguono l’ICAN e la Rete Disarmo Nucleare, e sono Avvenire e il manifesto». A parlare è Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana Disarmo. «L’indifferenza è massima: ci ignorano, tranne in queste occasioni». E l’occasione è anche l’esposizione di un Lance, un missile nucleare tattico di sei metri di lunghezza in dotazione alla Nato nel corso della guerra fredda e poi dismesso con la caduta del Muro, che fa parte della mostra Senzatomica, visitabile al Mastio della Cittadella di Torino fino al 27 febbraio 2018.

Per le stanze della mostra si muovono sicuri, tra filmati del bombardamento su Hiroshima e Nagasaki, i rappresentanti di Ican, di cui Senzatomica è partner, una coalizione di organizzazioni non governative di 101 Paesi premiata con il Nobel per la Pace lo scorso anno. Le sensazioni sul prossimo futuro non sono rassicuranti: il problema dell’armamento atomico e della mancanza di informazione sul tema è più che mai attuale e salta all’occhio. Ed è anche lungo il cammino di sensibilizzazione al disarmo intrapreso dal presidente Daisaku Ikeda della Soka Gakkay Internazionale, che ha sponsorizzato mostre itineranti sull’abolizione delle armi nucleari, l’educazione e la guerra, per dimostrare che è l’individuo ad avere il potere e la responsabilità di influenzare la società.

Ironicamente, nel corso della visita qualcuno offre un “Survival Kit”, un sacchetto contenente vari oggetti e cibarie da condividere con un amico: un invito per non dimenticare il messaggio sulla dote della comunicazione e l’apertura verso l’altro. Temi molto cari a Vignarca, che dice: «Dovevamo firmare quel trattato del 12 di luglio 2017, all’ONU, per la messa al bando delle armi nucleari. Certo, noi non ci siamo: ed è per questo motivo che i nostri giornalisti e i giornali non pubblicano, che ci chiedono se siamo dei sognatori, degli idealisti o semplicemente dei visionari. Ma l’ICAN ha vinto il Nobel quest’anno: forse non siamo sognatori, forse siamo solo realisti». RAI3 non si attiene al black-out e, sebbene a un’ora improbabile della notte, trasmette uno speciale sul disarmo nucleare: si intitola “Paura della bomba” ed è la prima puntata del ciclo Tv Storia, una trasmissione per pochi intimi condotta da Massimo Bernardini. La puntata, ricchissima di ospiti e documentari storici, racconta come, secondo l’osservatorio Milex sulle spese militari, l’Italia si attesti sull’1,18 del Pil (dati della Difesa, per Milex la quota è dell’1,4) per la spesa dedicata al comparto. Ma le cifre più significative, secondo l’Osservatorio, sono quelle dedicate ai sistemi d’arma: fra Difesa e ministero per lo Sviluppo economico, nel 2016 sono stati investiti in armamenti circa 5.133 milioni di euro. Nel 2017 sono 5.639: l’aumento di spesa in armamenti è di oltre mezzo miliardo.

Nei giorni scorsi, rappresentanti del Network della società civile europea contro le armi ENAAT e del sito WeMoveEU hanno simbolicamente consegnato a Commissione Europea e Parlamento Europeo oltre 142.000 firme di cittadini e cittadine che chiedono alle istituzioni Comunitarie di non investire in armamenti. A riceverle Oliver Rentschler, vice-Capo di Gabinetto di Federica Mogherini, Alto rappresentante UE per gli Affari Esteri e la sicurezza e l’onorevole Jens Geier, vice-presidente della Commissione Bilancio EuP.

[Nella foto in homepage: Francesco Vignarca, Daniele Santi, Massimo Artini, Daniel Högsta e Hayley Ramsay-Jones di Ican. Tutte le immagini della mostra, di Serena Bascone]

 

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