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Senza volto ma senza bavaglio

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anas aremeyaw anasReporter senza volto, camaleonte, James Bond del giornalismo ghanese: sono alcuni degli appellativi con cui è conosciuto Anas Aremeyaw Anas, il più famoso giornalista investigativo africano. Noto anche se ignota è la sua identità o, per meglio dire, multiforme: per condurre le sue indagini sul campo si è infatti travestito da barista, da principe ereditario, da venditore ambulante.
E anche quando non è sotto copertura, per presentarsi in pubblico indossa una maschera a coprire il suo volto.  Una misura necessaria, perché per denunciare violenze e corruzione con le sue inchieste coraggiose si è esposto a vendette e ritorsioni e si è fatto comprensibilmente molti nemici.

Grazie al suo lavoro sul campo ha portato alla luce il traffico di organi degli albini, bersaglio della superstizione in Tanzania, ha svelato la corruzione tra le forze dell’ordine in Ghana, ha scoperto e documentato la compravendita di medicinali contraffatti gestita da falsi medici in Nigeria e un giro di tangenti all’Alta corte di giustizia del Ghana e, con quello che ha preso il nome di Eurofood Scandal, ha dimostrato che buona parte degli aiuti alimentari arrivati in Africa venivano poi rivenduti.
«Le mie indagini sotto copertura – racconta Anas – si concentrano principalmente sul problema della violazione dei diritti umani, in particolare violenze sui minori, e sulla corruzione. Il mio obiettivo nel fare giornalismo sotto copertura è di fare i nomi, gettare nella vergogna e portare in carcere. In questa parte del mondo, a volte semplicemente raccogliere informazioni non è sufficiente, è necessario supportarle con prove forti e questo è ciò che faccio.»

Nei panni di un prete cattolico si è infiltrato in una prigione di Bangkok per rivelare le torture sui prigionieri. Si è finto malato mentale per denunciare le condizioni dei pazienti in un istituto di Accra e criminale per sperimentare come venivano trattati i detenuti della prigione ghanese di Nsawam.
Ha colto nel segno, dunque, il regista canadese Ryan Mullins che ha intitolato “Chameleon”, camaleonte, il film che ha girato per raccontare la sua storia.

Anas ha condotto indagini sotto copertura in molti paesi, ma il cuore del suo lavoro rimane l’Africa subsahariana.
«Le mie indagini sulle violazioni dei diritti umani hanno come obiettivo quello di creare condizioni di vita migliori e offrire pari opportunità ai bambini e agli adulti che ne sono state vittime, mentre quelle sulla corruzione si concentrano sui funzionari e gli impiegati governativi che invece di lavorare per la gente rubano il denaro che è di tutti, deprivando così i cittadini di servizi essenziali.»

Le sue inchieste oltre al supporto di telecamere nascoste, infiltrazioni e travestimenti, si avvalgono della collaborazione di un team di professionisti del giornalismo investigativo.
Solo così Anas è riuscito a raggiungere l’obiettivo che lo espone continuamente al pericolo di vendette e al quale sembra anteporre la sua stessa vita: la ricerca e il racconto della verità.

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