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Se sei giù, prova Aspirina

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La redazione di Aspirina al WOW Museo del fumetto di Milano, per la mostra realizzata nel marzo 2013
La redazione di Aspirina al WOW, Museo del fumetto di Milano, per la mostra realizzata nel marzo 2013

A volte c’è proprio bisogno di un’aspirina, medicina per antonomasia capace di dare sollievo in breve tempo. E su questo principio si basa la rivista Aspirina, rivista acetilsatirica nata su carta nel 1987, con l’intento di fare satira sui temi delle pari opportunità, delle politiche delle donne e sull’ideologia dell’uguaglianza, edita dalla Libreria delle donne di Milano.

Ne parliamo con Pat Carra, matita satirica tra le più famose d’Italia, collaboratrice di riviste e giornali, in Italia all’estero e una delle fondatrici e redattrici “storiche” di Aspirina (insieme a Piera Bossotti) e con Loretta Borrelli, redattrice di Aspirina, sviluppatrice web, attivista e “artivista”.

Che cos’è Aspirina?
«Aspirina – spiega Pat Carra – viene pubblicata come rivista indipendente  dall’87 al ’91, poi diventa un allegato di Noi donne e poi ancora, dopo una lunga interruzione, risorge nel 2013 come rivista online. Viene ripresa e rilanciata da una parte del nucleo storico che l’aveva fondata nell ’87 e da un gruppo di nuove collaboratrici».

Come viene composto un numero?
«Ci sono molti rapporti telefonici, via Skype, ma ci vediamo anche molto. Siamo un gruppo reale che si incontra spesso fisicamente, ovviamente soprattutto con le collaboratrici che stanno più vicino a Milano. Si discute molto e c’è molta libertà sulle proposte. L’aspetto centrale è che ci si vede di persona. Pur avendo collaboratrici in America, Egitto, Spagna alle quali si mandano i report delle riunioni.
Il numero viene creato quando si impagina. Stampiamo tutti i materiali che sono arrivati e si comincia a creare la rivista, partendo quindi dalla carta e lavorando su un menabò fisico come se si trattasse di un giornale cartaceo, distribuendo tutto su un lungo tavolo.
Creiamo, tra le illustratrici e le scrittrici delle “coppie comiche”, dei tandem. Abbiamo visto che è un sistema che funziona, crea un’abitudine nella lettura, una continuità, un riconoscimento. Si raffinano le relazioni anche tra persone che non si sono mai viste perché lavorano a distanza, in Lituania, a Parigi o a Firenze. In sostanza c’è una pratica di relazione che non è calata dall’alto, ma è di base. E c’è una prevalenza del femminile, anche se abbiamo pure qualche collaboratore uomo».

Come si pone Aspirina, rivista online, rispetto all’uso dei social e del web?
«Ci vogliamo discostare – risponde Loretta Borrelli – dall’impostazione tipica “a getto continuo” del blog o delle riviste online che pubblicano continuamente singoli post, caricati in modo indipendente uno dall’altro. Aspirina ha mantenuto l’idea della periodicità. Il risultato finale, il numero, è frutto del lavoro collettivo e del dialogo tra le diverse autrici e autori.

Utilizziamo wordpress, che è uno strumento tipico dei blog, però lo abbiamo modificato nelle funzionalità di base per creare una rivista unitaria. In questo modo resta evidente il progetto unitario, che non annulla tutto il lavoro condiviso fatto all’interno della redazione.
Per quanto riguarda i social non siamo alla ricerca spasmodica di più accessi o più “mi piace”, non ci interessa raggiungere un particolare ranking. Ciò fa parte della nostra riflessione sul lavoro in generale e sulla qualità del lavoro in particolare. Ad esempio abbiamo discusso della questione della gratuità dei contenuti sui social e in particolare su Facebook. Siamo favorevoli al lavoro volontario, ma non per dare contenuti gratis a Facebook. Abbiamo avuto scambi anche molto conflittuali su questo argomento, valutando che l’autopromozione su FB portava pochissimo ritorno rispetto al lavoro fatto. Preferiamo “far uscire” gli utenti da Facebook e farli arrivare sul nostro sito.
Abbiamo anche adoperato strumenti di analisi diversi da quelli di google, utilizzando un software che dà altri parametri di calcolo e risultava un tempo di permanenza medio sulle nostre pagine sui 45 minuti. Per noi è più importante dare valore al lavoro e alla lettura, e abbiamo visto che chi tiene ai nostri contenuti apprezza questa modalità di lavoro. Oltre a un certo livello non si riesce comunque a prestare attenzione a tutto ciò che accade, non è umano».

Aspirina può essere anche una “scuola” per giovani illustratrici?
«È certamente un laboratorio per tante autrici che hanno cominciato a pubblicare da noi – continua Pat Carra – . In effetti con Aspirina si mette a disposizione uno spazio che fa crescere, proprio per il fatto che ogni cosa da noi viene guardata, per l’abitudine a parlarsi, confrontarsi.
L’essere un laboratorio giornalistico, editoriale e web dà grandi possibilità di autoformazione e formazione, ad esempio per quanto mi riguarda mi ha dato strumenti preziosi e di grande qualità sulla parte editoriale web».

Non ci sono solo giovani promesse, ma molte firme note, anche straniere…
«Sì, ci sono anche molte autrici che collaborano da lontano, dall’estero, sono persone che si muovevano nel movimento delle donne, come le americane Allison Bechdell, o Liza Donnelly, di New York. Esiste una grande rete di donne che lavorano sul femminismo, sono una grande ricchezza comune e si riconoscono in Aspirina. Questo ci ha permesso di ospitare firme importanti. La politica delle donne è globale e crea una rete di relazioni molto stretta, non solo nel campo dell’umorismo ma in generale.

Vignetta di Liza Donnelly da Aspirina n.8
Vignetta di Liza Donnelly da Aspirina n.8

Oltretutto con l’online c’è stato un ulteriore allargamento della condivisione delle politiche delle donne su scala mondiale, cosa che con il cartaceo non c’era. Noi, dal canto nostro, curiamo tantissimo la traduzione e il lettering, che ovviamente per le illustrazioni è importantissimo. Ci mettiamo una grande qualità e professionalità, grazie alle traduzioni di Margherita Giacobino e all’alto livello di competenze di Elena Leoni. L’obiettivo è di fare una rivista bella e molto curata».

Le collaborazioni con Aspirina sono a titolo volontario, non vengono pagate?

«Sì, distinguiamo il lavoro volontario dal lavoro gratuito. Siamo contrarie al lavoro gratuito, abbiamo anche collaborato con l’associazione ACTA, che riunisce lavoratori della conoscenza, freelance, giornalisti, designer e altri. Con loro abbiamo realizzato il libro e la mostra Nuvole sul lavoro».

Quali sono i vostri temi, avete degli argomenti ricorrenti?

«Aspirina è innanzitutto un progetto politico, non una vetrina. È soggettivo e corale allo stesso tempo. Vogliamo fare approfondimento politico, ad esempio sul tema del lavoro, che è una costante, se ne parla sempre. Il sapere femminile viene declinato nei rapporti personali e negli altri argomenti che trattiamo: guerra, conflitti, amore, sessualità. Il numero che parla di guerra ad esempio si apre con una donna che stende fucili come se fossero panni da asciugare. Ci sono poi delle rubriche fisse, come “l’ormone mistico”, che tratta di sessualità».

Oltre alla rivista realizzate anche mostre e pubblicate libri, che cosa rappresentano?
«Sì, si legano al nostro desidero di materia, di stare sulla carta. E sono una grande fatica! Abbiamo realizzato tre mostre, una mostra antologica si è conclusa a giugno, al museo della satira di Forte dei Marmi, una nel 2013 al WOW, il museo del fumetto di Milano e la già citata mostra Nuvole sul lavoro del 2014. Poi abbiamo pubblicato tre libri in italiano e inglese in formato epub3 animati e sonori, un formato all’avanguardia. Materiale e virtuale fanno sempre parte della nostra natura».
«Il formato epub3 per noi è una sperimentazione lavorativa, un laboratorio su come cambia il mondo dell’editoria – aggiunge ancora Loretta Borrelli – È un passo avanti ulteriore rispetto al libro digitale perché permette interazioni con immagini e suoni. Vi è sia un rapporto immagine/testo più creativo sia elementi di navigazione facilmente comprensibili per chi legge.

Al momento questi tipi di libri sono ancora sperimentazioni, e per noi immaginare come potesse essere la navigazione in questo tipo di impaginato è stato anche un momento di autoformazione: via via, dal primo all’ultimo libro pubblicato in questo formato, abbiamo affrontato problematiche diverse legate alle vignette, ai testi e ai fumetti».

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