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Se parlare di ambiente è parlare di pace

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Si è aperto IMG_2528al Museo Civico di Malaga (Spagna) il primo meeting di giornalisti ambientali e delle agenzie di stampa del Mediterraneo un’occasione per riflettere sulle principali sfide del Mediterraneo e il modo in cui le notizie di carattere ambientale vengono trattate nell’agenda dei media.

Antonio Troya, direttore del centro IUCN per la collaborazione nel Mediterraneo, organizzatore del meeting, aprendo i lavori ha sottolineato l’importanza dell’interazione tra organizzazioni dell’area euromediterranea e agenzia di stampa e come la COP 21, appena conclusasi a Parigi, abbia ottenuto un risultato storico di cui sarà necessario tener conto del futuro dibattito sui temi ambientali. Anche Arturo Larena, direttore di EFE Verde, coorganizzatore dell’incontro, ha evidenziato come questo genere di meeting tra professionisti dell’informazione sia un’opportunità per imparare l’uno dall’altro, mettendo in comune le singole esigenze e competenze. «Il mondo dell’informazione è cambiato – ha detto Larena – e bisogna cogliere questi cambiamenti. La società ci chiede maggiori informazioni ambientali. Servono quindi professionisti in grado di tradurre in modo preciso argomenti e dati scientifici. I giornalisti ambientali contribuiscono a formare una coscienza sociale, pertanto devono essere onesti, plurali, capaci di trasmettere correttamente questo genere di informazione. E se facciamo bene il nostro lavoro, il nostro mondo sarà un posto migliore».

«Qualcuno dice che i temi ambientali non sono temi – ha però detto il segretario generale della rete delle agenzie di stampa AMAN, George Penintaex – . Bisogna quindi passare dalle parole ai fatti perché la politica spesso va in direzione contraria all’ambiente.

IMG_2523Entrando nel vivo degli obiettivi del meeting, Alessandra Paradisi, vice direttore delle relazioni internazionali RAI e presidente della Conferenza permanente degli operatori audiovisivi del Mediterraneo, ha ribadito che non ci possono essere soluzioni ai problemi globali se non condivise: «Serve un modello win-win – ha detto – non si trovano le risposte da soli, ci dev’essere collaborazione tra i diversi settori: giornalisti, associazioni, producers. Per superare la mancanza di comunicazione tra i vari attori noi del Copeam realizziamo attività di formazione per i giornalisti e sosteniamo reportage realizzati da team misti, composti da membri di vari paesi. Un progetto in corso, ad esempio prevede la produzione di dodici documentari sulle aree marine protette in coproduzione. Non dimentichiamo che molti conflitti nascono da problemi ambientali, come la mancanza d’acqua o la desertificazione».

Anche per Grammenos Mastrojeni, del settore cooperazione internazionale del Ministero degli affari esteri «il messaggio che deve passare è che i temi ambientali sono collegati con quelli dello sviluppo, della pace, dei diritti umani. L’ambiente è un argomento globale che dipende dalle nostre azioni: se faccio il meglio per me faccio il meglio anche per il pianeta, le due cose non sono affatto in contrapposizione, anzi vanno di pari passo. Proteggo l’ambiente, creo giustizia e creo pace».

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