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Se il giornalismo è lento

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slowIn tempo di social media e twitter che arrivano istantaneamente che cosa significa parlare di slow journalism?

Il movimento del giornalismo lento, ideato nel 2011 da Rob Orchard, ex direttore di Time Out Dubai, con Marcus Webb, il suo ex direttore internazionale e di altri tre ex dirigenti editoriali di Time Out vuole “prendersi il tempo di fare le cose per bene”.

Invece di cercare di battere disperatamente Twitter – spiegano – «torniamo ai valori che tutti noi vogliamo dal giornalismo: contesto, analisi e opinioni di esperti». Come? «Noi vi diciamo come vanno a finire le storie, raccogliamo i cocci e diamo il quadro completo dopo che si è posato il polverone delle breaking news. Il che significa che non cadiamo nella trappola delle notizie 24/7. Abbiamo solo 120 pagine ogni tre mesi, e così facciamo in modo che ognuna di queste sia importante.
Si intitola infatti Delayed Gratification (soddisfazione posticipata) il magazine trimestrale del movimento dello slow journalism che, come recita il suo motto, è “orgogliosa di dare le notizie per ultima”.
L’idea è stata quella di riprendere argomenti già ampiamente coperti dai media mainstream e riproporli attraverso l’analisi contestuale. «Riprendiamo notizie incredibili dai “like” della BBC e del Guardian – spiega Orchard – e così creiamo l’agenda delle notizie. Siamo come il gabbiano che segue il peschereccio».

delayedL’ultimo numero di dicembre aveva circa 20 storie lunghe, inclusi contributi originali sul leone Cecil, le madri belghe di soldati jihadisti e il traffico di esseri umani.
Ha inviato i giornalisti freelance nella città turca di Soma, dove un incidente in una miniera ha ucciso 300 persone. I giornalisti hanno scoperto che la storia era cambiata da quando i grandi media ne avevano parlato, e hanno trovato la comunità arrabbiata per le promesse dimenticate dei politici che se ne erano andati.
Per il prossimo numero, che copre il periodo da ottobre a dicembre 2015, Orchard e il suo team stanno spulciando per trovare le storie più importanti da rivedere. «È stato un periodo contrassegnato da attacchi terroristici, Ankara, Beirut, Parigi, e stiamo trovando la prospettiva interessante che il senno di poi ci darà sugli attentati di Parigi» dice ancora Orchard. L’approccio del giornalismo lento è stato lodato dal Guardian e dall’Economist.

Metà dei ricavi deriva dagli abbonamenti, il resto da eventi e vendite in edicola. Il design è uno dei punti centrali del progetto, spesso l’infografica rappresenta da sola la parte migliore del pezzo, come è capitato con quella sul paese migliore del mondo che è stata visualizzata oltre 4000 volte.

Delayed Gratification è in procinto di mettere tutti i suoi contenuti sul web e conta con ciò di raddoppiare i suoi abbonati, utilizzando i canali social e digitali come strumento per aumentare gli abbonati cartacei.  Certamente si rivolge a un pubblico di nicchia, interessato a riprendere argomenti anche tre mesi dopo, ma la pubblicità cresce dal 20 al 60% e – spiega ancora Orchid – porta le persone a pensare “Se voglio roba buona, devo pagarla”.

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