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Se i dati incontrano il reportage

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Nell’era dei giornalisti freelance e delle scarse risorse per lavori di inchiesta, un finanziamento destinato alla realizzazione di progetti di reportage di qualità (e per di più sui temi dello sviluppo) pare un miraggio. E invece si tratta dell’Innovation in Development Reporting Grant Programme, il programma di finanziamento promosso dall’organizzazione non profit European Journalism Centre (Ejc) con il supporto della Bill & Melinda Gates Foundation.

Obiettivo è finanziare, con un budge di circa 20mila euro, prodotti giornalistici particolarmente innovativi dal punto di vista creativo – dal contenuto alla metodologia di investigazione, dalla presentazione alla pubblicazione su più media e in più lingue -, che trattino temi legati allo sviluppo a livello internazionale e contribuiscano alla loro diffusione sui media in Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Norvegia, Spagna, Svezia, Gran Bretagna e Italia

Il prossimo bando scade il 23 luglio 2014 e sul sito http://journalismgrants.org si possono trovare informazioni pratiche, criteri di ammissibilità e chiarimenti per la candidatura, oltre alla possibilità di sfogliare i reportage già finanziati.

“Il progetto che sto coordinando segue la filiera dei pomodori italiani, raccolti da immigrati in condizioni difficili – ha raccontato al Festival di Perugia Stefano Liberti, giornalista freelance vincitore di un grant dell’Ejc – Siamo partiti dai campi delle Puglie per poi andare nelle fabbriche di trasformazione e tornare in Africa, dove l’arrivo del pomodoro concentrato prodotto in Italia o in Cina sta uccidendo l’agricoltura locale”. Un progetto che coinvolge più paesi, tra l’analisi di dati, che hanno mostrato la correlazione tra afflusso di pomodoro concentrato e riduzione della produzione locale, e reportage su campo, per verificare la coincidenza.

Dal lavoro di gruppo di Liberti, composto da 5 persone con competenze complementari, stanno nascendo un webdocumentario, un insieme di testo e multimedia, reportage fotografici e articoli per diversi media. “Il coinvolgimento di più competenze rende il lavoro più efficace“.

 

Project manager, webdesigner e giornalisti impegnati nei reportage su campo e nel fact-checking. Il grant finanzia progetti di ricerca che sappiano integrare diverse professionalità e sfruttare tutti gli strumenti possibili per il giornalismo. “Reportage e datajournalism si sostengono a vicenda e il giornalista diventa la cinghia di trasmissione – spiega Jacopo Ottaviani, impegnato in un’inchiesta sul land grabbing, l’accaparramento delle terre nei paesi del Sud del mondo da parte di invesitori internazionali -. Nel nostro caso il data investigation ha aiutato il reportage così come il lavoro sul campo ha mostrato i limiti dei dati, e il giornalista sta nel mezzo”.

Una visione amplificata, trasversare e completa del mestiere del giornalista, il quale non solo produce notizie ma “crea network” come ha sottolineato Wilfried Ruetten, direttore dell’Ejc, “ci interessano storie che non hanno un solo impatto, ma che diventano sostenibili, che creano connessioni. Cerchiamo progetti vivi, che sappiano unire un buon lavoro di squadra con gli ingredienti delle ricerche accademiche, dell’aiuto del pubblico, dei lavori nelle scuole. È l’integrazione che rende di qualità e sostenibili i progetti”.

Che sia finito il tempo in cui “fare il giornalista era meglio che lavorare” come ironizza Guido Romeo di Wired? Sarà forse per qualcuno, ma nonostante le risorse scarse e la precarietà dei freelance, la speranza di veder realizzate inchieste di qualità esiste ancora.

 

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