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Rosita Ferrato presenta il “suo” Marocco

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Rosita Ferrato, presidente del Caffè dei Giornalisti

Gli spazi nobili ottocenteschi di Palazzo Ceriana Mayneri, per una sera, si trasformano in un salotto mediterraneo. Le note di un violino e una chitarra, accompagnati dalle percussioni di una darabouka ci accolgono e ci trascinano tra i vicoli di una medina, passando accanto alle stoffe e le spezie di un souk, giardini profumati, tavole imbandite di couscous, datteri e tè alla menta: mescolando ritmi arabi e berberi con le tradizioni del sud Italia, il trio musicale Jazira, «isola» in arabo, dal nome del ristorante marocchino che agli inizi ospitava le loro prove, ci introduce alla prima tappa di un viaggio in Marocco da compiere comodamente seduti in poltrona.
Approdiamo infatti su un’isola in mezzo a Torino, fatta di tutte quelle suggestioni che Rosita Ferrato, giornalista e scrittrice, ha colto durante le sue esperienze di viaggio in lungo e il largo nel paese e ha voluto raccogliere in un libro, «I tuffatori di Casablanca».
Alla presentazione, venerdì 24 marzo al Circolo della Stampa, che è anche la “casa” del Caffè dei Giornalisti di cui Rosita Ferrato è presidente, il pubblico si è lasciato portare per mano, ascoltando alcuni estratti, interpretati dall’attore Marcello Spinetta e accompagnati ancora dalle sonorità dei Jazira.
Casablanca, il vero Marocco, e Marrakech, quello del nostro immaginario. Gli alberghi lussuosi e l’ospitalità nelle case dell gente comune. L’arte di presentare il cibo in tavola, la cura quasi ossessiva del dettaglio («Quel je ne sais quoi che in Marocco è ovunque»), il saper stare in silenzio senza bisogno di riempirlo con parole. Sono alcune delle immagini evocate dalla lettura di quello che non è un diario di viaggio (non ci troverete consigli sui migliori ristoranti o un elenco delle principali attrazioni), piuttosto un taccuino che riporta le impressioni del momento e alcuni approfondimenti maturati al ritorno a casa, corredato da splendide illustrazioni nate dalla mano di Paolo Galletto, quasi un cahier de voyage

«È il racconto di un Paese scoperto giorno per giorno, vivendo in mezzo alla gente», commenta l’autrice, dialogando sul palco con la giornalista marocchina Karima Moual. Curioso lo spaccato del Marocco che emerge dallo sguardo di chi lo ha visitato più volte a confronto con quello di chi ci è nata e torna spesso per sentirsi a casa. Tangeri per Rosita è quasi Europa: «Non è la prima volta che arrivo a Tangeri, ma la sensazione è sempre la stessa: trovarsi in un altro mondo e contemporaneamente a casa. Forse perché guardando all’orizzonte si riconosce la Spagna e la nostalgia improvvisamente si placa». Per Karima è «finalmente Marocco: dopo due giorni di viaggio in auto dall’Italia, attraverso la Francia e la Spagna, una volta a Tangeri ci sentivamo ormai a destinazione!»
Anche per Rosita, però, le due sponde del Mediterraneo non sono, in fondo, così lontane e nel suo libro sottolinea le contaminazioni culturali: «in un’epoca di muri e diffidenza, in cui parlare di contaminazioni fa paura, ho voluto rintracciare le influenze nell’architettura, nella storia, nella cultura, tra i paesi arabi e, ad esempio, l’Andalusia».
E a chi, consapevole della sua passione per il Mediterraneo che ha orientato i suoi viaggi, le domanda se ci sono in cantiere nuovi progetti editoriali, ritratti di luoghi e di persone, risponde lasciando intuire di sì. L’ispirazione arriverà nuovamente dai jiin, creature invisibili, inafferrabili, dispettose che occupano un ruolo importante nel folklore popolare: «In qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, il jiin della scrittura scatena in me una passione divorante, che può essere sedata solo esprimendomi. Simile a uno sfogo, le idee si trasferiscono sulle pagine, prendono corpo attraverso note d’inchiostro. Sono visibili, finalmente. Una scrittura che stupisce prima di tutto me stessa, che pure impugno la penna, e che sembra originarsi per volontà di un altro “io”. Le parole fluiscono veloci, come sotto dettatura. E arrivano da chissà dove».

 

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