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Renvoyé spécial

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maison des journalistes“Grazie per la vostra curiosità”, ha confidato Soulafa Lababidi, giovane reporter siriana rifugiata alla Maison des journalistes di a Parigi che con il collega Iyad Abdallah ha incontrato due classi di studenti dell’Iti Copernico-Carpeggiani di Ferrara.
In una video conferenza, tenutasi sabato 31 maggio 2014, i due giornalisti costretti alla fuga dal loro paese di origine per aver difeso la libertà di espressione hanno risposto alle domande dei giovani studenti: dall’esperienza professionale alla scelta di chiedere asilo, dal ruolo delle donne nella rivoluzione al contesto politico.
L’incontro è stato organizzato nell’ambito di “Renvoyé spécial” (un gioco di parole tra inviato speciale e respinto), progetto di sensibilizzazione alla libertà di espressione e all’importanza del pluralismo dell’informazione. Promosso dal 2006 dalla Maison des journalistes in collaborazione con il Ministero dell’istruzione francese e Presstalis, società francese che si occupa della distribuzione di quotidiani e periodici, il progetto consente agli studenti di incontrare i professionisti, ospiti della Mdj, che hanno rischiato la propria vita per raccontare la verità, per denunciare abusi e ingiustizie perpetrate da regimi totalitari o gruppi terroristici. 

Quello di Ferrara è stato il primo incontro in Italia. “Attraverso la testimonianza dei giornalisti in esilio – ha commentato Darline Cothière, direttrice della Mdj – intendiamo dare concretezza alla nostra azione di sensibilizzazione al rispetto della libertà di espressione e d’informazione anche presso i giovani studenti italiani”. 

Soulafa Lababidi, sollecitata dalle domande degli studenti, ha raccontato di come sia stata costretta a lasciare il suo Paese l’anno scorso, dopo l’arresto di tre dei suoi colleghi e la scomparsa di un quarto: “Ancora oggi – ricorda la reporter – non si sa che cosa gli sia successo”. Giornalista e presentatrice radio, volontaria in aiuto dei profughi siriani in Libano, Lababidi ha ricordato come spinta dal suo dovere professionale abbia denunciato le violazioni perpetrate sui suoi connazionali. “Quando sono arrivata in Francia – ha detto agli studenti – non avevo intenzione di inoltrare richiesta di asilo, perché contavo di rientrare in Siria appena la situazione si fosse calmata. Ma visto come stanno andando le cose, ho preso la decisione di chiedere il riconoscimento dello mio status di rifugiata”. Ora, da qualche mese, Lababidi lavora in Francia, come collaboratrice di radio Rozana di Parigi, che si occupa di politica siriana.

Labadibi ha unito il ruolo di reporter con quello di militante, e del “ruolo speciale” delle donne nella rivoluzione siriana dice: “Le donne, anche se non sono spesso colte abbastanza per conoscere le cause profonde della rivolta sono scese in piazza per manifestare, pacificamente; addirittura alcune hanno, purtroppo, imbracciato le armi. Ma il loro ruolo principale è stato quello di prendersi cura dei feriti e svolgere attività umanitarie, denunciando ai media quanto stava accadendo. Ho visto donne, nei villaggi più remoti e conservatori della Siria, uscire in strada, e reclamare il diritto del popolo alla libertà contro il regime di Al Assad”.
Si stima che siano 300mila le persone che sono state arrestate dall’inizio della rivoluzione. Ma è impossibile avere delle cifre più precise, né è dato sapere quante donne siano state uccise dall’inizio della guerra civile: “Quando la polizia segreta arriva in una casa e non trova chi sta cercando, sarà sua madre o sua moglie ad essere arrestata, torturata, uccisa” ha dichiarato Lababidi.

maison des journalistesIyad Abdallah è stato tra i fondatori della cosiddetta “Primavera di Damasco”, un movimento nato nel 2000, undici anni prima della “Primavera araba” e della rivoluzione siriana, grazie ad alcuni intellettuali siriani, decisi a cambiare le sorti di un Paese che dal 1970 è sotto il regime della famiglia Al Assad. Un movimento che dimostra le “radici politiche e democratiche” della rivoluzione siriana, come ha spiegato il giornalista, anche professore di filosofia a Raqqa: una rivolta che è partita da Damasco per diffondersi in tutto il Paese nonostante la repressione violenta e la manipolazione mediatica a livello internazionale attuata da parte del regime.
“Questa rivoluzione – evidenzia Abdallah – nasce da una profonda consapevolezza politica diffusasi nonostante il dispotismo degli Al Assad: la storia politica del nostro Paese e il ruolo dei suoi intellettuali sono stati cruciali nell’innescare questa reazione popolare; due elementi fondamentali e al tempo stesso sottovalutati dall’Occidente, che hanno consentito una reazione davvero sorprendente: il regime è stato sorpreso dal popolo siriano – ha ammesso il giornalista rispondendo alle domande dei ragazzi – : la rivoluzione del popolo, il suo scendere in piazza a manifestare, ha sorpreso tutti, anche gli stessi intellettuali, che in questi anni sono stati capaci di diffondere la consapevolezza nella possibilità di un cambiamento”.
Ora più che mai è dunque fondamentale il ruolo dei media occidentali, nel tenere i riflettori accesi su quanto sta accadendo in Siria: “Le armi chimiche sono tuttora nelle mani di Bachar Al Assad”, ha sottolineato Lababidi, ricordando la strage di agosto 2013.

Gli studenti sono stati infine invitati dalla responsabile del progetto Lisa Viola Rossi a continutare ad informarsi seguendo i social network della Maison des journalistes, Facebook e Twitter, e continuare uno scambio con i reporter della associazione parigina.

 

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