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Censis: l’antica radio, le tv smart e i telegiornali. Ci informiamo così

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“Video killed the Radio Star,” cantavano i Buggles nel 1979. Eppure, dopo oltre quarant’anni, la radio resta testardamente in sella al sistema dei media. I radioascoltatori sono, infatti, il 79,4% degli italiani, e sono stabili da un anno all’altro. Certo, la radio non si ascolta più soltanto in casa, attraverso l’apparecchio tradizionale (che anzi perde oltre il 5% dei suo ascoltatori), o con l’autoradio (benché stabile rispetto all’anno precedente), ma si ascolta via internet con il pc (lo fa il 17,3% degli italiani) e soprattutto attraverso lo smartphone (con un’utenza del 21,3%).

Questi alcuni dati riportati dal 16° Rapporto sulla comunicazione del Censis dal titolo I media e la costruzione dell’identità, promosso da Agi, Intesa Sanpaolo, Mediaset, Rai, Tv2000 e Wind Tre, e presentato a Roma da Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis, e discusso da Massimo Angelini, Direttore Public Affairs, Internal & External Communication di Wind Tre, Salvatore Ippolito, Amministratore Delegato di Agi, Vincenzo Morgante, Direttore di rete e delle testate giornalistiche di Tv2000, Roberto Nepote, Direttore Marketing della Rai, Gina Nieri, Consigliere di Amministrazione di Mediaset, e Giuseppe De Rita, Presidente del Censis.

E pure la fruizione della televisione resta stabile, benché anche in questo caso si registri lo stesso spostamento di telespettatori della tv tradizionale alla tv via internet (web tv e smart tv salgono al 34,5% di utenza) e della mobile tv (che oggi sono il 28,2%). Un posto di assoluto rilievo è poi quello di Facebook, che diventa il secondo strumento di diffusione delle notizie, dopo i tg: infatti lo utilizza per informarsi il 31,4% degli italiani.
Ma che cosa guardano gli italiani alle tele per informarsi? Innanzitutto i telegiornali (59,1%). E più sale l’età più aumenta il loro apprezzamento: si passa dal 40,4% dei giovanissimi al 72,9% degli over 65. Piacciono molto anche le tv dedicate all’informazione 24 ore su 24, che sono utilizzate per informarsi dal 19,6% del pubblico.

Le notizie di maggior interesse? Sicuramente la politica, che ottiene oltre il 40% dell’attenzione dei telespettatori, più dello sport (29,4%) o della cronaca nera (26,1%) e rosa (18,2%). Se la passano peggio le notizie di taglio economico (15,3%) e la politica estera (10,5%).

Le differenze di età si fanno sentire un po’ per tutti i canali di informazioni: in generale la popolazione più anziana preferisce informarsi con la televisione (96,5%), i quotidiani (54,6%) e i periodici (52,2%) mentre tra chi ha 14-29 anni risultano appaiati internet (90,3%), tv (89,9%), telefono cellulare (89,8%) e social media (86,9%). E lo scenario che si delinea è quello di una sempre maggiore personalizzazione nella fruizione dei vari media.

Certo per sfruttare le opportunità offerte dai dispositivi digitali bisogna saperli usare. Ma ben il 25% degli italiani ammette di non possedere le competenze necessarie. E soprattutto tra i più anziani 57,3% di loro dichiara un totale deficit di competenze.

Per quanto riguarda la carta stampata ci sono segnali positivi: sembra infatti essersi arrestata la fuga dei lettori che ha caratterizzato tutto il decennio scorso. Il colpo è stato duro, se pensiamo che i lettori di quotidiani nel 2007 erano il 67,0% degli italiani e si sono ridotti ora al 37,3%, ma il numero è ora praticamente stabile rispetto all’anno precedente. Tengono anche le edizioni online dei giornali, che si attestano a una quota di utenza pari al 26,4% (come nell’anno precedente).

Anche per quanto riguarda i lettori di libri si registra lo stesso andamento: i lettori si sono ridotti via via negli anni (nel 2007 il 59,4% degli italiani aveva letto almeno un volume nel corso dell’anno, mentre nel 2019 il dato è sceso al 41,9%), ma ora si è giunti a una certa stabilità, con lo stesso numero di lettori dell’anno precedente.

Colpisce un certo pessimismo verso il futuro: per circa metà del campione i media cartacei come giornali, riviste, e libri sono destinati all’estinzione e l’informazione sarà meno libera di oggi; l’Italia perderà peso economico e politico nello scenario internazionale (57,5%) e l’Unione europea non si rafforzerà (55,3%). In generale, sono in prevalenza le persone che hanno una maggiore dimestichezza con i media personali a mostrare un atteggiamento più positivo verso il futuro. Non solo i giovani, ma anche i soggetti più istruiti e gli abitanti delle grandi città. E il lavoro? Sarà sempre più svolto tramite internet, così come la maggior parte delle attività quotidiane (67,4%).

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