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Rai: di tutto, di meno?

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Non è un autunno tranquillo, quello che la Rai si appresta a vivere. L’azienda, infatti, ha comunicato di aver tagliato alcune edizioni del giornale radio su RadioRai 1 e RadioRai2.

A partire da lunedì 15 settembre sono state soppresse, infatti, le edizioni del Gr2 delle 15:30, delle 16:30 e delle 22:30, mentre altre quattro edizioni dell’informazione sulla seconda rete radio (quelle delle 6:30, delle 7:30, delle 13:30 e delle 19,30) verranno ridimensionate per risparmiare sui costi redazionali. Destino simile per RadioRai3, che si è vista tagliare i notiziari delle 10:45 e delle 22:45.

La decisione dei vertici dell’azienda di Stato ha provocato la dura reazione del comitato di redazione, che ha definito «inaccettabili e incomprensibili i tagli imposti dall’azienda e il rifiuto di qualsiasi trattativa con il Cdr e Usigrai», iniziativa unilaterale che ha provocato «l’immediato avvio di forme progressive di protesta a partire dalla lettura, nel corso dei Gr, di un comunicato che informi gli ascoltatori di quanto sta accadendo. L’assemblea di redazione informa di non aver escluso iniziative di carattere legale». Per ora sono stati annunciati tre giorni di sciopero.

L’azienda ha risposto alle proteste dei giornalisti ribadendo che i tagli fanno parte di un piano strategico nel quale, a loro avviso, qualità e quantità dell’informazione non verranno penalizzati: «Il piano di rimodulazione delle edizioni del Gr, che prevede cinque edizioni brevi in meno tra Gr2 e Gr3, è un intervento assolutamente bilanciato con la contemporanea crescita delle edizioni del Gr1 e degli spazi di approfondimento di Radio1; si tratta di un intervento di razionalizzazione e gestione del palinsesto che non potrà che far bene alla radio, all’informazione e agli ascoltatori».

Eppure, le tensioni sull’informazione via radio non sono le uniche spie di una situazione intricata e spiacevole per molti professionisti in seno alla Rai. Basti pensare alla presa di posizione della redazione del Tg3, che protesta con veemenza contro la riorganizzazione dell’informazione sulle tre reti pubbliche. Sotto l’egida del direttore generale, il top manager Luigi Gubitosi (in carica dal luglio 2012, ex amministratore delegato di Wind), si è infatti deciso di creare due nuove newsroom, una da utilizzarsi da parte del Tg1, del Tg2 e del Gr Parlamento; l’altra riservata a Tg3, Rainews e Tgr. Una decisione drastica, che Gubitosi aveva spiegato in estate all’Espresso con la necessità di razionalizzare i costi e che aveva etichettato come “piano 15 dicembre”, ricordando la data di messa in onda del Tg3, nel 1979 (ecco la prima edizione del telegiornale della terza rete). Gubitosi portava un esempio efficace, a giustificazione del piano di riassetto dell’informazione Rai: «L’assemblea dell’Anci a Firenze è stata seguita da quattro troupe mandate da Tg1, Tg2, Tg3 e RaiNews. Che senso ha? Abbiamo analizzato cinque eventi. Risultato: tre sono stati ripresi da quattro-cinque troupe. Due sono saltati per mancanza di troupe disponibili. Unificando le redazioni se ne manderà una, al massimo due e si potrà coprire un maggior numero di eventi».

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