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La radio dei braccianti africani

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Foto: archivio Radio Ghetto

In provincia di Foggia, nel Gran Ghetto di Rignano Garganico, esiste una radio comunitaria nata per dare voce a chi solitamente una voce non ce l’ha: i braccianti immigrati che lavorano nelle piantagioni di pomodori.

Si chiama Radio Ghetto, è un progetto avviato nell’estate del 2012 dalla Rete Campagne in Lotta e da 3 anni, ogni estate, trasmette da una delle baraccopoli più grandi della regione, con oltre 2.000 abitanti: uno strumento di comunicazione e dibattito privilegiato tanto all’interno del Ghetto, tra i suoi abitanti, quanto all’esterno, verso la società italiana.

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Foto: archivio Radio Ghetto

“L’obiettivo di Radio Ghetto è creare conoscenza attraverso l’autonarrazione. Non si tratta di un progetto di giornalismo dall’esterno, ma un tentativo di creare un reportage dal ghetto stesso e con le voci di chi al ghetto ci vive”, – racconta Marco Stefanelli, giornalista romano e tra gli attivisti della radio – “Si vuole far conoscere le condizioni di sfruttamento e di precarietà dei lavoratori immigrati, che vengono perpetuate da vari attori, dal caporalato ai datori di lavoro, che sfruttano il lavoro dei braccianti senza contratti di lavoro né garanzie e si appoggiano ai caporali per ottenere manodopera”.

Durante le trasmissioni radio, interamente curate dai braccianti africani, provenienti dal Senegal, dal Gambia, dalla Costa D’Avorio e dal Burkina Faso, si discute delle condizioni di vita e di impiego nelle campagne, si ascoltano musica e i radio-giornali della BBC o di Radio France International, si condividono le problematiche relative al proprio personale percorso migratorio e alla vita quotidiana in Italia, si organizzano contest per i rapper e i cantanti che vivono al Ghetto.
Radio Ghetto è diventata così nel corso di questi suoi anni di attività uno spazio libero in cui dibattere e rilassarsi, scherzare, arrabbiarsi e immaginare alternative possibili. Una sorta di flusso di coscienza del ghetto, insomma, che segue l’attualità di quello che succede nei campi, nel ghetto o nel paese.

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Foto: archivio Radio Ghetto

La radio deve permettere la libera espressione di tutti, per questo l’anno scorso anche alcuni caporali sono intervenuti alla radio, per animare il dibattito e analizzare a fondo la situazione, anche con il loro punto di vista”, continua Stefanelli.

C’è solidarietà e partecipazione attorno al progetto: nonostante le fatiche del lavoro e del vivere in condizioni difficili, senza infrastrutture e con le alte temperature estive, c’è sempre qualcuno che trova la voglia di sedersi dietro al microfono. Un modo per fare informazione e per dare una voce a quello spaccato di mondo, che spesso si ignora, ma che vede nella regione della Capitanata 18-20mila braccianti lavorare, in nero e sottopagati, per una o due stagioni per poi spostarsi in Calabria alla raccolta delle arance o in Spagna.

“Le trasmissioni iniziano alle 10 del mattino, con chi non è andato a lavoro. Nelle ore più calde si trasmette musica e si riprendono i dibattiti verso le 17, quando si ritorna dai campi e dalla scuola di italiano”, un modo per trascorrere il tempo e per parlare di attualità e di immigrazione.

Foto: archivio Radio Ghetto
Foto: archivio Radio Ghetto

“Abbiamo due programmi gemelli: Radio Ghetto Italia e Radio Ghetto Africa, uno in italiano e uno in francese, con l’obiettivo di raccontare il ghetto all’esterno e nei paesi di origine. C’è poi Super Ghetto Today, che racconta l’economia informale all’interno della baraccopoli oltre il lavoro, come la ristorazione o la sartoria”. Ora, dopo 3 anni di attività, basata sul prezioso lavoro di volontari e grazie alla collaborazione dell’agenzia Amisnet e di Padre Arcangelo Maira con il progetto Io ci sto, dal 7 agosto Radio Ghetto verrà trasmessa anche da un circuito italiano di una ventina di radio popolari e indipendenti, FM e web.
E c’è anche un numero di telefono (389.0509454) per interagire, parlare con i braccianti e partecipare.

“Questa radio ha una funzione più sociale, che di giornalismo – conclude Stefanelli -, perché con l’informazione che facciamo vorremmo invitare le persone a ricordare queste terre e questo ghetto ogni volta che al supermercato leggeranno sulle confezioni di pomodori “100% italiano” e “zona di produzione Foggia” e pensare che dietro quei prodotti ci sono persone che vivono senza acqua potabile in una baraccopoli situata nel nulla”.

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