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Primavere arabe

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Mentre l’Egitto approva la nuova Costituzione, mentre la Tunisia torna in piazza contro il pericolo di una deriva islamista per la sua nuova repubblica, mentre continua la guerra civile in Siria tra i fedelissimi del dittatore e i ribelli – in altre parole mentre la Primavera araba va avanti ed evolve – prosegue anche il dibattito per tentare di capire questo grande evento storico in divenire, la sua portata e la sua eredità futura.

Un’occasione per parlare di tutto questo è stata la presentazione dell’ultima opera dello scrittore iracheno Younis Tawfik, “La ragazza di piazza Tahrir”, organizzata dal Caffè dei Giornalisti e tenutasi venerdì 30 novembre presso il Caffè del Palazzo reale di Torino. All’incontro hanno preso parte la presidente del Caffè Rosita Ferrato e il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte Alberto Sinigaglia, mentre Mario Brusa ha letto alcuni brani del volume.

La vicenda narrata ha per protagonista Amal, una ventenne come tante che vive in Egitto e che accetta le imposizioni del regime di Mubarak sulla sua vita pubblica e di sua madre in quella privata, ma sente dentro di sé il fremito dell’insoddisfazione e dell’ingiustizia. Tramite Facebook entra in contatto con altri ragazzi che, come lei, sentono che il mondo sta cambiando e che loro devono contribuire al cambiamento. Amal esce così di casa e scende in piazza dove conoscerà la libertà. 

La Primavera araba in realtà è la somma di tante primavere diverse, come diversi sono i Paesi coinvolti – ha spiegato Tawfik – ma quella egiziana è particolare perché è stata particolarmente pacifica: la gente è andata in piazza Tahrir disarmata e ha atteso per giorni e giorni che Mubarak lasciasse il potere. Il presidente ha reagito con la violenza e con i mercenari ma alla fine ha dovuto cedere. E tutto è cominciato con una ragazza, a cui si ispira il personaggio della mia protagonista, che nel 2008 ha proposto su Facebook uno sciopero pacifico: aderirono 800 mila persone e fu uno dei più grandi scioperi non violenti che l’Egitto abbia mai visto”.

Tawfik ha voluto sottolineare come la donna nel mondo arabo non sia come viene dipinta sui media occidentali: “Le donne hanno contribuito e contribuiscono tutt’ora in modo determinante alla crescita della nostra società; per questo l’estremismo islamico, che non vuole questa crescita, attacca proprio loro con più violenza”.

Alberto Sinigaglia ha definito il libro “drammatico e di grande attualità, perché parla di due storie: quella di della protagonista Amal, che vive in un Paese in cui molti pensano che nascere donna sia una disgrazia, e la storia dell’intero Egitto. È la storia di un tentativo di emancipazione: della ragazza e di un intero popolo”.

L’autore ha anche aggiunto che, nello scrivere, non ha pensato solo all’Egitto ma a tutti i Paesi coinvolti nella Primavera araba e si è ispirato alle tante storie di coloro che la stanno facendo e di quelli che l’hanno sognata per decenni. “Il padre della protagonista è ispirato a mio padre, che non sapeva scrivere ma amava la poesia e sognava la libertà. Io spero ancora oggi che quanto è accaduto in Egitto accada anche nel mio Iraq, in cui non c’è tutt’ora democrazia, perché non la si può importare con i cannoni”.

A conclusione dell’incontro, la presidente del Caffè dei Giornalisti Rosita Ferrato ha annunciato pubblicamente la nascita del parternariato tra lo stesso Caffè e la Maison des Journalistes di Parigi, una collaborazione incentrata sullo scambio non solo culturale ma anche umano e professionale e che sarà concretizzata presto in nuove iniziative.

 

Nella foto: Rosita Ferrato, Alberto Sinigaglia, Younis Tawfik
 

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