Home»Incontri del Caffè»Prima del concerto

Prima del concerto

0
Shares
Pinterest Google+

Abbiamo posto alcune domande ai musicisti Khalid Mohammed Ali e Hasan Falih Owaid Abbas prima del concerto di martedì sera. Ecco l’intervista rilasciata al Caffè dei Giornalisti.

Cosa significa per voi, star internazionali, portare la musica del vostro paese in tutto il mondo?
Hasan: C’è un messaggio che vogliamo arrivi a tutte le persone in Europa. C’è tanta musica in Iraq: tradizionale e moderna… ci sono stati lunghi e pesanti conflitti e tanti problemi nel nostro paese ma l’Iraq non è solo armi e guerra. Ci sono anche le persone che suonano e apprezzano molti tipi di musica… noi abbiamo quattro stili a sud nord est ovest, e in ogni zona la musica ha diverse caratteristiche che risentono della storia e delle vicinanze di altre culture.

Khalid: E nello stesso tempo sentiamo come la nostra musica arrivi da civiltà millenarie. L’Iraq dal 6mila a.C. ha ospitato civiltà molto antiche che hanno affinato molti tipi di immaginazione, e altrettanti tipi di musica. La musica nei villaggi è spesso cantata e con molti strumenti come violino, qanun, oud, ogni sorta di flauti, legni. La musica del deserto è invece più semplice uguale a se stessa da tremila anni, molto differente da quella della città dove, per esempio, c’è il maqam, una musica molto bella, accademica. Nel nord, sud, est, ovest ogni zona è diversa perché risente anche dei diversi confini: a nord c’è la Turchia, a sud il golfo, a est l’Iran, a ovest la Giordania e la Siria. E’ tutto un mix di civiltà che si riflette in un mix di musica.

Quale pubblico viene ad ascoltarvi e che reazioni ha?
H: Nel concerto prima di arrivare in Italia, a Bruxelles, abbiamo letto sui volti delle persone le loro reazioni: erano molto molto felici, si godevano la musica, e dopo il concerto ci dicevano quanto fosse bella. Ma vieni al concerto a sentirci e ci dirai!

K: Noi presentiamo pezzi composti da noi e da altri compositori famosi in Iraq, tutta musica irachena. Non mancano i pezzi tradizionali né l’improvvisazione.
Le persone quando vengono ai nostri concerti sentono un tipo diverso di musica rispetto alla loro, è araba, si incuriosiscono anche per gli strumenti; vedono l’oud e si chiedono che tipo di strumento sia mai quello. E’ uno strumento arabo antico e molto diffuso ed è il progenitore del liuto europeo. Anche il qanun incuriosisce per le sue sonorità e la grazia con cui viene suonato. E in genere tutti restano affascinati per la varietà del nostro programma: il primo tipo di musica che presentiamo è bahraf che significa ouverture; poi la samaee è come un rondò, poi c’è la longa musica veloce, presto; e canzoni irachene folkloristiche, e poi il maqam, che significa scala, è una sorta di improvvisazione di molti tipi.

Suonare che importanza ha per voi?
H: Ci piace tantissimo suonare, ci rende felici portare la nostra musica nel mondo e constatare come viene accolta con gioia

Quale è il vostro compositore preferito di musica classica? 
K: Classico? Internazionale o della nostra musica? Io ho studiato anche violino, e studiavo musica classica straniera, qualcosa di Bach, Vivaldi, Paganini, qualcosa di Tchaikovski; sentivamo, suonavamo brani di tutti questi compositori, Chopin, Brahms, Beethoven, ma da sempre suoniamo soprattutto la nostra musica. Anche quando studiavo violino dopo un po’ smettevo; mi piace, ma solo ogni tanto perché non è la mia musica. Come un artista occidentale, magari italiano, che suoni la nostra musica, il nostro maqam, può farlo un poco, può provare, anche con soddisfazione ma non è della sua tradizione culturale come succede ora a noi che proviamo con diletto in questo istante a parlare inglese.

Vi piace la musica pop?
K: Certo! Molto, ho composto un po’ di pop. Quando compongo, mixo tra straniera europea, classica, jazz, pop, mescolo. E suono insieme tutta questa musica.

Vi piace l’Italia ?
H: La conosciamo poco ma ci piace Torino. La amiamo, è una città antica molto bella e affascinante. Speriamo domani di presentare bene il concerto e speriamo che la gente lo gradisca. Inshallah, speriamo!

 

Previous post

Iraq in musica

Next post

Musica lontana, vicina