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Poeti, cronisti di un’epoca

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Quattro le domande che il Caffè dei Giornalisti ha posto nell’imminenza dell’incontro del 30 novembre all’ autore de La ragazza di Piazza Tahrir .

Nei suoi romanzi, la poesia è molto presente: qual è il suo ruolo?
Nella nostra tradizione letteraria e per la composizione della nostra società, la poesia è molto molto importante. Nasce tra il IV e il V secolo dopo Cristo e ha un ruolo fondamentale, specialmente per essere il testimone di un epoca e di una civiltà. Per il pellegrinaggio alla Mecca, che già esisteva prima dell’Islam, gli arabi arrivavano lì, e alla fine del rito veniva allestito un mercato vicino, dove ogni tribù portava un suo poeta. In queste poema i temi principale erano l’amata, la sua dimora, poi la cavalcatura, la tribù del poeta e le sue imprese. 

Il poeta allora era anche il cronista dell’epoca, il testimone, il cronista della sua tribù, ne scriveva la storia (infatti lo stesso Maometto venne accusato di essere un poeta invece che un profeta); e nel suq vi era un importante poeta che faceva d’arbitro e che sceglieva la poesia migliore, e questa veniva appesa sulla porta della Ka’ba – e infatti le poesie venivano chiamate Mu’allaqat “gli appesi”. Venivano imparate a memoria e tramandate in generazioni.

Da allora, la poesia ha un ruolo attivo nella società araba. La poesia può esprimere meglio sentimenti e pensieri dei protagonisti di un romanzo (ne La ragazza di piazza Tahrir, non a caso il padre di Amal è un poeta e anche Amal stessa ama la poesia e agisce in versi).

Nelle rivolte, la poesia è la guida, anche negli slogan, quando lo slogan diventa ritornello. Ci sono certi slogan politici, ma anche poesie.

E da noi invece, la poesia non è ormai sottovalutata?
In Italia la poesia è relegata ad un ruolo marginale, ma non è vero che gli italiani non la amino. La Straniera, il mio primo romanzo, dove sono presenti la prosa e la poesia, ha venduto centomila copie e questo significa che agli italiani la poesia piace, come agli arabi. E il segreto è che le poesie devono esprime cosa ha dentro il lettore, i suoi sentimenti e le sue speranze.

E i giovani?
Nelle società arabe il 70% della popolazione è composta da giovani (fra i 15 e i 25 anni): molti non hanno lavoro, nei regimi non hanno la possibilità di espressione, sono schiacciati dalla società, dalla famiglia, quindi o si rifugiano in ideologia integralista o lottano per la libertà. Il vento della primavera ha spazzato via le dittature, ma ha portato paura per il futuro: cosa succederà? 

L’essere umano è fatto di volontà, determinazione, speranza: lo si vede bene negli occhi dei giovani e delle donne. Sono i giovani e le donne che sanno meglio combattere, resistere, che hanno pazienza: in piazza infatti, nella primavera araba, c’erano loro.
Il futuro sarà diverso “nulla sarà come prima” e questo lo sanno anche le stesse persone che avevano combattuto per vincere contro la dittatura. Il muro della paura, oramai, è crollato e il popolo ha deciso che è soltanto esso stesso il vero padrone di se stesso e che il futuro della sua nazione dipende da lui in prima persona. La difficoltà non nell’ottenere la libertà ma nel mantenerla, nel ricostruire il paese, l’essere umano e la società.

E’ inevitabile che arrivano gli islamici al potere, le urna hanno voluto questo. E’ il rischio della democrazia ma è anche la volontà del popolo che ha voluto premiare chi aveva lottato per diecine di anni contro le dittature, chi ha dato sacrifici e chi era sempre in piazza o nei prigioni.
La prossima tornata la situazione forse cambierà, o forse no ma è la democrazia..

Qual è il ruolo della donna nella rivolta e nella società araba?
L’uomo arabo, oggi, non può avere libertà se non ha la sua donna a fianco, ovvero se la sua donna non è libera. Metà della società ha allora preso il suo posto: gli uomini vanno in piazza con le loro donne o sorelle o figlie, nell’esercito libero siriano combattono anche delle donne, e ci sono nelle piazze, in piazza Tahrir ad esempio erano in notevole presenza, e anche durante la rivolta tunisina. Senza la donna non ci sarebbe stata la rivoluzione: la donna è la scuola nella società, porta al popolo buone radici; e la società araba senza un ruolo libero e attivo delle donne non andrà avanti.

 

 

Younis Tawfik è un giornalista e scrittore iracheno che dal 1979 vive in Italia. Ha collaborato con i giornali “La Stampa”, “Repubblica” e “Il Mattino” ed è noto al pubblico televisivo per alcune partecipazioni a programmi di approfondimento giornalistico, come L’infedele, nonché per aver scritto il romanzo “La Straniera”, vincitore di vari premi e da cui è stato tratto l’omonimo film diretto da Marco Turco.

 

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