Home»Professione giornalista»Oltre i muri e i confini

Oltre i muri e i confini

0
Shares
Pinterest Google+

logo Muri e confiniAlla Biennale Democrazia si parla di muri e confini. Il tema dell’edizione 2015 è infatti “Passaggi” e inevitabilmente il discorso verte sulla circolazione delle persone e sul superamento delle frontiere, ma anche sugli ostacoli che si frappongono alle migrazioni.
Al Campus Einaudi di Torino alcuni studenti del Collettivo di Giurisprudenza in collaborazione con Libera Provincia di Ragusa e Generazione Zero hanno presentato una ricerca che ha preso in esame i confini e le frontiere per analizzarli a livello semiologico, giurisprudenziale e giornalistico.
Giorgio Abate, in particolare, ha introdotto i risultati di un’inchiesta condotta tra studenti universitari sulla loro percezione degli immigrati.

Un dato interessante è che la presenza di stranieri è sovrastimata: basti pensare che alla domanda “Su 100 borse di studio quante pensate siano assegnate a studenti non italiani?”, alcuni hanno risposto ipotizzando che ben 45 fossero destinate a studenti stranieri.
L’indagine ha voluto esplorare anche le fonti di informazione dei giovani in materia di immigrazione. Il mezzo prediletto è la rete. I quotidiani on line rappresentano ben il 44% delle fonti, mentre quelli cartacei raggiungono appena il 19%. Attraverso internet l’informazione circola in modo molto rapido e capillare; tramite la mediazione dei social network, poi, in 3 anni la condivisione di articoli è aumentata del 400%.

Ma – si sono chiesti gli studenti – l’immagine dell’informazione contemporanea corrisponde in modo aderente alla realtà?
Il rischio in cui si incorre con i social network è quello della “sedimentazione ideologica”: su Facebook, ad esempio, ci viene mostrato – sulla base di quelli che sono i nostri “like” e le nostre ricerche pregresse – solo quello che ci piace ed è escluso quello che non ci piace. In questo modo si è molto meno portati a mettere in discussione i contenuti che ci vengono proposti, con la pericolosa conseguenza del proliferare delle cosiddette “bufale”.
Questo attiva un cortocircuito paranoico, tale per cui la diffidenza, l’inclinazione al pregiudizio, l’insicurezza rendono l’individuo incapace di distinguere tra la minaccia immaginaria di una cosa e la realtà. Nasce così la falsa o cattiva informazione.

Spesso, facendo leva proprio sulla sedimentazione ideologica prodotta dai social network, la comunicazione politica si è avvalsa delle false informazioni per rafforzare la relazione con l’elettorato. Per rimanere in tema di muri e confini, gli studenti hanno presentato alcuni modelli normativi e retorici usati dai politici per comunicare con il proprio audience.
In particolare quello  dell’attraversamento: per il soggetto dinamico, il migrante, questo coincide con l’esilio, con l’allontanamento dal proprio Paese d’origine; per il soggetto statico, la comunità dei residenti, l’attraversamento del confine rappresenta l’occupazione dello spazio percepito come proprio e dunque l’invasione.
Può far sorridere – o allarmare – il timore di una parte della classe politica per la contaminazione della purezza identitaria italiana che sarebbe minacciata dalla “marmellata senza identità” della società multiculturale. Così come il nesso che legherebbe il futuro imminente di un Italia “invasa” dagli immigrati al destino degli Indiani nordamericani, confinati dagli invasori – occidentali, peraltro – nelle riserve.
In questa logica che insiste sulla non appartenenza, il migrante è dipinto come soggetto disgregante, come un agente criminoso, immorale o pericoloso dal punto di vista sanitario.
Accettare di cavalcare la retorica della “casa nostra” suggerita da una parte della comunicazione politica, ma recepita talvolta anche dai media alla ricerca del sensazionalismo significa fare cattiva informazione.

Previous post

Master in giornalismo: nasce l'associazione degli studenti

Next post

Rileggere la crisi attraverso i Beatles