Home»Professione giornalista»Occupazione giornalistica, meno 12% in 5 anni

Occupazione giornalistica, meno 12% in 5 anni

0
Shares
Pinterest Google+

GiornaliUno su dieci, anche qualcosa di più per la precisione: è infatti del 12,2% la riduzione dell’occupazione giornalistica negli ultimi cinque anni. È quanto emerge dal “Focus R&S” sull’editoria del centro studi di Mediobanca presentato a Milano.

Gli otto gruppi editoriali esaminati dal focus sono Mondadori, Rcs, L’Espresso, il Sole 24 Ore, Monrif, Caltagirone, La Stampa (oggi Itedi) e Class e rappresentano il 70% dei ricavi complessivi del settore editoriale italiano, con i rispettivi quotidiani che valgono il 60% della diffusione cartacea nazionale e oltre l’80% di quella digitale.

Rallenta invece il trend discendente dei ricavi (ancora in discesa nel primo semestre 2015). Nel complesso il fatturato aggregato degli otto gruppi si riduce del 4% rispetto a un anno fa portandosi a 1,8 miliardi. Migliorano i conti del Sole 24 Ore, con una crescita del 3% dei ricavi, dell’Espresso, e Caltagirone.

Aumentano i ricavi da attività digitale (in Italia e nel mondo). La trasformazione digitale impatta oggi su tutte le aziende di tutte le dimensioni e di tutti i settori. È un fenomeno pervasivo, in netta accelerazione, che richiede a ogni organizzazione una rapida presa di coscienza e un’azione conseguente che impatta su piani diversi e connessi tra loro: organizzazione, personale, prodotti, servizi, canali distributivi ecc. Bisogna sapere presentare uno stesso contenuto in nuovi formati diffusi su diverse piattaforme (dall’articolo di giornale, al sito on line, al blog, ai social forum, ai canali TV e radio ecc.). Oggi nel mondo si stimano 2,8 miliardi di persone collegate in rete (con circa due dispositivi a testa). Fra 5 anni saranno oltre 5 miliardi (con circa 5 dispositivi a testa).

Nel 2014 tutti i risultati sono in miglioramento rispetto al 2013: L’Espresso passa da un utile di 3,7 milioni a 8,5 milioni; La Stampa e Mondadori ritrovano l’utile (per 0,6 milioni) e gli altri riducono comunque sensibilmente le perdite nell’esercizio. La struttura finanziaria è mediamente solida e generalmente sopra i livelli del 2013. Fa eccezione il gruppo Monrif che ha debiti finanziari per 5 volte il capitale netto, ma fa registrare il minor calo nella diffusione.

Scende il peso della pubblicità mentre cresce quello della diffusione, con l’indice della redditività in miglioramento rispetto al recente passato. La leadership per la diffusione dei quotidiani, considerando anche i giornali locali, va all’Espresso, mentre Mondadori è il primo operatore sia nell’editoria libraria, con il 38% del mercato, che nei periodici, con il 31% del mercato.
La riduzione complessiva di copie comunque si conferma un fenomeno non solo italiano, ma un problema europeo. Se in Italia la riduzione delle copie medie giornaliere diffuse è stata del 29,8%, in Spagna è stata del 37,5%, nel Regno Unito del 21,9%, in Germania del 14,6% e in Francia del 13%, mentre sul fronte dei ricavi da diffusione si registrano perdite pari al 5,5% per il Sun (Regno Unito), 4% per il Daily Mail (Regno Unito), 1% per Le Figaro (Francia).

Previous post

Di ritorno dai reportage

Next post

Guinendadi, un reportage multimediale