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O ci teniamo Assad, o arrivano i terroristi: ma è proprio vero?

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Dopo i bombardamenti del 4 aprile scorso, con il presunto uso di armi chimiche, e prima della dichiarazione di Donald Trump sulla volontà di colpire la Siria con l’aiuto delle truppe francesi e britanniche, i siriani – arabi e occidentali – si sono divisi in due fazioni, favorevoli e contrari. La maggioranza dell’opinione pubblica è contro queste rappresaglie. Sono stati presentate diverse ragioni per rifiutare questi attacchi: l’idea principale per osteggiare il ruolo degli americani in Siria ruota attorno a un concetto: Bashar al-Assad combatte i terroristiLe mie riflessioni nascono da qui.

Se non è Assad, è Daesh?
Come siriana, non smetto di parlare di correnti politiche diverse. Spesso mi sono imbattuta in questo cliché: «Vuoi le dimissioni di Bashar, così che Daesh possa prendere il Paese?». Da un lato, i nostri amici “nazionalisti” arabi sognano ancora l’unità araba. Dall’altra parte, ci sono le sinistre arabe e occidentali che vivono ancora con l’idea fissa di combattere l’imperialismo. Così scelgono Assad, un dittatore “arabo-laico” che protegge la Siria moderna dagli islamici. Questa idea, che riassume il conflitto siriano in modo molto ingenuo, non prende in considerazione il popolo siriano. Anzi, lo nega totalmente con il pretesto di questo vicolo cieco: Bashar al-Assad, oppure arriva Daesh. Ecco perché, in quanto donna siriana, voglio mettere ordine nella questione al fine di chiarire la situazione. Secondo me, questa guerra non è quella di un presidente laico da un lato (che protegge i cristiani e i curdi mentre difende l’unità araba e la resistenza contro Israele) e dall’altro gli islamisti terroristi. Per capire questo conflitto, bisogna tornare indietro di almeno sette anni.

Siria, anno 2011
Quando fu scatenata la rivoluzione siriana, non era che un sogno: quello del popolo siriano di vivere come tutti gli altri popoli, in libertà. I siriani hanno vissuto fino al 2011, per quarant’anni, sotto il dispotismo della famiglia al-Assad. Guardando l’inizio delle primavere arabe nei Paesi vicini, i siriani hanno immaginato di potersi finalmente sbarazzare di questa eredità “eterna”, questa condanna infinita a vivere nel silenzio e nella paura. Nonostante le sofferenze inflitte da questo regime, non hanno chiesto il suo addio. Hanno sognato alcuni piccoli cambiamenti per vivere con dignità: la libertà politica, la libertà di stampa, la cancellazione dello stato di emergenza, l’uguaglianza sociale…
Le manifestazioni sono iniziate pacificamente. Ma il regime totalitario ereditato dal padre, Hafez al-Assad, che considera la Siria un bene privato, non ha supportato questa rivolta. Il figlio al-Assad, un nuovo «Grande Fratello», non immaginava che quei «microbi» potessero sfidarlo. Il regime ha visto il popolo come un suo servo. Bashar al-Assad, figlio viziato ed erede di un potere inaspettato, ha reagito violentemente trattando le persone che manifestavano da, come disse lui stesso, «microbi». Il regime ha dichiarato terroristi islamici tutti i manifestanti, assimilandoli al suo conflitto con i Fratelli Musulmani. La vittoria di al-Assad padre, negli anni ’80, spinse il figlio a credere che, come suo padre, avrebbe potuto vincere la partita. Bashar al-Assad non avrebbe accettato di essere meno di suo padre. La sua famiglia lo ha sostenuto. Era diventato un affare di famiglia. Se al-Assad avesse pensato per un momento a discutere con l’opposizione all’inizio degli eventi, la Siria non sarebbe arrivata a questa guerra. Ma egli scelse una risposta sanguinosa, simile a quella di suo padre. È la stessa scuola: tale padre, tale figlio.
Al-Assad era forte di essere sostenuto dalla comunità internazionale, perché in preda al panico all’idea di un nuovo fronte terroristico in Siria. La lotta del popolo siriano è diventata molto complicata, tra il dispotismo del regime e l’idea di essere diventato terrorista.

Bashar al-Assad, al potere in Siria dal 2000, in successione al padre

Terroristi al servizio di al-Assad
Al-Assad cercò l’aiuto di terroristi veri: le sue prigioni erano piene ed era giunto il momento di approfittarne. Questo regime siriano ha parlato molto presto di terrorismo. Va ricordato che Hafez, il padre di Bashar al-Assad, ha modellato la Siria come un forte stato di polizia per proteggersi dai terroristi. Di fronte a questa sollevazione popolare, è stato in grado di usare veri terroristi per sostenere il suo scenario. Ha aperto le porte della prigione ai prigionieri radicali e ha persino portato prigionieri liberati dalla prigione di Abu Ghraib in Iraq. Ha anche aperto le porte della Siria ai jihadisti di tutto il mondo.
L’idea mostruosa di questo regime era di creare un ramo di Daesh in Siria. Questa organizzazione, che iniziò il suo lavoro ad Aleppo catturando avversari laici, attivisti civili e giornalisti, alla fine lottò contro l’esercito libero. Daesh non si scontrò mai con i soldati del regime. Non dimentichiamo che i “soldati” di Daesh sono stati spostati in autobus con aria condizionata a Boukamal, al confine iracheno, da Deir Ez-zor, senza correre alcun rischio.

Il popolo siriano manipolato a livello internazionale
Daesh ha combattuto per l’interesse del regime di al-Assad. E poiché la rivoluzione non aveva un idolo (era un movimento spontaneo diretto da giovani non politicizzati che si sono coordinati nelle città e nei quartieri), i politici, specialmente i Fratelli Musulmani, hanno colto al volo l’occasione. Con l’aiuto dei paesi arabi ricchi e della Turchia, hanno incoraggiato la creazione di un consiglio nazionale siriano che divenne il rappresentante di questa rivoluzione.
Così i Fratelli Musulmani e i Paesi del Golfo hanno iniziato a organizzare il loro programma per islamizzare questa rivolta.

Dopo sette anni di guerra
Oggi abbiamo almeno 500.000 morti e 7 milioni di rifugiati. Il regime è riuscito a presentare il conflitto come una guerra tra esso stesso (un regime arabo laico) e i terroristi. E questo è il grande errore che la comunità internazionale ha commesso. Assad ha vinto per proteggere il trono della sua famiglia, con il sostegno di diverse forze internazionali: l’Iran, la Russia e alcuni gruppi sciiti iracheni così come Hezbollah.
Dall’inizio di questa rivolta popolare né Bashar, né i suoi alleati hanno voluto la creazione di un regime democratico in Siria. Hanno fatto di tutto per distruggere la rivoluzione e manipolarla presentandola infine come un movimento terrorista.
Questo regime è capace, con la sua esperienza nel trasformare la verità, di convincere tutti con le sue bugie. Ed ecco l’ultimo esempio, molto recente.
La sera del 16 aprile 2018, la presidenza della Repubblica ha confermato «che è stato avviato un processo disciplinare di ritiro della Legion d’Onore contro Bashar al-Assad» da Emmanuel Macron. Tre giorni dopo, Damasco prende l’iniziativa: ha restituito la Legion d’Onore assegnata dalla Francia nel 2001 a Bashar al-Assad, che ha dichiarato: «Non c’è alcun onore per il presidente al-Assad nell’indossare una decorazione attribuita da un paese schiavo degli Stati Uniti».
Così l’immagine presentata al mondo da questo manipolatore della verità è questa: è al-Assad che rifiuta questa decorazione, perché non sopporta che provenga da un paese schiavo degli Stati Uniti.
La lotta, oggi, non è tra al-Assad e gli islamisti, ma è tra al-Assad, Daesh, Russia, Iran, Turchia, Stati Uniti e tutti gli altri eserciti che combattono in Siria, contro il popolo siriano. La guerra è una specie di punizione contro questo popolo che ha osato sognare la rivolta per ottenere la propria libertà. Un popolo condannato a essere prigioniero per l’eternità, un popolo massacrato in diretta con diversi mezzi e armi… Ma l’unica linea rossa è l’arma chimica, mentre tutti gli altri mezzi per uccidere i siriani sono consentiti. E legali.

 

Per approfondire: #VociScomode – il dossier. Quante guerre si combattono in Siria? 

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