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Il Newseum di Washington, raccontato da dentro

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Il nome mette insieme in un gioco di parole «notizie» e «museo»: il Newseum di Washington, il museo dedicato all’informazione e al giornalismo, mette insieme due realtà in apparenza inconciliabili – le notizie e il museo, appunto – che richiamano alla mente rispettivamente la freschezza della novità e la conservazione, il presente più recente e il passato. Ma è il sottotitolo a spiegarne la chiave di lettura: «There’s more to every story» ed è a quel «di più» contenuto in ogni storia che il Newseum è dedicato.

Abbiamo chiesto a Dina Modianot-Fox, ex vicedirettrice della sede di Londra di NBC news, ora redattrice di Greenwich Magazine, di raccontarcelo.
Una voce autorevole e accreditata, una penna che ha firmato articoli per testate prestigiose, come The International Herald Tribune, The International New York Times e Smithsonian.com

Com’è nata l’idea di un museo dei media a Washington?
Prima di aprile 2008, quando si spostò nell’attuale edificio di 23.000 mq, il Newseum esisteva già in un edificio molto più piccolo, a Rosslyn, uno dei sobborghi fuori Washington. Creato nel 1997 dal Freedom Forum, fondato dai proprietari di USA Today, la sua missione era e continua a essere quella di sostenere e difendere il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che garantisce le libertà fondamentali, comprese quella di religione, di stampa e di parola.
Il testo completo dell’emendamento, parte del Bill of Rights, il documento dei diritti considerati sacri dagli americani, è scolpito sul fronte dell’edificio, che è stato finanziato da alcuni dei grandi nomi del giornalismo americano, tra cui il New York Times e Bloomberg. Quel sostegno e la sua posizione, lungo la storica Pennsylvania Avenue – anche la Casa Bianca si trova su quel viale – a pochi passi dal Capitol e dall’Archivio Nazionale dove è esposto il Bill of Rights, avevano lo scopo di segnalare che il Newseum doveva svolgere un ruolo importante di custode della libertà di espressione e di vetrina per la storia e le pratiche del giornalismo, sia della carta stampata, sia digitale.

Quali temi sono sviluppati nell’allestimento?
Il Newseum è sia intrattenimento che documentazione su tutti gli aspetti del giornalismo. Situato su sette livelli, collegati da quello che si dice essere il più grande ascensore idraulico passeggeri del mondo, cerca di rendere reali e tangibili eventi importanti, ad esempio attraverso l’esposizione di una parte del muro di Berlino, un’antenna danneggiata del World Trader Center, foto e filmati della guerra del Vietnam e sedili vibranti per simulare gli attacchi della Luftwaffe a Londra.
Oltre a 15 teatri e 15 gallerie, ci sono due studi televisivi e una sala stampa interattiva che permette ai visitatori di giocare a fare i reporter. I giornalisti che hanno perso la vita nell’esercizio della professione sono ricordati in una struttura di vetro che è mantenuta aggiornata proprio in memoria dei pericoli inerenti il lavoro del reporter.
Gli antefatti storici, a cominciare con un giornale inglese sull’incoronazione di James I del 1603, mostrano il ruolo svolto dalla stampa nei secoli. Le «Breaking News» e le clip storiche sono tramesse su un enorme schermo, mentre una galleria che può essere vista dall’esterno dell’edificio – la Today’s Front Pages Gallery – mostra le prime pagine di 80 giornali internazionali.
Ma nonostante tutto ciò che offre e gli 800 mila visitatori annui che attualmente pagano un biglietto di ingresso di circa 23 euro (inusuale per Washington, dove la maggior parte dei musei è gratuita), il Newseum ha avuto difficoltà finanziarie quasi fin dall’inizio e ha subito quattro riduzioni del personale – la più recente lo scorso gennaio, quando ha licenziato 26 persone, il 10 per cento del suo personale.

Qual è lo stato della libertà di stampa negli Stati Uniti oggi?
La libertà di stampa negli Stati Uniti non è in pericolo. Qualcosa di inaspettato è accaduto quando il signor Trump ha chiamato i media, «il nemico del popolo» e li ha accusati di diffondere «notizie false». Quotidiani come il New York Times e il Washington Post – per molti ben lontani dai loro giorni di gloria – e alcune compagnie televisive sono diventati leoni investigativi, rivelando i rapporti loschi all’interno del governo, soprattutto per quanto riguarda i contatti con la Russia, che, secondo i servizi di intelligence statunitensi, ha cercato di intervenire nelle elezioni vinte da Trump. Da parte sua, lo staff addetto alla comunicazione della Casa Bianca non è stato capace di fornire informazioni in modo credibile e efficace.
Ma non c’è dubbio che le osservazioni del Presidente, attraverso i tweet e i discorsi, hanno creato un clima di ostilità verso i giornalisti. Negli ultimi mesi, un giornalista è stato schiaffeggiato da un senatore repubblicano in Alaska, mentre in Montana un candidato repubblicano per il senato americano  ha fisicamente attaccato un altro giornalista, spezzandogli gli occhiali, che ora saranno esposti al Newseum. Quello che è particolarmente preoccupante è che, ciononostante, il popolo del Montana, ha eletto questo candidato, anche se ha procedimenti penali pendenti a suo carico.

Quali pensi siano le questioni su cui la stampa negli Usa oggi dovrebbe concentrarsi?
Penso che la stampa debba fare il proprio lavoro: dire la verità al potere senza essere intimidita dall’importanza dell’ufficio del Presidente. Dovrebbe riferire i fatti a prescindere da chi ne trae beneficio. Questo è particolarmente importante perché il Presidente e il suo staff sembrano avere un problema con la verità e citano spesso come vere cose che non lo sono. D’altro canto la stampa non deve andare oltre i fatti per giungere a conclusioni che possono non essere accurate. E deve stare attenta a non commettere lo stesso errore di Hillary Clinton, che ha incentrato la sua critica sul personaggio di Donald Trump, perché ci sono molti che lo adorano e trovano la sua impulsività e il suo modo di parlare «rinfrescanti». Per loro lui è già vittima di una caccia alle streghe.
Invece la stampa dovrebbe concentrarsi sulle azioni del Presidente – e questo è un terreno fertile. Per gli europei, il ritiro di Trump dall’accordo sul clima di Parigi e la sua posizione sulla Nato potrebbero essere semplicemente difficili da digerire, ma gli americani stanno vivendo un capovolgimento implacabile delle realizzazioni sociali del precedente presidente Barak Obama, in particolare per ciò che concerne l’aiuto ai membri più bisognosi della società. L’assistenza sanitaria, il diritto di voto, la giustizia penale, l’immigrazione, la protezione dell’ambiente sono solo alcune delle aree vitali che sono interessate.
E poi ancora il licenziamento del capo dell’FBI che stava facendo indagini sui contatti tra la campagna elettorale del Presidente e la Russia, il muro che vuole costruire lungo il confine con il Messico e il divieto di ingresso per chi proviene da alcuni Paesi prevalentemente musulmani. Il suo gabinetto comprende più miliardari che mai e alcuni dei membri erano contro le agenzie governative che ora dirigono, come quella del Lavoro e dell’Ambiente.
Il mandato del signor Trump coincide anche con un aumento dei crimini dovuti all’odio in questo paese.  Proprio l’altro giorno, all’interno del nuovo Museo nazionale di storia e cultura afroamericana è stato trovato un cappio, simbolo odioso dei linciaggi degli afroamericani negli anni passati.
Questi sono tempi turbolenti e la stampa è fondamentale per mantenere il pubblico informato e rendere responsabile il governo delle sue azioni.

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