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Navigando sul Tigri, uno sguardo sull’Iraq

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Laura Silvia Battaglia, sullo sfondo una delle sue foto
Laura Silvia Battaglia, sullo sfondo una delle sue foto

“Bisogna ricordarsi di restare umani, anche a costo di mancare il reportage più bello di tutti”, così scrive Laura Silvia Battaglia nel suo libro Le voci sul Tigri. Viaggio nella terra dei fiumi (editore Poiesis, di Giuseppe Goffredo), diario di una navigazione eccezionale sui fiumi della Mesopotamia, presentato in anteprima a Torino la scorsa settimana. Laura Silvia Battaglia arriva sorridente e curiosa all’incontro “Reportage dall’Iraq”, organizzato dal Caffè dei Giornalisti, e si ferma a guardare la selezione delle sue fotografie che accolgono i visitatori e li accompagnano alla scoperta di un paese interessante e tuttavia poco conosciuto. Ci racconta ogni scatto, ogni gesto che ha portato a quella singola inquadratura. “Qui siamo davanti ai seggi, questo ragazzo ha appena votato”, dice, per aggiungere particolari e “vita” alla foto, già sufficiente di per sé. La capacità di raccontare storie e persone è la caratteristica principale di Laura Silvia Battaglia, un’esistenza divisa tra l’Italia e lo Yemen e uno sguardo partecipe sulla vita del Medio Oriente. “Al di là dei media mainstream – spiega – c’è interesse per quello che succede in Iraq e in generale in questo tipo di paesi. Quando ci andiamo, come inviati, siamo spesso considerati quasi degli eroi, per il solo fatti di andarci. Ma andare a vedere con i nostri occhi quello che succede è un dovere, non c’è nessun particolare eroismo. L’eroismo è di chi vive là, di chi è costretto a restarvi, noi possiamo sempre tornare indietro, per il solo fatto di essere nati da un’altra parte”.

 

Selezione di foto di Laura Silvia Battaglia, esposte all'incontro Reportage dall'Iraq
Selezione di foto di Laura Silvia Battaglia, esposte all’incontro Reportage dall’Iraq

La guerra è spesso l’unico motivo per parlare di Iraq e Medio Oriente e, quando finisce, si spengono i riflettori e per anni ci si dimentica dell’esistenza di intere aree del mondo.
“Quando la guerra finisce di solito quello è il momento in cui i i giornalisti vanno via – continua Battaglia – Ecco, quello è il momento in cui può succedere di tutto, la società è cambia. E io sono attratta da queste società in trasformazione. Voglio vedere che cosa succede. Come in Iraq dopo il conflitto. Ho potuto sperimentare la vita che si svolge in varie realtà: Ninive, Bagdad, Bassora, il Kurdistan, luoghi diversi che non venivano raccontati, ma nei quali stava succedendo qualcosa”.

Al di là dei grandi avvenimenti storici, al di là degli spiegamenti degli eserciti e dei proclami dei leader ci sono sempre le vite delle persone che devono ricostruire la loro esistenza e il loro paese. Ed è proprio sulle persone che si posa lo sguardo di Laura Silvia Battaglia: “Mi piace raccontare le persone, oltre ai fatti geopolitici. Le ragioni di ciò che accade, dei conflitti, spesso si possono comprendere guardando la vita quotidiana, come ad esempio quando in un contesto in cui sono presenti famiglie miste ad un certo punto iniziano a crearsi schieramenti e contrapposizioni. Lo abbiamo visto nei Balcani, in Ruanda. Alcuni si schierano, altri no, vogliono evitare queste contrapposizioni imposte e continuare a guardare cosa c’è dietro agli schieramenti, cioè l’essere umano”.

the-sound-of-tigrisE di molti esseri umani si parla nel libro Le voci sul Tigri. Viaggio nella terra dei fiumi, che nasce dalla scoperta della Mesopotamia, culla della civiltà, terra di pastori e agricoltori, di mandrie di bufali e pescatori, di paludi e villaggi. “Ho potuto fare questo viaggio sul Tigri insieme al progetto di salvaguardia dell’ecosistema Save the Tigris, con gli attivisti della Tigris River Flotilla, che si occupa di far comprendere l’importanza della difesa dell’ecosistema mesopotamico e di rendere consapevoli i governi iracheno e turco delle drammatiche conseguenze dello sfruttamento delle acque del Tigri sulla popolazione locale. In nessun altro momento della mia vita ho provato un sentimento di pacificazione così totale come alla confluenza del Tigri e dell’Eufrate, in quel luogo che è stato origine della civiltà”.

Ogni tappa è scandita dalle storie dei personaggi che popolano la regione, come l’incontro con Abu Haider, il barcaiolo con il cellulare. “Magro come un chiodo, con i suoi lunghi denti ingialliti dal sale e dal fumo matto e disperatissimo, Abu Haider è un uomo sospeso tra l’era della scrittura cuneiforme e il web 2.0. – scrive Laura Silvia Battaglia – Con lui, in viaggio sul Tigri, remando e filmando con la telecamera, ho imparato molte cose: a seguire e assecondare le correnti, ad aggredire l’acqua con gentilezza, ad affondare il remo in profondità, ad approfittare dei momenti senza vento per riposare, a correre remando col vento perché devi lasciarti trasportare ma governando la corrente, a non avere paura del buio pesto a riva, a usare le rocce come riparo per un improvvisato hammam femminile, ad ascoltare il mio respiro, ad ascoltare quello del fiume, a fidarmi dei pescatori, a salutare se un’imbarcazione costeggia la tua, se qualcuno da riva ti saluta. Ho imparato ad avere pazienza. Ad avere forza. A mangiare meno. A vivere dall’alba al tramonto, nella luce. Ho imparato ad essere di più, ad avere di meno. Quest’anno e, spero, per ogni anno a venire. C’è un altro anno davanti e voglio ricordarmi di Abu Haider ogni volta che ci sarà da remare ancora”.
Le voci sul Tigri verrà presentato al Salone del Libro di Torino il 14 maggio.

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