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Murat Cinar: “Vi racconto la Turchia di oggi”

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Murat-fotoUna guida per comprendere la storia contemporanea della Turchia.  Frutto di ricerche ed approfondimenti fatti dal 2010 al 2016 sulla vita quotidiana della Turchia dal punto di vista economico, politico, artistico e sociale. Elezioni, libertà di stampa, referendum, rivolte popolari, manifestazioni di protesta, espressioni politiche, cultura artistica contemporanea, movimenti per la difesa dell’ambiente, le persone lgbttqi, religioni, differenze etniche, gentrification… Insomma uno strumento per comprendere meglio la Turchia di oggi. Una piccola guida storica, politica e sociale.

E che ci sia bisogno di capire la Turchia di Erdogan non ci sono dubbi. Pilastro della Nato, porta dell’Europa e sempre in attesa di farvi parte, ma coinvolta nella questione dei migranti e dei profughi, sotto tiro sulla irrisolta questione curda e accusata del genocidio degli armeni, un Paese con troppi segnali di mancanza di libertà, a cominciare dall’informazione, eppure attraversata da movimenti e rivolte come quella di Gezi Park che rivelano una società in fermento. Più che mai utile leggere Una guida per comprendere la storia contemporanea della Turchia (edizioni Simple), un approfondimento sulla vita quotidiana della Turchia dal 2010 al 2016 dal punto di vista economico, politico, artistico e sociale. L’autore è il giornalista Murat Cinar. Nato a Istanbul dove ha studiato economia, vive a Torino da 15 anni. Da sei anni scrive sulla Turchia, il suo Paese, per diversi media. Non a caso si definisce “giornalista in bilico tra Italia e Turchia”, con la passione anche per la fotografia e il cinema. «Il libro nasce dall’esigenza di raccontare la Turchia come la vedo e vivo io – spiega Murat Cinar – Ho cercato di documentare i pezzi della storia perché non sia dimenticato nulla. Il libro nasce in un momento storico in cui il disegno politico ed economico che governa la Turchia da quasi 15 anni è complesso quanto dannoso. Ho voluto spiegare le motivazioni, le radici di questa situazione dal mio punto di vista, dalla mia esperienza».

Murat-copertina-300Murat Cinar, com’è cambiata la vita di tutti i giorni dei turchi con Erdogan?

«È una vita pericolosa, tesa, inquinata, spogliata, terrorizzata, polarizzata e conservatrice. Il paese in questi anni si è sempre più diviso in due mondi: quelli che sostengono il progetto dell’AKP di Erdogan, e quelli che non ne fanno parte e contro cui è aumentato l’autoritarismo. Coloro che si oppongono al governo vengono definiti come traditori, terroristi, collaboratori delle forze straniere, pericolosi, dannosi, vandali e perversi. La Turchia è diventato un paese che vive e viene governato con la paura».

Però si parla anche dello sviluppo notevole dell’economia turca… Corrisponde alla realtà?

«Se la cementificazione con le spietate privatizzazioni possono essere definite come i simboli di uno sviluppo sano, direi di sì. Ma credo che questi due elementi non siano realtà economiche sostenibili. Il paese è pieno di ponti inutili, passaggi sotterranei che si intasano con una lieve pioggia, così le autostrade costruite sul mare, aeroporti inutilizzati, università private vuote, dighe idroelettriche che distruggono interi villaggi oppure boschi, dighe che hanno fatto scomparire antiche città, centri commerciali enormi, villaggi turistici che deforestano intere zone. Ovviamente tutti questi lavori vengono dati in appalto ai personaggi legati oppure vicini al partito al governo oppure al capitale saudita che tra l’altro viene spesso accusato di sostenere i gruppi terroristici sparsi tra il medio Oriente ed il nord Africa».

Ci sono notizie drammatiche sulla libertà di stampa e di espressione: come si informano i turchi in questa realtà difficile? Quanti sono giornalisti in carcere e i giornali chiusi?

«I turchi hanno una grande difficoltà ad informarsi. Attualmente sono 36 i giornalisti in carcere, alcuni già condannati, anche all’ergastolo. Altri in carcere da anni in attesa della condanna oppure addirittura dell’inizio del processo e parecchi sotto processo sono agli arresti domiciliari oppure con libertà di circolazione limitata entro i confini nazionali. Non passa giorno che venga impedito l’accesso ad un sito web, ad un portale di notizie oppure ad un articolo specifico. Spesso i siti di notizie della stampa curda sono sempre inaccessibili. Ad esempio, l’accesso al sito web dell’agenzia di notizie Dicle è stato impedito per ben 37 volte in meno di un anno. Questa agenzia attualmente ha 13 giornalisti in carcere. Il portale di notizie Sendika.org ha dovuto cambiare il suo indirizzo web per ben 10 volte per evitare questa censura. Per non parlare del fatto che presso le scuole oppure uffici pubblici parecchi siti web sono inaccessibili. Dall’altra parte crescono sempre di più i mezzi di comunicazione di massa vicini al governo. Dai primi anni dell’avventura dell’AKP diversi quotidiani, riviste, canali tv e radiofonici sono stati lanciati oppure comprati in asta da parte dei gruppi imprenditoriali vicini al governo. Quindi le notizie vengono date in una certa versione dai media mainstream vicini al governo, e in un’altra sui media delle opposizioni, ma considerando che sono più di 15 i quotidiani nazionali e circa 20 canali tv vicini al governo, è facile capire che la versione dei fatti ha una sfumatura unica in tutto il Paese».

Quale seguito ha l’opposizione?

«In questi anni sono nati diversi gruppi di opposizione. il sistema elettorale, con lo sbarramento di 10%, tiene fuori dal mondo parlamentare la maggior parte dell’opposizione, tanti piccoli partiti extraparlamentari, diversi collettivi, un mondo dell’associazionismo enorme. Ma è anche in crescita l’oppressione. I maxi processi come Ergenekon, Balyoz, Odatv, KCK ed attualmente Feto/pdy sono diventati dei sacchi grandi dove è possibile buttare tutti dentro, tutti quelli dell’opposizione».

Articolo ripreso da Babelmed vai al sito
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Qual è lo stato di salute della creatività, dell’arte, del cinema?

«La censura è forte e presente e diverse limitazioni economiche e politiche colpiscono la libertà di pensiero ed espressione. C’è oppressione contro le redazioni dei giornali e dentro le università. Parlare della libertà artistica non è quasi possibile. Cresce la cultura di criminalizzare il libero pensiero definendolo come la voce dei traditori, collaboratori con le forze straniere che vorrebbero dividere il paese e come rappresentanti delle organizzazioni terroristiche. È sempre la stessa logica di governare con la paura».

Com’è attualmente la realtà delle donne turche?

«L’atteggiamento del governo verso le donne è di stampo religioso e maschilista. È stato messo in discussione il diritto all’aborto definendolo come un assassinio; degli uomini di “pensiero” hanno condannato attraverso il canale televisivo statale la donna incinta che va in giro liberamente; il ministero degli affari religiosi attraverso il suo sito web ha legittimato l’atteggiamento di non porgere la mano alla donna…. L’istruzione pubblica diventa sempre più conservatrice e maschilista. Nascono dei libri scolastici che cercano di gettare le basi di una cultura dove la donna viene definita esclusivamente come colei che fa figli e sta a casa a badarli. Neanche una settimana fa l’attuale presidente della repubblica ha definito “contro la religione” la pillola ed ogni tipo di prodotto anticoncezionale».

Stefanella Campana

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