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“Misinformer”: smascherare la disinformazione è un gioco. O no?

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Anche il giornalismo investigativo può prendere l’aspetto di un’attività ludica: è il caso di Misinformer, un gioco per dispositivi mobili nel quale bisogna usare gli strumenti investigativi di un giornalista per risolvere casi basati sui eventi di attualità. Il fulcro della sfida sta nel capire e smascherare la disinformazione che regna sovrana tra fake news, notizie clickbait (cioè false e concepite allo scopo di attirare clic) e rapporti che distorcono la realtà dei fatti.

Misinformer è stato creato da Jay McGregor, imprenditore a capo di Point, una startup che produce documentari di giornalismo investigativo su YouTube. «Ho aperto Point per aiutare ad affrontare il crescente problema della disinformazione online e il danno che sta arrecando alla società. Il nostro gioco, Misinformer, è il prossimo passo», spiega McGregor. Il punto è distinguere la realtà dalla fake news, sia nel gioco sia nella vita di tutti i giorniMisinformer diventa, quindi, la palestra nella quale un giovane lettore può allenare il proprio senso critico e utilizzarlo per una scelta più consapevole delle notizie di cui fidarsi.

Non tutto quello che si legge è vero, ma certamente non è nemmeno tutto falso. E allora? Allora – soprattutto nella vita vera, non nel gioco – bisogna provare. Provare a capire dove sta la realtà e non fermarsi all’apparenza, al titolone strillato; bisogna verificare e perdere un po’ di tempo (che è sempre tempo ben speso) a verificare fonte e dati. Il gioco, pubblicato su Kickstarter (una piattaforma che agevola il finanziamento dal basso di progetti) mira proprio a istruire il pubblico sulla capacità di distinzione delle notizie mendaci da quelle reali; consente ai giocatori di assumere il ruolo di un giornalista che cerca di spezzare una cospirazione. Il gioco inizia con l’utente che ha il ruolo di moderatore di un semplice e noioso forum: ma le cose cambiano, una volta che cominciano ad arrivare messaggi spam inerenti alla politica. Starà quindi a noi giocatori (o giornalisti) scoprire chi è il colpevole.
Dal debunking di immagini virali false a strumenti di analisi dei dati che individuano gli account farlocchi, i giocatori useranno gli strumenti del mondo reale per avanzare nel gioco. Andando avanti si ottengono via via nuove abilità che consentono di smascherare le fake news. 

È quasi una missione sociale, quella di Misinformer, in un momento in cui i social diffondono quotidianamente disinformazione. Le vere indagini del canale YouTube di Point saranno aggiunte al gioco sotto forma di contenuti scaricabili: ciò significa che ci sarà sempre materiale nuovo con cui misurarsi, e che il gioco rimarrà aggiornato grazie alle ultime notizie (vere). Si stima che Misinformer arriverà su dispositivi mobili entro la fine dell’anno. Ora però bisogna trovare i finanziamenti: l’obiettivo da raggiungere è di circa 20.000 euro entro fine mese (per ora ne sono stati raccolti circa 3.000). Misinformer servirà anche a finanziare il giornalismo indipendente di Point e di altre piccole pubblicazioni.

Anche il New York Times ha sviluppato esperienze interattive e di gioco che educano i lettori su questioni come la trasparenza e la correttezza dell’informazione ma, sostanzialmente, il legame tra videogiochi e giornalismo è ancora abbastanza inesplorato. Riuscirà Misinformer a rendere più critici e informati i giornalisti di domani (e, magari, anche quelli di oggi) a colpi di partite sullo smartphone?

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