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Minacce alla giornalista Zineb El Rhazoui, fermato un sospetto

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Zineb el Rhazoui
Zineb el Rhazoui

L’autore delle minacce di morte alla giornalista franco-marocchina Zineb El Rhazoui, collaboratrice di Charlie Hebdo, e a suo marito Jawad Benaissi è stato arrestato qualche giorno fa, secondo quanto riporta il sito d’attualità in lingua araba Goud.ma. Si tratterebbe di un abitante del quartiere di Ain Sebaâ, a Casablanca (Marocco). La polizia giudiziaria avrebbe fermato l’individuo sulla base delle informazioni fornite dalla Direction Générale de la Surveillance du Territoire, l’agenzia di intelligence marocchina.

Le minacce risalgono ad alcune settimane fa, quando su Twitter sono comparsi due hashtag che incitavano a “uccidere la giornalista per vendicare il profeta” e a “localizzarla per ucciderla”. Migliaia di tweet e re-tweet sono rimbalzati sul web, accompagnati da immagini di coltelli, foto di Jihadi John, dei fratelli Kouachi e di Koulibali.

La violenza di questi appelli è evidente: “Consigliavano, ad esempio, di isolarmi e rompermi la testa con delle pietre, di sgozzarmi o bruciarmi o di bruciare la mia casa. Io rispondo che li aspetto a piè fermo, ragazzi!”, ha dichiarato la El Rhazoui in un’intervista alla catena televisiva BFMTV.

Un’aggressione mediatica estremamente forte, rivolta per la prima volta contro una donna e, per giunta, di origine musulmana. Zineb El Rhazoui ha dovuto chiudere il suo profilo Facebook dopo che alcune informazioni sui suoi spostamenti e sui luoghi di lavoro della coppia erano state estrapolate dalla pagina e divulgate da individui sospettati di essere vicini allo Stato islamico.

I suoi numerosi viaggi in Marocco hanno spinto un militante, su Twitter, ad appellarsi ai “fratelli marocchini”: “Dove sono i lupi solitari del Marocco? Dove sono gli stranieri assetati di sangue e pronti al massacro?”. In alcuni tweet era apparsa anche la foto del compagno e della sorella di Zineb, per rendere ancora più diretta la minaccia.

El Rhazoui, attivista dei diritti umani, sociologa delle religioni, di religione islamica – come come il suo collega franco-algerino Mustapha Ourrad, correttore di bozze, rimasto invece ucciso nella strage di Parigi – era scampata all’attentato del 7 gennaio scorso alla redazione del settimanale satirico perché in quei giorni si trovava in vacanza. In seguito, ha collaborato alla pubblicazione dell’“Edizione dei sopravvissuti” uscita il mercoledì seguente.

Come i suoi colleghi, al momento delle minacce era già sotto protezione da parte della polizia francese. In risposta all’accusa di aver pubblicato l’immagine del Profeta Maometto ha spiegato che durante i suoi studi non ha trovato una riga, nel Corano, che dica che non si può pubblicare la sua immagine. “Ma la cosa più importante – ha aggiunto – è che la legge che vieta la sua rappresentazione appartiene all’Islam, non alla Francia. Ricordate che lavoriamo sotto la legge francese, non sotto la legge della Sharia, non possiamo accettare le regole di un gioco che ci è imposto con le armi e con il crimine”.

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