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Mercato unico digitale: nuovi schiavi o nuova occupazione?

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L’era digitale ha innescato una trasformazione delle nostre società e delle nostre economie. Il dibattito è animato da termini come “Big Data”, “cloud computing”, “economia collaborativa” e la transizione verso un’economia digitale è cruciale per la competitività, la crescita e l’occupazione. La Commissione europea ha affermato che la creazione di un mercato unico digitale è una priorità assoluta, perché potrà generare fino a 250 miliardi di euro di crescita aggiuntiva in Europa e migliaia di nuovi posti di lavoro, in particolare per i giovani in cerca di occupazione.
Tuttavia, la digitalizzazione ha anche il suo lato oscuro: i cambiamenti tecnologici rapidi e onnicomprensivi hanno segnato un’inversione di tendenza rispetto alla tradizione e lanciano nuove sfide. In passato, le nuove tecnologie hanno ridotto le disuguaglianze rendendo beni e servizi accessibili a gran parte della popolazione; oggi, invece, la digitalizzazione ha un effetto inverso, perché tende a favorire alcune abilità particolari, mentre svaluta altre competenze e le rende ridondanti.
Tutto ciò genera un’ampia gamma di nuovi rischi che hanno a che vedere con una divergenza nei livelli di remunerazione, nelle condizioni di lavoro e nei diritti.
Nell’economia digitale si registra un deterioramento della qualità del lavoro: l’utilizzo di tecnologie online per creare mercati globali sembra incoraggiare una corsa verso il basso dei salari e delle condizioni di lavoro, trasferendo il rischio e la responsabilità dai datori di lavoro ai lavoratori.

Da un’analisi di Christophe Degryse, ricercatore dell’European Trade Union Institute, emerge che la digitalizzazione ha avuto un impatto nella creazione di posti di lavoro in nuovi settori o in relazione a nuovi prodotti e nuovi servizi, mentre ha comportato la distruzione di posti di lavoro grazie all’automazione. In sostanza è fortemente aumentata l’occupazione di lavoratori altamente qualificati, mentre ci sono state sostanziali perdite di posti di lavoro per le mansioni di routine sostituibili da computer e robot. L’occupazione di lavoratori con basse competenze e bassi redditi, come quelli che svolgono attività manuali non di routine, non è stata influenzata.

[Nell’immagine: grafico su dati Eurostat dal 1995 al 2015, che mostra come i lavoratori con educazione inferiore (in blu, scuole dell’obbligo o meno) siano stati vittime del tagli dei posti di lavoro, a partire dal 2008, molto più dei lavoratori con diploma, in rosso, e di quelli con laurea, in verde]

La rivoluzione digitale crea, quindi, una nuova serie di vincitori e vinti e una crescente disuguaglianza. Sono aumentate le diseguaglianze tra Paesi e all’interno dei Paesi stessi, dove persistono gap generazionali, regionali e basati sul genere. Il rischio maggiore è quello di un mercato del lavoro polarizzato con un piccolo numero di lavoratori altamente qualificati e la massa dei cosiddetti “schiavi digitali“, costretti a competere l’uno con l’altro su scala mondiale. 

Ma, come evidenzia il rapporto sull’impatto delle nuove tecnologie sul mercato del lavoro del reparto Science and Technology Options Assessment (STOA) del Parlamento Europeo, con la collaborazione di Austrian Institute of Technology, si può essere ottimisti: l’innovazione è favorevole al lavoro.
Con la digitalizzazione aumenteranno le attività di lavoro autonomo e le modalità di lavoro più flessibili. I lavoratori online sono in genere liberi professionisti o lavoratori autonomi e il loro mestiere è generalmente basato sulle attività piuttosto che sul tempo: è lavoro virtuale, il che significa che può essere eseguito con un maggior grado di flessibilità rispetto alla maggior parte degli impieghi standard. Inoltre è esportabile, cosa che espone i mercati del lavoro online alle forze internazionali di domanda e offerta e aumenta la concorrenza.
Alla flessibilità dovrà, però, seguire la garanzia di maggiori tutele per il passaggio sicuro da un lavoro all’altro e per fronteggiare i cambiamenti. È compito delle istituzioni a livello internazionale quello di affrontare nuove forme di lavoro sommerso nell’economia digitale, trasformando il lavoro non dichiarato in lavoro dichiarato, e assicurare che i lavoratori della piattaforma online abbiano gli stessi diritti degli altri lavoratori.

Il testo completo del rapporto Impact of new technologies on the labour market and the social economy

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