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Media e scrittori, incontri mediterranei

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ART_1452Il giornalista Marco Cesario raccoglie – e per Rogiosi le pubblica in Medin – trenta storie il cui filo conduttore è il Mediterraneo, la sua civiltà di mare, isole e porti ma anche scrittura e memoria, che si snodano tra le righe di una sorta di diario di viaggio che fonde letteratura, storia, mémoire de voyage e reportage.

L’autore , dopo aver lavorato come reporter per l’agenzia nazionale ANSA e ANSAmed, per la rivista ResetDoc e Micromega (La Repubblica), nel 2012 ha pubblicato Sansür: Censura. Giornalisti in Turchia (Bianca&Volta Edizioni). Attualmente scrive di Mediterraneo e Medio Oriente su Linkiesta, L’Indro, sull’East e l’Espresso napoletano. Ha collaborato anche con Babelmed.

Attraverso un lungo viaggio da Napoli a Tangeri, passando per Barcellona e Gerusalemme, Cesario tratteggia storie e leggende di luoghi ma anche di uomini, donne, scrittori ed intellettuali che fanno ogni giorno il Mediterraneo, come il grande scrittore israeliano Amos Oz tra le mura sacre di Gerusalemme, il giornalista di Haaretz Gideon Levy nella caotica Tel Aviv, la coraggiosa blogger della rivoluzione tunisina Lina Ben Mhenni o il maestro Rami Balawi che a Gaza continua a insegnare nonostante i bombardamenti

Articolo ripreso da Babelmed vai al sito
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Dal suo libro riportiamo alcuni stralci significativi di alcuni personaggi:

Amos Oz: Credo nella pace anche se non amo definirmi pacifista. I Palestinesi e gli israeliani non hanno altro luogo in cui vivere, sono come una famiglia infelice che vive sotto lo stesso tetto. Ragion per cui devono dividere la propria casa in due appartamenti più piccoli. Il Mediterraneo? Lo amo, amo il suo clima, la sua cultura, la sua gente. Mi sento vicino a tutti gli altri popoli del Mediterraneo perché abbiamo una simile gioia di vivere, una simile rumorosità, una simile mentalità.

Gideon Levy: La nostra amata Tel Aviv la cui reputazione di città illuminata ed aperta è famosa nel mondo è costruita in parte sulle rovine di villaggi palestinesi e rifiuta di riconoscerlo. Le strade di questa città, che una volta era araba e ora è mista, portano nomi di rabbini, i vecchi nomi arabi sono quasi scomparsi e al posto dei villaggi ora ci sono quartieri ebrei. Israele risiede in una zona geografica in cui la maggior parte dei paesi non ne accetta l’esistenza. Ma non dimentichiamo che Israele fa di tutto per non essere accettata. Ha un’unica ispirazione: quella di essere un paese europeo, americano, occidentale, un paese che nonostante la sua posizione geografica volta completamente le spalle al mondo arabo-musulmano. La cultura araba è praticamente tabù in Israele.

Lina Ben Mhenny: Dal giorno della cacciata di Ben Ali vivo una vita tormentata, piena di controversie e contraddizioni. Oggi essere una donna impegnata in Tunisia significa rischiare anche la propria pelle. Vivo sotto scorta e sono costantemente minacciata. E I media? I media tradizionali sono manipolati; per questo i blog ed i social network sono riusciti a veicolare il dissenso contro regimi autoritari. Ma c’è un pericolo: oggi c’è una nuova forma di censura, quella in rete, perché i regimi hanno capito la forza di questi strumenti e cercano di imbavagliarli. La rivoluzione in Tunisia non è stata un successo. La Costituzione è stata un passo importante ma la maggior parte delle cose per le quali ci siamo battuti non sono state ancora conquistate.

Il libro è disponibile sul sito della casa editrice

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