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Media e Lgbt

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Un titolo curioso, “L’orgoglio e i pregiudizi”, per il ciclo di seminari di formazione per giornalisti organizzato da Redattore sociale e Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del Dipartimento Pari opportunità: a confronto rivendicazione identitaria e preconcetti più o meno consapevoli messi in campo dai media quando esplorano e raccontano il mondo lgbt.
Confusione e semplificazione sembrano essere le parole d’ordine, come ha evidenziato il giornalista di Internazionale Claudio Rossi Marcelli, autore di “Hello daddy!”, elencando i “vizietti” della comunicazione sui temi legati al genere e all’orientamento sessuale.

Nella stampa si sovrappongono volentieri coming out, la scelta di rivelare la propria omosessualità, con outing, che indica che a rivelarla è stato qualcun’altro. Nella lingua italiana non c’è una parola analoga, perché, sottolinea Rossi Marcelli, “in italiano non siamo ancora stati in grado di dargli una definizione, mentre sugli insulti siamo generosissimi”.
Non si osa accennare il termine “lesbica” e gli si preferisce un più allusivo “saffico”, che rimanda alla dissolutezza dell’antica Grecia.
Oppure si generalizza e si fa un tutt’uno con espressioni quali “comunità gay”, senza attenzione per le profonde diversità al suo interno, o “famiglia gay”, includendo nell’orientamento sessuale anche i figli.
Abusato poi “icona gay”, utilizzato anche in modo improprio: non basta essere gay e famoso per trasformarsi in un’icona gay. Molte di queste peraltro, come Maria Callas o Marlon Brando, non erano omosessuali.
A corredo degli articoli che hanno omosessuali per protagonisti spesso si utilizzano immagini decontestualizzate di gay pride e festini più o meno trasgressivi, che poco hanno a che fare con le vicende narrate.

Più delicato il tema della transessualità: Marcelli suggerisce comunque di adottare il femminile per chi compie un percorso per diventare donna e viceversa.
Delia Vaccarello
, giornalista e scrittrice, lamenta come, per scarsa informazione, si associ sempre la transessualità alla prostituzione: “Si indica trans intendendo uomo con aspetto femminile, con tacchi alti, minigonna, in strada vicino a una macchina“. Non è lontanamente preso in considerazione il disagio di chi rifiuta il proprio corpo, vive con dolore l’essere imprigionato in un’identità che non sente sua e si sente profondamente incompreso. Insomma, argomenti che con lustrini e paillettes non hanno nulla a che fare.

Anna Paola Concia, senatrice del Pd, sottolinea infatti che persiste una “visione vignettistica delle persone gay, un interesse quasi esclusivo per le storie di violenza“. Della normalità e della quotidianità delle persone lgtb non c’è traccia sulle pagine dei quotidiani, né in televisione.
Agnese Canevari dell’Unar ha evidenziato che un caso di discriminazione su dieci registrato nel 2012 riguardava l’orientamento sessuale e uno su tre è avvenuto attraverso i mass media. Tra questi il 30 per cento su internet.
Basti pensare, ad esempio, che su Facebook esiste un’applicazione, “Gayhunter”, che consiste nel giocare a dare la caccia ai gay colpendoli nelle parti intime.

E’ pur vero che ci sono siti come lecosecambiano.org, ispirato alla campagna americana del 2010 Itgetsbetter, che raccoglie le storie di adolescenti che hanno subito episodi di bullismo al fine di sensibilizzare i coetanei su questo argomento e di permettere a quanti non si sentono accettati di trovare ascolto e accoglienza. Attivo da maggio, il sito conta oggi 70 video.

Molti passi avanti si sono fatti per una più corretta informazione, rispettosa della dignità delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali, ma la strada da percorrere è ancora lunga. L’imbarazzo, l’incompetenza, la fretta di dare una notizia, i pregiudizi che il giornalista trasferisce nei suoi articoli fanno compiere al lettore un passo indietro verso la comprensione e la conoscenza dei temi lgbt.

Si sono chiusi gli appuntamenti di Milano (15 ottobre) e Roma (16 ottobre), ma per i giornalisti interessati restano ancora le date di Napoli (18 ottobre) e Palermo (22 ottobre). Gli incontri sono gratuiti e si svolgono dalle 9 alle 14.

Elisabetta Gatto

 

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