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Media d’Albania, cosa c’è al di là dell’Adriatico

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15218485_10211331231655588_1972369629_n«Ho iniziato a scrivere da piccolo, già a 12-13 anni, perché ero appassionato» ci dice Arbi Fortuzi, giornalista dell’AjenciaTelegrapike Shqiptare, l’agenzia di stampa albanese (in inglese Albanian Telegraphic Agency). Lo incontriamo a Marrakech, in Marocco, a margine del Meeting dei giornalisti ambientali del Mediterraneo organizzato dall’IUCN e dall’agenzia di stampa spagnola EFE Verde.

Come è organizzata l’agenzia ATA?
«Siamo una ventina di giornalisti, due capi redattori, due vice capi. Abbiamo due fotografi che si occupano di Tirana. Tutti sono sostanzialmente fotoreporter cioè producono sia i testi che foto e video. Alcuni giornalisti, come me, fanno anche gli editorialisti, ci occupiamo di fare anche gli approfondimenti, oltre l’orario di lavoro, analizzando gli argomenti più importanti della giornata.
Ci sono dei corrispondenti da altre parti dell’Albania e abbiamo contratti con altre agenzie per coprire le zone del mondo di cui ci occupiamo: soprattutto Balcani, Italia, Cina, Arabia Saudita, Dubai. Sono le zone di provenienza delle aziende che investono in Albania o dei paesi in cui gli albanesi vanno a lavorare.
Diffondiamo le notizie principalmente con il nostro sito internet in tre lingue e tramite mail inviate dalla redazione. L’agenzia è finanziata dal Governo all’80-90%».

Come si diventa giornalista in Albania?
«C’è un esame di Stato, che serve se si vuole lavorare nel settore pubblico, ad esempio per lavorare nella mia agenzia è necessario aver superato questo esame, che prevede anche di aver fatto un anno di pratica. Invece per lavorare nel privato non è necessario, se ti assumono puoi lavorare comunque, anche senza aver dato l’esame.
Io all’inizio scrivevo per un giornale locale di Tirana (qualche partita di calcio, avvenimenti legati alla chiesa, cose così, per cominciare). Dopo la scuola ho fatto una prova nell’agenzia dove lavoro adesso e ho cominciato ad occuparmi di problemi sociali come i rom, la povertà, argomenti di questo genere. Poi sono passato alla cronaca nera, alla politica e all’ambiente, anche se per ora non c’è ancora una vera e propria cultura ambientale in Albania. Siamo un Paese in fase di sviluppo, con zone di povertà estrema. A Tirana e Durazzo no, ma se ci allontana dalle città si vede che la situazione è diversa, le persone hanno problemi più urgenti, bisogna prima risolvere i “problemi di pancia”, le politiche ambientali verranno dopo».

Com’è il lavoro del giornalista in Albania? È una buona professione?
«Tanti giornalisti sono mal pagati, ma devono lavorare lo stesso e si adeguano. Certi sono rimasti anche tre mesi senza stipendio. Nella nostra agenzia invece è diverso e non ci sono questi problemi di stipendio. Il sindacato c’è, ma fa poco. A volte lo stipendio è pagato in parte in nero. Tutti lo sanno, ma fanno come se non lo sapessero».

Ci puoi fare una panoramica su come sono organizzati i giornali e il giornalismo televisivo?
«Il 90% dei giornali ha un profilo politico, il 5% un profilo sportivo, gli altri sono di tipo economico o di ambito locale. I giornali locali per me sono un bene, sono un modo positivo per avere più notizie.
I giornali comunque sono in crisi rispetto alle notizie online.
L’unico che non è in crisi è il giornale sportivo che ha deciso di non mettere online le notizie dello sport albanese, e in questo modo “obbliga” i lettori a comprare l’edizione cartacea. Se ci fosse la versione online sicuramente anche lui ridurrebbe le vendite. Anche i canali televisivi sportivi sono a pagamento e quindi è la stessa cosa: per avere le notizie bisogna pagarle. Anche per le TV vale lo stesso discorso: se dovessero nascere dei portali sportivi, profilati solo sullo sport, toglierebbero pubblico ai canali televisivi e per loro sarebbe un problema.
I canali televisivi principali sono Klan e Top Channel (che si occupano sia di notizie che di entertainment) e Ora News o News 24, canali privati che si occupano di informazione.
Mapo e Panorama sono i giornali principali, entrambi hanno anche una versione weekend. Panorama ha due edizioni: il giornale dedicato alla politica e quello dedicato allo sport, che è il quotidiano più venduto.
Il giornalismo televisivo di giorno si occupa di reportage e cronaca mentre alla sera ci sono i programmi di approfondimento. Il più guardato è “Opinion”, su Klan, va in onda ogni sera dal lunedì al giovedì e ricorda un po’ le trasmissioni con Enrico Mentana, con un ring in cui si svolge un dibattito. È il più guardato, un’istituzione a sé».

Qual è la tua opinione sulla qualità del giornalismo albanese?
«La carta stampata sta andando alla fine, tra cinque o sei anni secondo me non resteranno che un paio di giornali, tutto il resto sarà online.
Il problema è che in Albania non ci sono statistiche vere e affidabili sulle vendite dei giornali e su quanti spettatori abbiano davvero i vari canali. Quindi ognuno può dire che il suo programma è il più visto.
A breve tutti i canali dovranno passare su piattaforme digitali, così forse sarà più facile avere delle statistiche vere e ci sarà più chiarezza. Secondo me, su 30-40 canali televisivi ne resteranno pochi.
Adesso ci sono anche due piattaforme digitali a pagamento (tipo Sky): Digital, di Top channel e Tring. Ognuna raccoglie 20-30 canali tra cinema, musica, sport eccetera.
Ma alla fin fine si vede sempre di più Mediaset e Rai, perché solo due o tre canali sono di qualità».

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