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McCurry per la libertà di stampa

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Steve McCurry è conosciuto principalmente per la fotografia “Ragazza afgana”, uno splendido ritratto di Shabat Gula, una giovane donna con il capo coperto di rosso e con profondi occhi verdi. L’immagine fu pubblicata come copertina del National Geographic Magazine di giugno 1985, e da allora ha fatto il giro del mondo diventando un’icona della fotografia contemporanea.

E sono proprio le fotografie che il fotografo statunitense ha scattato in Afghanistan negli ultimi 30 anni, quelle raccolte nel nuovo album di Reporter senza frontiere “100 foto per la libertà di stampa” pubblicato il 13 settembre.

Nato a Filadelfia nel 1950, laureato in cinema, ha iniziato la sua carriera di fotografo viaggiando in India alla fine degli anni 70. “What is important to my work is the individual picture. I photograph stories on assignment, and of course they have to be put together coherently. But what matters most is that each picture stands on its own, with its own place and feeling” (Ciò che è importante nel mio lavoro è la singola foto. Fotografo storie su incarico e, certo, esse devono essere messe insieme in modo coerente. Ma ciò che più importa è che ogni foto stia in piedi da sola, con il suo proprio spazio e le sue proprie emozioni).

Con questo spirito, entrò clandestinamente in Afghanistan, poco prima dell’invasione russa, con una borsa di vestiti e un’altra di pellicole. Così ha scattato le immagini che per prime hanno documentato il conflitto in atto. Qualche anno più tardi, per il National Geographic la foto della giovane afgana, diventata famosa in tutto il mondo. Far emergere le conseguenze dei conflitti dai volti di chi ne è vittima e lo stupore per l’esperienza umana che trapela dagli sguardi, dagli atteggiamenti della gente rendono esemplari i lavori di questo fotoreporter che più volte ha espresso la sua meraviglia di quando “la sorpresa dell’essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità”.

Dal 1986 è entrato a far parte dell’agenzia Magnum Photos e ha continuato a testimoniare gli effetti delle guerre in varie parti del mondo: Iran, Iraq, Libano, Cambogia, Filippine, Afghanistan e la Guerra del Golfo.

Molti sono i premi vinti da McCurry: la Medaglia d’Oro Robert Capa, ricevuta per il suo lavoro nella guerra in Afghanistan, è stato il primo, a cui sono seguiti quattro premi del World Press Photo e altri riconoscimenti internazionali.

“Se sai aspettare”, disse McCurry, “le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto”. E i suoi scatti, ricchi di sensibilità e poesia che per decenni hanno catturano sguardi e momenti in vari angoli del mondo, lo esprimono bene. E mostrano anche l’esistenza di quel “punctum” che il critico francese Roland Barthess descrisse nel suo saggio sulla fotografia “La camera chiara”, ossia l’aspetto emotivo di uno scatto, quello per cui lo spettatore viene colpito irrazionalmente da un dettaglio, e la fotografia esprime così “la sua interiorità misteriosa, impenetrabile, non rivelata”.

L’album “100 foto per la libertà di stampa” con gli scatti di McCurry può essere acquistato sul sito di RSF. I proventi degli album fotografici che Reporter senza frontiere pubblica tre volte all’anno dal 1992 vengono destinati interamente all’organizzazione e utilizzati per finanziarne le attività, costituendo più del 50 % delle sue risorse economiche a livello internazionale.

 

rsfitalia.org/album/

http://stevemccurry.com/

 

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