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Marocco: libertà di stampa e apologia del terrore

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Un giornale marocchino di ampia diffusione, Assabah,  ha riportato la notizia di un dibattito organizzato dall’ordine degli avvocati di Casablanca alla presenza del Ministro della Giustizia, Mustapha Ramid. In particolare, nel corso del convegno si è discusso su un articolo del codice della stampa – il 72 – che riguarda l’apologia del terrorismo: il giornale riporta che il dibattito è scivolato sull’opportunità di applicare quella norma, che per l’appunto punisce giornalisti ed editori che producono e pubblicano notizie inneggianti al terrorismo, a tutti i cittadini e in qualunque contesto.

L’opportunità di applicare non il codice penale ma quello della stampa non è una pura distinzione giuridica ma è figlia di una delicata situazione politica. Infatti il sistema penale del Marocco punisce duramente – con il carcere e una pena pecuniaria – il cittadino che inciti a compiere atti di terrorismo o ne esalti le gesta violente: ecco il testo dell’articolo 218-2.

«Est puni d’un emprisonnement de 2 à 6 ans et d’une amende de 10.000 à 200.000 dirhams, quiconque fait l’apologie d’actes constituant des infractions de terrorisme, par les discours, cris ou menaces proférés dans les lieux ou les réunions publics ou par des écrits, des imprimés vendus, distribués ou mis en vente ou exposés dans les lieux ou réunions publics soit par des affiches exposées au regard du public par les différents moyens d’information audio-visuels et électroniques».

Per contro, il Code de la presse et de l’edition è molto più morbido, limitandosi a prevedere una ammenda da 100 a 500.000 dirham (cioè tra 9.000 e 47.000 euro circa) e negando la possibilità del carcere.

Che il ministro sostenga l’applicazione del codice più permissivo non è certo un caso: nel mese di gennaio 2017, infatti, il Bureau nazionale di investigazione giudiziaria del Marocco (BCIJ) aveva arrestato alcuni attivisti  del PJD, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, un movimento di destra che promuove l’islamismo e l’instaurazione di una democrazia islamica in Marocco. La motivazione degli arresti risiede nel fatto che i membri del PJD (lo stesso partito cui appartiene il ministro) avevano salutato con favore, sui loro profili Facebook, l’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia Andrei Karlov, assassinato ad Ankara il 19 dicembre 2016 da un estremista islamico.

L’avvocato che difende questi attivisti (noti come “Cavalieri del PJD”) ha avanzato la stessa richiesta: che i suoi clienti vengano giudicati secondo il Codice della stampa, facendo leva sul fatto che le loro affermazioni erano state pubblicate su Facebook.

Nel frattempo, il segretario generale della gioventù del partito PJD, Khalid El Boukarai, si è espresso contro il provvedimento di arresto giudicandolo «una violazione dei diritti e delle libertà». El Boukarai ha aggiunto: «I network sociali pullulano di scritti come quelli in questione, e i loro autori appartengono a diverse sensibilità politiche. E allora perché non se la prendono anche con loro?»

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