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Marocco, libertà di informazione in bilico

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All’indomani del sesto anniversario del 20 febbraio, il giorno delle manifestazioni di protesta in Marocco durante la cosiddetta primavera araba, l’organizzazione non governativa Hatem ha diramato un comunicato stampa che lamenta violazioni della libertà di informazione e di espressione. «La situazione – si legge nel testo – è evoluta in direzione di restrizioni e repressione contro i militanti che manifestano per i diritti dell’uomo, durante e dopo la manifestazione organizzata lo scorso 19 febbraio da Hatem, e con atti di diffamazione contro gli attivisti del movimento “20 febbraio”».

L’allarme lanciato da Hatem (Organizzazione per le libertà di informazione e di espressione) riguarda l’uso della forza durante le marce pacifiche e, soprattutto, il caso del citizen journalist Hamouda Safi, titolare di un podcast molto seguito in Marocco, che è stato arrestato con l’accusa di apologia del terrorismo «per aver criticato – si legge – le amministrazioni statali su alcuni suoi video pubblicati su YouTube». Sorte simile è toccata a un altro cittadino informatore, Redouane Assermouh, che è stato denunciato da Ilyass El Omari, segretario generale del PAM (Partito dell’autenticità e della modernità, un movimento politico sedicente progressista e socialista), per diffamazione: il politico non ha gradito alcuni sketch umoristici del giovane Redouane, conosciuto in Rete col nome di Skizofren.

Infine, Hatem sottolinea la gravità di alcune azioni compiute dal capo del governo, Abdelilah Benkirane, che avrebbe dato direttive ai militanti del suo partito per tentare di contenere la diffusione di informazioni sulla situazione politica e sociale nel Paese, soprattutto per quanto riguarda le proteste e le manifestazioni di contrarietà alla maggioranza politica. Si tratta, secondo Hatem, di «violazioni flagranti» dei diritti di informazione e di libertà di espressione, che necessitano quindi di una risposta collettiva al fine di costruire una base per un Marocco più moderno e aperto ai diritti fondamentali delle democrazie contemporanee.

 

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