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L’unica donna

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Eve ArnorldEve Arnold è stata una grande reporter, una delle più grandi fotografe del ‘900, l’unica donna ad entrare a far parte della celeberrima agenzia fotografica Magnum. Eve Arnold è stata però anche, e prima di tutto una donna, e nei suoi lavori questo aspetto emerge con forza. Nelle sue fotografie ha approfondito e affrontato grandi temi femminili, quelli che a lei stavano più a cuore.

Diventata celebre soprattutto per le foto alle dive della sua epoca, nel corso della sua lunga vita si è occupata molto anche di altro, e nella mostra in questi giorni a Torino (a Palazzo Madama fino al 27 aprile 2014), tutto questo si comprende molto bene.

Eve Arnold nasce nel 1912 a Philadephia negli Stati Uniti da una famiglia di emigrati russi di religione ebraica, il padre è rabbino e Eve è la terza di sei fratelli; una famiglia molto povera, che però considera l’istruzione un valore fondamentale, e infatti alla figlia non viene fatta mancare.

Eve inizia la sua attività di fotografa nel 1946, gira il mondo e vive in diversi paesi: negli anni ’50 è negli Stati Uniti poi nel Regno Unito, poi di nuovo negli Stati Uniti, poi in Cina e poi definitivamente in Gran Bretagna, dove rimane per il resto della vita. Approda alla Magnum nel 1951 e ne diventa membro effettivo nel 1957. Muore nel 2012 a quasi 100 anni.

Comincia la sua carriera parlando di donne, di argomenti che la interessano, che fanno parte della sua vita e la toccano nel profondo. I temi ricorrono: la povertà, la politica, il femminile. “Sono stata povera – affermava – e ho voluto documentare la povertà, ho perso un figlio e sono stata ossessionata dal parto (…) ho affrontato la politica per capire come questa condizionerà le nostre vite, sono una donna e ho voluto conoscere le donne”.

Negli anni ’50 ritrae le modelle, le sfilate di moda ad Harlem, con signore nere bellissime dalle forme rotonde e dalla pelle nera e i capelli biondi; le immortala non solo sulle passerelle, ma anche in momenti più intimi, quando si cambiano o si vestono o stanno tranquillamente tra loro.

Nel 1956 è ad Haiti, e con la sua Rolleiflex fotografa i riti voodoo, le candele, il fuoco, disegni e riti magici, e le persone che vi partecipano.

Nel 1957 diventa membro della Magnum ed è del 1961, per la rivista Life, il reportage sui Black Muslims con il celebre scatto di Malcom X, un’immagine che avrebbe fatto il giro del mondo.

Nel ’59 è a Long Island, New York, per il suo reportage più intimo, “A baby’s first five minutes” : sono i primi cinque minuti di un bambino, che la reporter documenta al Mother Hospital di Port Jefferson; è un progetto che richiede un impegno di sette anni e attraverso cui compie anche un percorso personale, cercando così di superare l’aborto, un trauma che aveva rischiato di trascinarla in depressione. L’immagine di una manina di un neonato che stringe il dito di un adulto, un bambino che viene misurato a testa in giù come un pesciolino, sono immagini toccanti e ricche di significati.

Gli anni successivi Eve li dedica alle dive: la prima celebrità che aveva fotografato è Marlene Dietrich nel 1952, una divina già matura ma sempre fascinosissima, che in uno studio di registrazione canta, avvolta in una nuvola di fumo, dei motivi cari alle truppe alleate.

Del 1960 è invece una Marilyn Monroe morbida, sinuosa, nel pieno della sua bellezza, che la Arnold ritrae in diversi momenti. La complicità fra donne, la confidenza, si coglie: la Monroe viene ritratta nella sua vita da star, ma anche negli istanti più intimi e di relax, sul set (del film Gli Spostati in Nevada), in una pausa tra una ripresa e l’altra, o nella toilette dell’aeroporto di Chicago, mentre si sistema come una donna qualunque. “Non ho mai conosciuto nessuno che avesse la sua naturalezza e abilità nel servirsi sia del fotografo che della macchina fotografica” dirà la Arnold.

Le due si erano incontrate ad una festa e da lì era nata un’amicizia, durata fino alla morte prematura della diva.

Un’altra celebre attrice fotografata è Joan Crawford, che si fa riprendere perfino in desabillè mentre risponde al telefono o nelle sue sedute di bellezza di Elisabeth Arden. “Un fotografo non è una spia al servizio della società cinematografica. È come se la macchina fotografica non avesse orecchie”, dirà, non a caso, la Arnold.

Seguiranno, negli anni ’60, anche ritratti di uomini celebri: tra gli altri Richard Burton, Anthony Quinn, Clark Gable, James Brown.

È il 1968, e Eve Arnold ritorna reporter e si mette in viaggio: il velo e la condizione della donna sono argomenti centrali nei suoi reportage nel vicino e Medio Oriente. Nel 1969 insieme alla collega Lesley Blanch, su richiesta del Sunday Times, si reca in Afganistan, dove dichiarerà di aver trascorso i più bei momenti della sua vita. Qui realizzerà un progetto ispirato dalla dichiarazione dell’allora presidente tunisino Bourguiba che in quel periodo aveva invitato le donne ad “uscire da sotto il velo”.

Una volta ritornata a Londra, nel 1971, inizia allora a lavorare al suo primo documentario, “Dietro al velo” che tratterà della condizione della donna in Medio Oriente attraverso i racconti e le testimonianze raccolti ai matrimoni e negli hamman dell’Egitto e di Dubai. Il frutto di questo lavoro saranno magnifici ritratti di donne e ragazze e giovani spose. Nel 1976 esce il libro “The Un-retouched Woman“.

Nel 2001 è ancora in Afganistan per dare testimonianza delle due statue dei Buddha nella valle di Bamiyan prima che venissero distrutte dai talebani, e per altri scatti, ancora di donne. Nel 1979 è in Cina, e nel 1978 era in India, dove ritrae anche Indira Gandhi.

Una vita artistica piena, ricca. Tante anche le pubblicazioni di Eve Arnold, alcune sempre dedicate al femminile, tra queste Film Stars: Photographs of Magnum Photos (1998), Magna Brava: Magnum’s Women Photographers (1999). Dopo la sua morte, i suoi amici le dedicheranno il volume All about Eve

 

[Nella foto, Eve Arnold sul set di Becket e il suo re. Inghilterra, 1963. Foto di Robert Penn]

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